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Pediatria

Le attività all'aria aperta riducono la miopia

pubblicato il 28-10-2015
aggiornato il 06-09-2017

Secondo un ampio studio cinese anche 40 minuti al giorno fuori casa limitano i rischi di miopia nei bambini. I consigli dell'esperto: «Giocare fuori anche d’inverno»

Le attività all'aria aperta riducono la miopia

Giocare all’aria aperta fa bene, pare soprattutto alla salute degli occhi. Secondo uno studio condotto dalla Yat-sen University cinese, pubblicato sulla rivista Journal of the American Medical Association, quaranta minuti di attività creativa quotidiana, al parco, in cortile e in spazi senza frontiere murarie, sarebbero infatti in grado di ridurre sensibilmente nei bambini il rischio di sviluppare nel medio e lungo termine la miopia, condizione largamente diffusa e in crescita sia in Europa, Medio-Oriente e con una incidenza particolarmente elevata in Asia.


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LA MIOPIA

La notizia rallegrerà soprattutto i bambini che avranno una ragione in più per chiedere a mamma e papà di passare più tempo all’aria aperta, d’estate come di inverno. A beneficiare del gioco ricreativo outdoor sembrano non essere soltanto la socializzazione, lo spirito di competitività e il potenziamento corporeo, ma anche la salute degli occhi. Ad asserirlo è uno studio di un gruppo di ricercatori che hanno osservato le reazioni visive, in rapporto al moto e al tempo all’aria aperta, di circa 2 mila bambini cinesi con età media di 6 anni e poco più, alunni della scuola elementare a Guangzhou, in Cina. I ricercatori li hanno divisi in due gruppi equi, invitando il primo a praticare 40 minuti di gioco extrascolastico, anche nel week-end e soprattutto fuori da ambienti chiusi, ed il secondo a mantenere inalterate le proprie abitudini. «Il nostro studio – ha commentato il dottor Mingguang He che ne è uno degli autori - ha permesso di osservare che nei tre anni successivi all’inizio della ricerca e dell’attività ricreativa all’aperto, poco più del 30% dei bambini aveva sviluppato una miopia contro il 39% di coloro che erano sempre rimasti indoor, con una riduzione del tasso di malattia nel primo gruppo del 9%». Sebbene siano necessari ulteriori studi per attestare gli effetti dell’attività fisica in spazi aperti, a lungo termine, e/o derivanti da differenti tipi di attività motoria svolta, le premesse porterebbero a ipotizzare che l’implementazione extrascolastica dell’esercizio fisico, una strategia terapeutica totalmente gratuita, possa influenzare positivamente lo sviluppo e la progressione della miopia. Un dato tanto più significativo nei bambini piccoli già affetti da miopia che hanno maggiore probabilità di andare verso un aumento dei gradi di miopia in età adolescenziale e in forme patologiche in età adulta.

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IL PARERE DELL’ESPERTO

Ai bambini, meglio fare praticare attività fisica all’aria aperta, anche di inverno, coprendosi un po’ quando e se necessario. È anche l’opinione italiana: «Vi sono sempre maggiori evidenze scientifiche - spiega Paolo Nucci, direttore della clinica oculistica universitaria dell’ospedale San Giuseppe di Milano - che rimanere a lungo in ambienti chiusi non solo riduca la quantità di illuminazione che arriva all’occhio, influendo negativamente su alcuni meccanismi biochimici che favoriscono la salute dell’occhio, ma che stimoli i bambini a dedicarsi ad attività ricreative ravvicinate, ovvero a utilizzare computer, videogiochi e tablet anch’essi poco salutari, specie per alcune forme di patologie oculari. Prima fra tutte la miopia, che troverebbe in queste due condizioni un terreno favorevole per la progressione della problematica».


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QUESTIONE DI MINUTI

Perché lo studio stabilisce proprio quaranta minuti? La ragione sembra determinata in parte da arbitrarietà (i ricercatori cinesi hanno adottato una ‘tempistica’ già proposta da colleghi di Singapore che in precedenza si erano dedicati a studi sull’argomento) e da razionalità. «Un bambino impegnato in attività scolari - continua Nucci - non può dedicarsi al gioco pomeridiano oltre questo tempo, mentre sarebbe più logico pensare, nell’ottica di una scuola moderna, ad una attività sportiva quotidiana di circa quaranta minuti che interrompa le cinque ore di lezione, non fatta in palestra ma all’aperto (dotando quindi le scuole di ampi cortili) la quale rappresenta una ‘ricreazione’ oculare, oltre che fisica». Un obiettivo auspicato da Nucci: «Come l’Italia è stata pioniera, grazie a Sirchia, nell’avere e accettare un divieto di fumo nei locali chiusi, sarebbe utile che il prossimo Ministro della Salute o della Pubblica Istruzione prendesse in considerazione, sulla base di evidenze scientifiche, l’introduzione obbligatoria di quaranta minuti di sport quotidiano, quale efficace misura di prevenzione per il controllo della miopia, i cui tassi sono in crescita specie fra le nuove generazioni».


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