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Pediatria

Russamento e apnee notturne: così si prevengono nei piccoli

pubblicato il 17-05-2016
aggiornato il 19-10-2017

Anche il sonno dei bambini subisce gli effetti di disturbi alle vie respiratorie. Con alcuni correttivi e prevenzione si può migliorare la qualità del riposo e della vita

Russamento e apnee notturne: così si prevengono nei piccoli

Il russamento o le apnee notturne non sono solo un problema da adulti. Un riesame di oltre 57 pubblicazioni condotto dal Ministero della Salute ha attestato che anche i piccoli e i ragazzi, da 0 a 14 anni, soffrono di disturbi del sonno. «Rumoreggiano» nella notte, in modo saltuario o ricorrente, dal tre al 21 per cento dei casi, a tal punto da meritare l’epiteto di «russatori abituali» o, in misura minore, pari a circa l’1-6 per cento, i piccoli hanno un micro-arresto del respiro: vanno cioè in apnea, con conseguenti micro-risvegli inconsci nel sonno. Due problemi benigni, entrambi risolvibili con delle misure preventive o correttive, come spiegano le recenti «Linee Guida nazionali per la prevenzione ed il trattamento odontoiatrico del russamento e delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva», redatte dal Ministero. Problemi tuttavia da non trascurare o sottovalutare per le possibili ripercussioni sulla qualità della vita, il benessere generale e il rendimento scolastico di bimbi e adolescenti.

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SONNI DISTURBATI

La cattiva respirazione può influire dunque anche sulla qualità del sonno. In età pediatrica i «tormentoni» notturni sembrano essere due: il russamento e le apnee ostruttive. Antonella Polimeni, direttore del dipartimento testa collo del Policlinico Umberto I di Roma e coordinatrice del gruppo di lavoro del Ministero che ha redatto le linee guida, spiega: «Il russamento è il rumore generato dalla vibrazione dei tessuti molli dell’orofaringe al passaggio dell’aria in vie aeree ostruite o di dimensione più ridotte per altre cause. Spesso causa microrisvegli o un sonno frammentato, può avere effetti collaterali anche diurni quali irritabilità, deficit di attenzione, sonnolenza o, all’opposto, dare iperattività. L’apnea ostruttiva del sonno invece è caratterizzata da episodi di parziale o totale cessazione del flusso respiratorio per frazioni di secondi, anche più volte ricorrenti durante la notte, che possono essere responsabili dell’aumentato rischio di sviluppo di otiti, ad esempio, ma anche di cefalea mattutina, pipì a letto (enuresi), così come di un ritardo nella crescita e della diminuzione della resa scolastica a causa di maggiore stanchezza, svogliatezza e disattenzione». Conseguenze, in entrambe le problematiche, tutte comprovate da evidenze scientifiche come attestano ad esempio gli studi apparsi su Journal of Urology, Sleep e Sleep Medicine.

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COME PREVENIRE O ATTENUARE IL RUSSAMENTO

Affidarsi al pediatra di famiglia e all’odontoiatra è buona norma. Sono infatti gli specialisti a poter identificare, precocemente, i sintomi associabili a questi problemi di varia natura che affliggono le vie respiratorie, suggerendo a mamma e papà la soluzione più giusta da attuare per (ri)garantire ai giovani una qualità del sonno ottimale e salvandoli anche da brutti voti in pagella! «Le opzioni terapeutiche per controllare il russamento o le apnee notturne, fino alla definitiva scomparsa, sono diverse e anche di natura odontoiatrica - aggiunge la specialista -. A seconda dei casi, della sintomatologia e dell’intensità delle manifestazioni ci si può orientare verso un intervento chirurgico che prevede l’asportazione delle tonsille, specie se queste sono di grosse dimensioni o se le apnee sono di grado moderato-severo. Nelle forme moderate o lievi invece si può ricorrere all’uso di apparecchi ortodontici, utili ad aumentare i diametri trasversi del palato (il palato “stretto” è spesso associato a disturbi della respirazione, ndr) o all’avanzamento della mandibola». Interventi, relativamente poco invasivi, ma che possono fare la differenza sulla serenità e la salute dei piccoli, prevenendo lo sviluppo di condizioni che potrebbero incidere sul benessere da grandi, come attestano - anche in questo caso - studi internazionali, apparsi sulle colonne di Otolaryngology Head&Neck Surgery e dello European Journal of Orthodontics.


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