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Pediatria

Se i figli di genitori separati diventano pacchi postali

pubblicato il 30-07-2012

L’affidamento congiunto sta rischiando di sballottare un figlio tra padre e madre e mette a repentaglio l’evoluzione adolescenziale. I consigli della psicologa

Se i figli di genitori separati diventano pacchi postali

L’affidamento congiunto sta rischiando di sballottare  un figlio tra  padre e madre e mette a repentaglio l’evoluzione adolescenziale. I consigli della psicologa

Che triste pasticcio. I genitori separati sono ancora pieni di rancore e di dolore, ma dovrebbero essere così bravi da gestire al meglio l’affidamento condiviso dei figli, introdotto nel codice civile con la legge n.54 dell’8 febbraio 2006. I figli hanno diritto a passare del tempo con entrambi i genitori, e spesso un giudice  decide il calendario nei minimi particolari. Così i bambini diventano  «beni mobili», pacchi postali. Due giorni con la mamma, due giorni col papà, un week-end con l’uno, un week-end con l’altro, e via così per tutto l’anno, zainetto al piede.

E’ soltanto un esempio, che non dà conto degli infiniti casi che possono presentarsi. Il ragazzo, magari già adolescente, una volta vorrebbe rimanere a casa della mamma perché lì intorno gravita il gruppo di amici che fa una festa, ma il padre si dispiace: «Non vuoi stare con me. Perché non lo dici chiaramente?» Oppure il bambino è ammalato e ha la febbre, ma l’altro genitore non ci crede, e rivendica il suo diritto: «Questo week-end deve stare con me».  Oppure i figli sono più di uno, e quello più grande è costretto a seguire il fratellino, con cui non ha interessi in comune. Che fare, allora?

La psicologa dell’età evolutiva Simonetta Verdecchia ha una posizione netta: «L’affido congiunto è la soluzione migliore, nessuno lo può contestare. Ma non esiste un diritto dei genitori, esiste soltanto il diritto dei figli. La legge prevede che vadano ascoltati anche loro.»

Dottoressa Verdecchia, esiste un diritto dei figli a non essere sballottati tra padre e madre?

Non ci devono essere partiti presi.  Se un figlio desidera andare alla partita di calcio col padre, deve poterlo fare, anche se sulla carta quel «turno» era della madre. Per mia esperienza, nell’affidamento congiunto l’aspetto rilevante è non avere una casa fissa. Però come viene vissuta questa situazione dipende dall’età del figlio. Per i bambini piccoli la strutturazione dell’io è in relazione con un modo di vivere fondato sulla stabilità, ma il discorso cambia quando i figli crescono e hanno quindi una personalità più strutturata. Penso che nel corso della separazione varrebbe la pena di riconsiderare,a seconda dell’età dei figli, la divisione dei tempi tra padre e madre. 

Quindi  bisogna tornare dal giudice?

Non è necessario. Esistono, anche se messi un po’ in ombra negli ultimi anni, i consultori familiari delle Asl distrettuali. Qui si possono avere consigli da psicologi dell’età evolutiva, ed esaminare i problemi che nascono dall’affido congiunto. E decidere anche nuove modalità, nell’interesse del figlio. Indipendentemente dal fatto che l’ex coppia sia riuscita o no ad elaborare il «lutto» della separazione, bisogna far comprendere ai genitori che hanno il dovere di farsi carico della propria sofferenza, senza riversarla sui figli.

Come reagiscono i figli, alla sofferenza dei genitori?

E’ un aspetto poco noto, ma ci sono bambini e ragazzi che reagiscono in modo protettivo, prendendo partito a favore del genitore che gli appare più fragile. Questo va evitato, perché significa che da parte del figlio c’è stata una scelta guidata dal dolore.

Antonella Cremonese


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