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Insetti commestibili: cibo del futuro?

Assaggereste grilli o bachi da seta? Ecco perché dovreste provare (parola di scienziata)

Insetti commestibili: cibo del futuro?

Di Teresa Ambrosio
Editor: Alessandra Iero
Revisori Esperti: Erica Repaci, Antonella Caselli
Revisori Naive: Lorenzo Monaco, Simone Accolla

La popolazione globale sta aumentando a dismisura e l’allevamento animale e l’agricoltura intensiva su cui si basa la dieta delle popolazioni dei paesi sviluppati non sono più sostenibili. Si è spesso pensato che gli insetti possano rappresentare una buona alternativa per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione in crescente espansione. Nonostante rappresenti un mercato in espansione e il consumo alimentare di insetti sia molto diffuso in Africa, Asia e Sud America, le infrastrutture per l’allevamento di insetti e canali di distribuzione sul mercato alimentare sono praticamente inesistenti in Europa. Questo è dovuto all’opinine del consumatore che è in media negativa, anche se coloro che hanno assaggiato prodotti alimentari derivati da insetti ne ha apprezzato il sapore.

In un recente report pubblicato dalle Nazioni Unite [1] viene valutato l’impatto ambientale dell’allevamento animale. Nello specifico, per quanto riguarda il consumo di acqua, si stima che per la produzione di un chilo di carne di maiale siano necessari 3500 L di acqua, 2300 L per un chilo di carne di pollo e addirittura 43000 L per un chilo di carne di vitello [1]. In più, l’anidride carbonica emessa per produrre un chilo di carne di vitello è pari a 150 kg [1].

Si è spesso pensato che gli insetti possano rappresentare una buona alternativa per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione in crescente espansione [1]. Se si guarda ai dati relativi alle emissioni di gas serra e consumo di acqua necessari all’allevamento di insetti, ci si può fare una idea di come il loro consumo alimentare possa contribuire ad uno sviluppo sostenibile [1]. Ad esempio, l’anidride carbonica emessa per produrre un kg di proteine dai bachi da seta è di circa 15 kg, una quantità decisamente minore rispetto quella che viene emessa per produrre un kg di proteine animali [1]. Anche se non esiste, invece, un valore preciso per quanto riguarda il consumo di acqua necessaria all’allevamento di insetti, si possono stimare valori di gran lunga inferiori rispetto all’allevamento animale, considerando inoltre che alcuni insetti, come i bachi da seta, sono resistenti alla siccità.

Per quanto riguarda i valori nutrizionali, gli insetti rappresentano alimenti di tutto rispetto se comparati alle carni. Infatti, il contenuto proteico di locuste e cavallette varia dal 18 al 32%, a seconda della specie; quello dei grilli varia dall’8 al 25% e per i bachi si parla di numeri intorno al 15% [1]. Il contentuto proteico della carne di vitello è intorno al 22% e tale valore si osserva anche per alcuni alcuni pesci [1].

Nonostante questo, nei paesi occidentali l’opinione che abbiamo rispetto agli insetti è veramente negativa. Infatti vengono associati a malattie, infezioni, sporcizia e scarse condizioni igieniche. Facciamo di tutto per cacciare dalle nostre case formiche, ragni, mosche e scarafaggi. Perchè dovremmo mangiarli, averli sul nostro tavolo o nella nostra bocca?

Recentemente nell’Unione Europea è entrata in vigore la nuova procedura di autorizzazione (Reg UE 2015/2283) per le nuove sostanze alimentari (novel food) tra cui sono inclusi anche gli insetti. Come ha tuttavia specificato il Ministero della Salute italiano con la nota dell’8 gennaio 2018, al momento in Italia non è autorizzato l’impiego alimentare di nessuna specie di insetto, mentre in alcuni stati membri UE la commercializzazione è stata ammessa in regime transitorio [2].

L’intenzione di questo articolo è quella di cercare di sfatare tutti i miti e gli stereotipi sull’alimentazione a base di insetti, mettendo in luce il sempre più crescente mercato degli insetti commestibili.

  1. Il consumo alimentare di insetti e molto diffuso in Asia, in alcuni paesi dell’Africa e in sud America. In questi posti, gli insetti sono considerati cibo di e solo per ricchi. Originariamente, anche in Europa si consumavano gli insetti. Dall’Egitto, il consumo alimentare di insetti si diffuse rapidamente in Europa [3]. Le ragioni per cui questa tradizione sparì, furono lo sviluppo dell’agricoltura e successivamente l’urbanizzazione. Infatti, dall’allevamento animale non si ricavano solo le carni, ma anche pelli, latte e lana che potevano essere messe in commercio. In più, l’urbanizzazione ha visto l’abbandono degli ambienti rurali a favore di una vita cittadina dove il contatto con la natura è minimo così come l’esposizione agli insetti stessi. Proprio per questo motivo, le popolazioni asiatiche o della foresta amazzonica continuano ancora a mangiare insetti. Vivendo a contatto con la natura si nutrono di ciò che la natura offre.
  2. In paesi come la Cina o l’Indonesia, dove il mercato egli insetti è redditizio, gli insetti vengono allevati in ambienti controllati dove l’umidità e la temperatura sono monitorati costantemente. Queste condizioni minimizzano il rischio di contaminazioni e il contatto con germi e batteri responsabili di malattie. Per cui l’idea che infezioni o malattie possano essere trasmesse dall’insetto all’uomo non ha al momento evidenze scientifiche. Infatti, sebbene non sia stato fatto nessuno studio a tale proposito, si pensa che difficilmente infezioni possano essere trasmesse dagli insetti agli uomini considerando che i due genomi sono totalmente diversi. A questo proposito è bene sottolineare di evitare di mangiare insetti selvatici trovati in contesti naturali aperti quali boschi o prati. Questi infatti sono contaminati da germi e batteri naturalmente presenti nel suolo potenzialmente responsabili di infezioni e malattie.
  3. Gli insetti vengono attualmente utilizzati in larga scala per l’alimentazione di animali, come uccelli, pesci e animali domestici in generale. Tuttavia la loro commercializzazione per l’alimentazione umana è un campo praticamente inesplorato. Soltanto un numero esiguo di start-up e insectpreneurs (imprenditori di insetti) hanno messo i loro prodotti in commercio (un pacchetto di 100 g di farina di grilli costa intorno agli 8 euro su Amazon). Quindi, nonostante le prospettive economiche siano redditizie e il mercato degli insetti commestibili sia destinato ad aumentare di più del 40% prima del 2023 (in USA) secondo il Global Market Insight, questo tipo di mercato è praticamente assente in Europa, così come sono assenti le strutture che permettono la produzione di insetti destinati al consumo umano su larga scala.
  4. L’opinione dei consumatori è molto più positiva di quello che ci si aspetterebbe. Una recente ricerca condotta in Italia e pubblicata sul British Food Journal ha messo in evidenza che il 40% dei partecipanti ha un atteggiamento positivo al consumo di insetti [4]. Lo studio ha anche dimostrato come il differente atteggiamento dipenda dal livello di istruzione, dal sesso e dalla predisposizione a cibi e sapori di altre nazioni e culture. Chi ha mostrato una cattiva predisposizione è tendenzialmente chi non ha mai assaggiato o provato a mangiare insetti.

Personalmente, sono andata alla fine di luglio 2017 ad una “fiera dell’insetto”, dove ho avuto la possibilità di assaggiare cibo prodotto con insetti. Ho mangiato un involtino di salsiccia e una torta alla banana fatti con farina di grillo e di baco da seta. Ero molto scettica sul loro sapore ma, onestamente, non si sentiva alcuna differenza rispetto a cibi “normali”. I prodotti fatti con farina di grano o di grillo hanno lo stesso sapore. Quindi perchè non provare?

 

 

Bibliografia:

[1] Van Huis, H.; Van Itterbeeck, J.; Klunder, H.; Mertens, E.; Halloran, A.; Muir, G.; Edible Insects, Future prospects for food and food security, FAO, 2013.

[2] Nota del Ministero della Salute del 8 Gennaio 2018, Informativa in merito all’uso di insetti in campo alimentare con specifico riferimento all’applicabilità del Regolamento (UE) 2015/2283 sui “novel food”. [3] Diamond, J.; Guns, germs and steel: a short history of everybody for the last 13 000 years. UK, Vintage, 2005. [4] Caciatiello, C., et al. Consumer approach to insects as food: barriers and potential for consumption in Italy, British Food Journal, 2016, 118, 2271.

Autore: Teresa Ambrosio

Teresa è dottoranda al Centro di Chimica Sostenibile all’Università di Nottingham. Laureata con 110 e lode all’Università la Sapienza di Roma, attualmente la sua ricerca di basa sullo sviluppo e ottimizzazione di nuovi metodi catalitici. In particolare, la branca di ricerca di cui si occupa, catalisi biomimetica, indaga il modo in cui alcune reazioni chimiche vengono catalizzate in natura per creare nuovi catalizzatori. Infatti, la natura è il modello migliore che abbiamo per progettare nuove reazioni e processi sostenibili e che rispettino l’ambiente. Teresa è inoltre Ambasciatrice delle Industrie Chimiche in Regno Unito e Ambasciatrice per la Chimica Sostenibile per l’Università di Nottingham. Teresa ha creato un sito internet: http://www.phdtosuccess.com per dare consigli agli studenti di dottrato su come approcciarsi al meglio al mondo del lavoro. Il sito si interessa anche di problemi attuali nel mondo accademico come il disagio psicologico legato al lavoro accademico e la posizione della donna nel mondo scientifico. Teresa è attiva nel campo della comunicazione scientifica. Organizza eventi di divulgazione scientifica in collaborazione con l’Università di Nottingham e l’associazione STEM OutReach Nottingham. Gestisce un canale YouTube dove pubblica video relativi alla sua ricerca e agli elementi della tavola periodica. Per seguire Teresa e le sue attività: Linkedin, YouTube, Twitter, Instagram: Teresa Ambrosio (phd_to_success)



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