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OGM: facciamo un po' di chiarezza

Prima di emettere qualsiasi giudizio sugli OGM e sulle loro implicazioni alimentari, biologiche, sociali e politiche é necessario avere ben chiaro, a livello scientifico, di cosa si sta parlando

OGM: facciamo un po' di chiarezza

di Federico Baglioni
Editor: Mario Notari
Revisori Esperti: Elisa Chen, Massimo Sandal, Mario Notari
Revisori Naive: Federico Forneris
Vignetta AIRIcomics a cura di Carlotta Teruzzi

Gli organismi geneticamente modificati, i cosidetti OGM, sono un argomento delicato e scottante per le numerose implicazioni di carattere sociale, etico e politico che sottintendono. Inoltre, la trattazione spesso superficiale ed emotiva dei Media genera non poca confusione nell'opinione pubblica. Queste informazioni ricche di argomentazioni contraddittorie, spesso poco pertinenti o perfino errate a livello scientifico, hanno la grave conseguenza di rendere poco chiaro cosa sia un OGM, come sia stato prodotto e a che cosa serva, quali siano le sue funzioni specifiche e quanto utili (o inutili) queste possono essere per la popolazione umana.

Prima di emettere qualsiasi giudizio sugli OGM e sulle loro implicazioni alimentari, biologiche, sociali [1] e politiche [2] é necessario avere ben chiaro, a livello scientifico, di cosa si sta parlando e di come si è arrivati e perché alla costruzione di questi organismi.

La definizione corretta di OGM é "organismi non umani modificati attraverso l'ingegneria genetica", cioè quell'insieme di tecniche che permette di inserire, togliere o modificare porzioni di DNA, il materiale genetico che é presente in tutte le cellule degli organismi viventi. Non vi é quindi uno specifico riferimento alle piante, alle quali comunemente gli OGM sono associati, anzi le prime applicazioni di successo di queste tecniche sono state la produzione di molecole ed enzimi da batteri geneticamente modificati, di fondamentale importanza per la medicina e per l'industria alimentare. Si pensi all' insulina per i diabetici, una volta estratta dal pancreas dei suini, ora da decenni disponibile pura e in grande quantità grazie a batteri geneticamente modificati, oppure alla chimosina, utilizzata per la produzione casearia, un tempo estratta dallo stomaco dei vitelli ed ora prodotta da batteri geneticamente modificati. Da questi esempi si potrebbe dedurre che le difficoltà relative all'accettazione pubblica degli OGM riguardino solo il mondo vegetale, in particolare le piante alimentari, forse perchè connesse al cibo e a tutto ciò che questo comporta a livello sociale e psicologico.

Ma cosa si modifica in una pianta OGM?

La risposta é legata alla scoperta dell'agricoltura, cioè alla possibilità per l'uomo di coltivare le piante, di scegliere cioè, tra tutte le piante selvatiche, quelle commestibili per l’ uomo che meglio si erano adattate all'ambiente circostante attraverso facolta’ specifiche come la capacita’ di riprodursi più facilmente e con più successo (la capacità dei semi di disperdersi facilmente nell'ambiente circostante).

Come qualsiasi organismo vivente, le piante subiscono con una certa frequenza mutazioni, ossia modifiche del DNA, in modo totalmente casuale. Queste mutazioni sono di fatto responsabili dell'evoluzione delle specie, determinando la selezione naturale tanto cara a Charles Darwin. La maggior parte delle piante che subisce queste mutazioni genetiche muore, poiché la mutazione non é compatibile con la vita. Talvolta accade che la mutazione determini una nuova caratteristica che rende la pianta più adatta all'ambiente in cui si trova: ad esempio, la rende in grado di riprodursi con più successo rispetto alle piante "non mutate".

Con la "domesticazione" l'uomo ha scelto e favorito, tra le piante "mutate", quelle che più si prestavano all'alimentazione umana e quindi alla sua sopravvivenza, ha operato quindi nel corso dei millenni una "selezione artificiale" scegliendo piante con caratteristiche vantaggiose per sè e per la propria sopravvivenza, ma probabilmente negative per la sopravvivenza della pianta in ambiente naturale. L'uomo ha reso infatti la pianta "dipendente" da sé stesso ed é questo il motivo per cui tutte le piante coltivate, anche al giorno d'oggi, vanno curate minuziosamente perché, essendo incapaci di sopravvivere senza cure in un ambiente selvatico, sparirebbero in breve tempo sopraffatte dalle "erbacce".

Per secoli gli agricoltori per ottenere piante più robuste, prodotti più abbondanti, hanno operato incroci e selezioni arbitrarie anche tra specie di diversa provenienza geografica. Allo stesso modo si è operato nell'ambito della zoologia, senza essere consapevoli (come invece lo si è oggi) che le nuove caratteristiche sono dovute a mutazioni a livello del DNA .

 Questo concetto é importante per capire come sia privo di fondamento dire che "la natura ci fornisce tutto quello di cui abbiamo bisogno, per cui non va modificata": solo l'ingegno umano e l'uso di tecnologie sempre più avanzate hanno permesso di migliorare qualitativamente e quantitativamente i raccolti e quindi la sicurezza alimentare.

Negli ultimi due secoli sono state introdotte nuove tecniche di ingegneria genetica, come l’induzione della poliploidia, che consente, attraverso l’utilizzo di particolari sostanze, il raddoppio del corredo cromosomico, rendendo possibile la creazione di nuove specie come il triticale [3], ibrido artificiale tra la segale e il grano duro nel quale l’ aumento del corredo cromosomico ha generato ibridi fertili in grado di propagarsi.

Se alla base di queste nuove caratteristiche, poi selezionate dall’uomo, vi sono mutazioni spontanee del genoma della pianta, é allora possibile aumentare la loro frequenza per accelerarne il processo? In teoria sì, ed è questo il principio alla base della mutagenesi, tecnica di modifica del DNA che sfrutta agenti mutageni chimici o fisici per creare numerose mutazioni casuali nelle piante. Questa tecnica ha permesso di sviluppare nell’ultimo secolo tantissimi prodotti e varietà [4] che oggi consideriamo tradizionali, ma che sono senza alcun dubbio frutto dell’innovazione tecnologica e dell’ingegneria genetica. Il Creso, ad esempio, è una varietà di grano duro sviluppata a metà degli anni Settanta utilizzando proprio questa tecnica di modifica del DNA attraverso agenti mutageni e da essa ha origine buona parte della pasta che produciamo e mangiamo oggi.

In queste tecniche di miglioramento genetico delle piante, i caratteri genetici venivano modificati in maniera casuale. Solo successivamente, una volta cresciute, le piante venivano selezionate dall’uomo secondo il loro “fenotipo”, ovvero in base ai caratteri esteriori (gusto, aspetto, dimensioni del frutto), senza che si avesse alcuna conoscenza delle modifiche a livello del DNA (genotipo). Nessuna conoscenza e quindi nessuna certezza che il prodotto “creato” in questo modo fosse sicuro. Solo il metodo empirico dell'assaggio a proprio rischio e pericolo definiva gli alimenti "buoni" o "cattivi", non c'era modo, infatti, di definire a priori la sicurezza di un nuovo prodotto.

Solo negli anni Settanta si è scoperto che è possibile inserire, modificare o togliere porzioni specifiche di DNA anche da specie vegetali molto lontane tra loro e farlo in maniera precisa e sicura. Ma soprattutto è stato possibile non limitarsi a selezionare i fenotipi interessanti, frutto di mutazioni casuali del genotipo, ma modificare quest’ultimo in modo da ottenere il fenotipo desiderato, non più dunque selezione di piante per fenotipo frutto di mutazioni casuali, con tutti i rischi intrinseci, ma modifica del genotipo per ottenere il fenotipo desiderato. L'ingegneria genetica permette di inserire una di queste "parole" da un organismo all' altro in maniera piuttosto precisa. Il fatto che si possano mischiare pezzi di DNA appartenenti a specie o “regni” animali e vegetali differenti non è in realtà qualcosa di eccessivamente strano o anomalo, anzi, noi umani condividiamo gran parte dei nostri geni con organismi lontanissimi [5] e sono stati trovati porzioni di DNA che si spostano di tanto in tanto in maniera casuale lungo il nostro DNA. Non solo.... Si può dire che l’ingegneria genetica è nata proprio dalla comprensione di un fenomeno che avviene in natura: alcuni batteri, infatti, naturalmente attaccano le ferite delle piante e inseriscono pezzi del proprio DNA. Sono dei “transgeni naturali”, ossia delle porzioni di DNA come quelle che vengono inserite attraverso l'ingegneria genetica, facilmente riconoscibili come ingrossamenti tumorali sugli oleandri o sugli olivi. I ricercatori hanno quindi pensato di utilizzare batteri simili a questi come “vettori”, o meglio trasportatori, per inserire nella pianta delle porzioni di DNA di interesse agronomico.

Quindi il DNA si sposta da sempre tra diversi organismi, noi stessi conteniamo numerosi geni che provengono da altre specie e funzionano perché il modo di “leggere” e interpretare le lettere che compongono il DNA, il codice genetico, è fondamentalmente universale. Quindi non esistono “geni di fragola” o “geni di pomodoro”, né tantomeno l’inserimento di uno nell’organismo dell’altro produce fragolepomodoro [6] dall’aspetto inquietante e per quanto possa sembrare contrario al senso comune, non vi è nemmeno alcuna barriera intrinseca tra i differenti "regni" animali e vegetali.

Va comunque sottolineato che la caratteristica di un OGM non è quella di avere un DNA modificato, né di avere determinate caratteristiche qualitative, come una maggior produttività o un prodotto "più bello esteticamente", ma solo ed esclusivamente essere il prodotto di una particolare tecnica di modifica, l’ingegneria genetica appunto.

Ogni organismo vivente peraltro, come appena dimostrato, è "geneticamente modificato" dal momento che ha subito modifiche genetiche anche molto profonde: le mutazioni che hanno trasformato le piante selvatiche in coltivate sono state tante, prima forzatamente propagate dall’uomo e poi pesantemente indotte. Sarebbe quindi più corretto usare il termine "organismo ingegnerizzato": questo creerebbe minor confusione e probabilmente metterebbe in dubbio la convinzione di buona parte della popolazione che solo gli OGM abbiano i geni che sono stati modificati.

Se tutte le tecniche cosiddette tradizionali viste finora modificano il Dna, nche l'ingegneria genetica fa lo stesso, ma in maniera molto più precisa: solo una piccola porzione di Dna viene coinvolta, mentre il resto del genoma rimane invariato. L'ingegneria genetica non fa nulla di diverso rispetto alle tecniche di modifica del DNA cosiddette tradizionali o naturali, ma lo fa in modo più preciso: infatti solo una piccola parte del corredo cromosomico viene modificata in maniera mirata, precisa ed efficiente. Le possibili applicazioni sono dunque teoricamente infinite: piante resistenti a erbacce o insetti, piante con più vitamine, piante che funzionano come farmaci o vaccini a basso costo, o ancora frutti privi di allergeni e sostanze tossiche ecc.

Ma quali rischi corriamo?

La domanda corretta sarebbe “ci sono dei rischi maggiori con gli OGM rispetto alle colture tradizionali?”, questo perché ogni prodotto alimentare ha i suoi rischi, sia per una parte di popolazione (vedi allergie), sia a livello generale (molti prodotti di consumo hanno una soglia di tossicità). Non è quindi corretto parlare di rischio zero per nessun prodotto o attività, siano essi OGM o meno. La comunità scientifica comunque sul tema OGM é tutt’altro che divisa: in base agli studi effettuati negli ultimi vent’anni ha confermato, più di una volta, che gli OGM sono da considerarsi sicuri almeno quanto i prodotti tradizionali [7]. I pochi studi che hanno evidenziato “effetti catastrofici” erano in realtà studi approssimativi, parziali, enfatizzati e definiti inattendibili [8] una volta analizzati e giudicati da quella maggioranza di scienziati e istituti di ricerca che aveva il compito di validarli.

Ogni OGM commercializzato, peraltro, prevede rigidi controlli e studi per verificare la non presenza di effetti collaterali per l’uomo e per l’ambiente (come le allergie). Studi che non sono ritenuti necessari per i prodotti convenzionali.

Dire quindi che gli OGM fanno bene o fanno male in quanto categoria non ha molto senso, perché il termine si riferisce solamente alla tecnica di modifica utilizzata e non alle caratteristiche del prodotto, mentre sarebbe importante giudicare queste ultime in base agli studi effettuati, indipendentemente da come quel prodotto è stato ottenuto.

Ad esempio il "golden rice" (riso OGM con maggior contenuto di vitamina A) potrebbe venir distribuito gratuitamente a migliaia di bambini per prevenirne la cecità e il suo utilizzo sarebbe di grande aiuto. Un mais OGM resistente agli insetti, venduto da una multinazionale e coltivato nelle immense pianure americane, può essere molto utile per ridurre l’uso di erbicidi o limitare l’attacco di insetti che favoriscono la produzione , da parte di alcuni funghi, di molecole neurotossiche. Sono però due prodotti completamente diversi e dobbiamo abituarci a non metterli invece sullo stesso piano, giudicandoli a priori in modo positivo o negativo solo in quanto OGM.

Si potrebbe parlare ancora di tanti luoghi comuni sugli OGM: la presunta sterilità [9], l'incompatibilità col territorio italiano e il danno al “Made In Italy”. Tutte obiezioni che sono totalmente false, come nel primo caso, o non considerano i dati reali, come il fatto che importiamo tonnellate di OGM per produrre i prodotti tipici italiani. Molte obiezioni sollevate ad esempio riguardano il delicato tema della biodiversità [10], il limitato numero di colture OGM utilizzate nel mondo o il problema, reale o presunto, delle multinazionali [11]. Per questi temi, però, ci saranno altre occasioni di informazione, infatti questo è un testo introduttivo che vuole essenzialmente chiarire di cosa stiamo parlando quando parliamo di OGM e specificare qual è il legame tra la "nuova" ingegneria genetica e le tecnologie presenti e passate. Una volta compresi questi concetti, sarà più facile affrontare le implicazioni più complesse, senza far confusione tra aspetto scientifico e quello economico, sociale o etico. Questo per evitare di prendere decisioni superficiali che stanno facendo affondare le biotecnologie agrarie, campo di ricerca un tempo florido in Italia, e che rischiano di privarci di armi utili per affrontare le sfide del futuro.

Bibliografia

[1] D. Bressanini, L’inesistente legame tra suicidi e cotone Ogm (parte II), Blog de Il Fatto Quotidiano, 2 Ottobre 2012.

[2] D. Bressanini, Monsanto contro Schmeiser, l'agricoltore "contaminato" dagli OGM, Blog de Le Scienze, 18 Settembre 2008.

[3] D. Bressanini, Il triticale, un OGM ante litteram, Blog de Le Scienze, 04 Febbraio 2012.

[4] D. Bressanini, Radiazioni nucleari nell'orto, Blog de Le Scienze, 29 Settembre 2008.

[5] D. Bressanini, OGM tra leggende e realtà. Chi ha paura degli organismi geneticamente modificati?, Chiavi di Lettura Zanichelli, Cap. 1.

[6] D. Bressanini, L'OGM che non è mai esistito, Blog de Le Scienze, 13 Settembre 2007.

[7] EFSA Panel on Genetically Modified Organisms (GMO), Scientific Opinion on a request from the European Commission related to the emergency measure notified by Italy on genetically modified maize AON 810 according to Article 34 of Regulation (EC) No 1829/2003, EFSA Journal 2013 11(9): 3371.

[8] F. Baglioni, P.A. Morandini, L'immortalità non è un'opzione, Intersezioni 01-05-2013.

[9] D. Bressanini, Gli Ogm NON sono sterili, passando da Vandana Shiva (e Veltroni) a Nanni Moretti, Blog de Le Scienze, 12 Dicembre 2008.

[10] D. Bressanini, la Papaya OGM, Blog de Le Scienze, 7 Novembre 2007.

[11] M. Cattaneo, Gli amici delle multinazionali, Blog de Le Scienze, 13 Giugno 2012.

[12] I. Potrykus, GMO-Technology and Malnutrition - Public Sector Responsibility and Failure, Electronic Journal of Biotechnology.


AUTORE: Federico Baglioni

Federico Baglioni ha conseguito la laurea magistrale in Biotecnologie molecolari presso l'Università degli Studi di Milano e un Master in Giornalismo scientifico presso l’Università La Sapienza di Roma. Scrive per testate come Le Scienze, Wired e Today e ha fatto parte della redazione scientifica del programma televisivo RAI Nautilus. Coordinatore del movimento culturale “Italia Unita Per La Scienza”, fa animazione e guida scientifica e organizza eventi di divulgazione.



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