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Perché fa cosi male? Le basi neurologiche del dolore sociale

Il dolore sociale è un dolore psicologico, che deriva da esclusione sociale o isolamento. Le ultime ricerche in neuroscienze mostrano come dolore sociale e fisico condividano parzialmente le stesse basi neurali

Perché fa cosi male? Le basi neurologiche del dolore sociale

Di Irene Cristofori

Editor: Carola Salvi

Revisori Esperti: Antonella Borreca, Valeria Occelli

Revisori Naive: Nicola Ganci

Il dolore sociale è un dolore psicologico, che deriva da esclusione sociale o isolamento. Le ultime ricerche in neuroscienze mostrano come dolore sociale e fisico condividano parzialmente le stesse basi neurali. Questo indica come anche il dolore sociale, come quello fisico, sia funzionale alla sopravvivenza e al benessere dell’individuo. Infatti, periodi prolungati di dolore sociale hanno effetti deleteri sul nostro sistema cognitivo.

Poeti e scrittori hanno da sempre descritto le sofferenze amorose come uno dei tormenti umani più dolorosi. In effetti, l’amore può essere “doloroso”. Da una quindicina d’anni ormai, i ricercatori hanno iniziato ad esplorare questo concetto e a cercare di capire quali siano le basi neurologiche del dolore sociale.  Per dolore sociale s’intende qualsiasi tipo di dolore non fisico, derivante da esclusione sociale o isolamento, due termini che sono stati usati in maniera intercambiabile nella letteratura scientifica. Il dolore sociale può essere causato da eventi quali, il sentirsi esclusi da connessioni o attività sociali, sentirsi rifiutati, subire bullismo, la malattia o la morte della persona cara, o ancora la rottura di una relazione amorosa. A differenza del dolore sociale, il dolore fisico “è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno” (International Association for the Study of Pain – 1986). Come per il dolore fisico, il dolore sociale è un mezzo attraverso il quale l’organismo segnala un danno, in questo caso una sofferenza sociale. Essere in grado di percepire un dolore fisico o sociale serve come sistema di allarme per gli individui al fine di garantire la sopravvivenza, e il benessere fisico o sociale.

Periodi prolungati d’isolamento sociale sono molto nocivi per la salute mentale e possono avere conseguenze drammatiche per il cervello. Per esempio, recenti studi su animali hanno dimostrato che l'isolamento sociale accorcia la parte terminale dei cromosomi - considerati un importante indicatore dell’aspettativa di vita. Di conseguenza, gli animali che vivono in isolamento sociale hanno i cromosomi più corti e hanno una vita più breve [1]. Negli esseri umani, diversi studi hanno fornito prove degli effetti negativi di esclusione sociale e isolamento, che sono stati associati a depressione, malattie cardiovascolari e declino cognitivo [2,3].

Come è stato studiato il dolore sociale negli uomini?

Neuroscienziati e psicologi hanno cominciato a studiare il dolore sociale tramite il paradigma del Cyberball [2]. Questo paradigma è un gioco al computer in cui i partecipanti giocano a palla, con altri giocatori. Tuttavia gli altri giocatori sono fittizi, e le loro azioni sono programmate al computer. Dopo un periodo di gioco equilibrato, gli altri giocatori non lanciano più la palla al partecipante fino alla fine del gioco. Sebbene il Cyberball sia un semplice gioco di palla al computer e i partecipanti siano spesso adulti o adolescenti, gli effetti psicologici e neuronali di questo gioco sono sorprendenti. Basta una semplice esclusione di qualche minuto per innescare nel cervello l’attivazione di aree cerebrali normalmente attive durante il dolore fisico come l’insula anteriore, la corteccia prefrontale e la corteccia cingolata anteriore [4,5]. Queste regioni cerebrali sono coinvolte anche in un aspetto specifico del dolore fisico. In altre parole, nella valutazione psicologica del dolore. In effetti, quando si parla di dolore fisico, si hanno una serie di regioni come la corteccia somatosensoriale e l’insula posteriore, che sono coinvolte nel processare gli aspetti sensoriali del dolore, per esempio dove abbiamo percepito dolore e con quale intensità. D’altro canto altre regioni, come l’insula anteriore, la corteccia cingolata anteriore e la corteccia prefrontale, sono coinvolte nel processare gli aspetti psicologici e soggettivi del dolore, per esempio quanto questo dolore è stato difficile da sopportare per un singolo individuo [6]. Per una sintesi delle aree cerebrali implicate nel dolore fisico e sociale si veda Figura 1.

 

Figura 1 - Sintesi delle aree cerebrali implicate sia nel dolore fisico che sociale (rosa) e delle aree cerebrali implicate solo nel dolore fisico (azzurro). Le aree implicate sia nel dolore fisico che sono: la corteccia cingolata anteriore dorsale (ACC dorsale), la corteccia prefrontale ventrale laterale (PFC ventrale laterale) e l’insula anteriore. Le aree implicate esclusivamente nel dolore fisico sono: la corteccia somatosensoriale primaria (SS1), la corteccia somatosensoriale secondaria (SS2) e l’insula posteriore.

Recenti ricerche hanno evidenziato come il dolore sociale sia molto più difficile da dimenticare, rispetto al dolore fisico. Nonostante ciò, i ricercatori stanno cercando modi per intervenire al fine di ridurre il dolore sociale. Per esempio, recenti studi hanno dimostrato che un comune antidolorifico [7], in grado di ridurre il dolore fisico, e la presenza di un partner [8] sono in grado di attenuare considerevolmente lo stress in seguito all’esclusione sociale. Più recentemente, è stato mostrato come il dolore sociale possa essere modulato da una ricompensa monetaria [9]. In questo studio, i partecipanti ricevevano una ricompensa monetaria, ogni volta che non ricevevano la palla al gioco del Cyberball. I ricercatori hanno osservato che quando l’esclusione sociale era accompagnata da ricompensa monetaria, si aveva una riduzione dell’attività cerebrale nell’insula anteriore, che come abbiamo visto è una delle strutture chiavi del dolore sociale. L’evidenza scientifica che il dolore sociale può essere ridotto in regioni cerebrali come l’insula anteriore, apre nuove vie di ricerca per il trattamento del dolore sociale, in patologie come la depressione per esempio.

Soffrire di dolore sociale può contribuire a un aumento dell’aggressività e diminuzione della capacità di controllare gli impulsi. Infatti, un recente studio ha enfatizzato come individui che hanno frequenti esperienze di esclusione, comparati ad individui con relazioni stabili, hanno una qualità del sonno scarsa e un sistema immunitario meno efficace, con conseguenze sul livello di aggressività [10]. Non è raro costatare come individui che sono in grado di mettere in atto atteggiamenti molto aggressivi, ad esempio le stragi nei campus americani, siano persone con una ridotta rete sociale e che probabilmente erano esclusi dalla comunità. Il dolore sociale può alterare profondamente anche il nostro stato di salute, infatti individui che hanno recentemente perso una persona cara, hanno un notevole rischio di patologie vascolari [11].

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Figura 2 - AIRIcomics: il dolore sociale (vignetta by Carlotta Teruzzi)

Considerate tutte queste importanti implicazioni che il dolore sociale ha sul benessere fisico e psicologico degli individui, è necessario promuovere interventi che prevengano l’esclusione sociale, nelle scuole e nei contesti lavorativi. Inoltre, studi futuri dovrebbero comprendere se altre patologie possono essere associate al dolore sociale, come per esempio la sindrome post-traumatica da stress e l’ansia sociale.

Bibliografia

1. Aydinonat D, Penn DJ, Smith S, Moodley Y, Hoelzl F, Knauer F, Schwarzenberger F (2014) Social isolation shortens telomeres in African Grey parrots (Psittacus erithacus erithacus). PloS one 9 (4):e93839. doi:10.1371/journal.pone.0093839

2. Williams KD, Govan CL, Croker V, Tynan D, Cruickshank M, Lam A (2002) Investigations into differences between social- and cyberostracism. Group Dynamics: Theory, Research, and Practice 16 (1):65-77. doi: 10.1037/1089-2699.6.1.65

3. Eisenberger NI, Lieberman MD (2005) Why It Hurts to Be Left Out: The Neurocognitive Overlap Between Physical and Social Pain. In: K.D. Williams JPF, & W. hon Hippel (Eds) (ed) The social outcast: Ostracism, social exclusion, rejection, and bullying. Psychological Press, New York, NY. ISBN-13: 978-1841694245

4. Cristofori I, Moretti L, Harquel S, Posada A, Deiana G, Isnard J, Mauguiere F, Sirigu A (2013) Theta signal as the neural signature of social exclusion. Cerebral cortex 23 (10):2437-2447. doi:10.1093/cercor/bhs236

5. Eisenberger NI, Lieberman MD, Williams KD (2003) Does rejection hurt? An FMRI study of social exclusion. Science 302 (5643):290-292. doi:10.1126/science.1089134

6. Peyron R, Laurent B, Garcia-Larrea L (2000) Functional imaging of brain responses to pain. A review and meta-analysis (2000). Neurophysiologie clinique = Clinical neurophysiology 30 (5):263-288. doi:10.1016/S0987-7053(00)00227-6

7. Dewall CN, Macdonald G, Webster GD, Masten CL, Baumeister RF, Powell C, Combs D, Schurtz DR, Stillman TF, Tice DM, Eisenberger NI (2010) Acetaminophen reduces social pain: behavioral and neural evidence. Psychological science 21 (7):931-937. doi:10.1177/0956797610374741

8. Karremans JC, Heslenfeld DJ, van Dillen LF, Van Lange PA (2011) Secure attachment partners attenuate neural responses to social exclusion: an fMRI investigation. International journal of psychophysiology : official journal of the International Organization of Psychophysiology 81 (1):44-50. doi:10.1016/j.ijpsycho.2011.04.003

9. Cristofori I, Harquel S, Isnard J, Mauguiere F, Sirigu A (2015) Monetary reward suppresses anterior insula activity during social pain. Social cognitive and affective neuroscience. doi:10.1093/scan/nsv054

10. DeWall CN, Bushman BJ (2011) Social Acceptance and Rejection: The Sweet and the Bitter. Current Directions in Psychological Science

 20:256-260. doi: 10.1177/0963721411417545

11. Cacioppo JT, Hawkley LC (2009) Perceived social isolation and cognition. Trends in cognitive sciences 13 (10):447-454. doi:10.1016/j.tics.2009.06.005


AUTORE: Irene Cristofori

Irene ha conseguito un dottorato di ricerca in Neuroscienze Cognitive presso il Centre de Neurosciences Cognitives di Lione (Centre de la Recherche Scientifique e Universite’ Claude Bernard, Lyon 1). Attualmente é postdoc al Rahabilitation Institute of Chicago, centro d’eccelenza per la riabilitazione di pazienti affetti da trauma cranico e stroke, situato nel campus della Northwesten University. I suoi interessi di ricerca riguardano lo studio delle neuroscienze cognitive e sociali allo scopo di comprendere il funzionamento cerebrale e di migliorare la qualita’ della vita di pazienti con specifiche lesioni cerebrali causate-per esempio-da incidenti stradali o sportivi.



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