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Scienziati o opinionisti?

Come orientarsi nel mare dell'informazione su Covid-19 quando gli scienziati in TV non sono mai d'accordo?

Scienziati o opinionisti?

In questo periodo di Covid è nata una nuova figura: lo "Scienzista", lo scienziato opinionista, ormai personaggio dello spettacolo. Se il fine è quello di chiarire , l’obiettivo è miseramente fallito. La gente è confusa di fronte ai loro bombardamenti informativi spesso contraddittori.

C’è il professore universitario “bastian contrario”, l’immunologa che buca lo schermo, il virologo direttore sanitario, il primario infettivologo rabbioso e via. Meglio un vaccino o l'altro, meglio dosi ravvicinate o distanziate, meglio vaccinazione eterologa o no, all'aperto con mascherine o senza? Aprire o non aprire, andare a scuola o procrastinare, meglio un tampone o l'altro? Zona rossa o zona gialla?

L'uomo della strada vuole una parola sola e si chiede: "A chi devo credere?". Di fronte alle incertezze ,lo scienziato non parteggia né per una posizione, né per l’altra, sa che deve essere il tempo a confermargli una verità, che la prudenza è fondamentale, attende l’ampliamento delle casistiche, le verifiche, rifugge da facili comunicati, non cade nella tentazione di protagonismo.

Il suo silenzio non è arroganza, ma comportamento serio, attende prima di pronunciarsi, evita di dire parole inutili e non definitive, consapevole che lo sposare tesi non ancora confermate da studi più ampi, lo ridurrebbe a semplice opinionista. Meglio sarebbe stare un po’ in silenzio lontano dalle sirene dei media e dal desiderio di apparire. Per informare basterebbe un unico verbo, quello del Consiglio superiore di sanità e del Comitato tecnico scientifico ministeriale.



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