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Depressione: una guida per capirla e domarla

Come si riconosce la depressione, come si cura e cosa non si deve dire a chi ne è colpito

Depressione: una guida per capirla e domarla

di Serena Zoli

«Sono una morta che vive e ogni giorno per me è una grande sofferenza. Prima stavo bene solo di notte perché almeno riuscivo a dormire. Adesso neanche più questo. Ma che vita è se sto male sia di giorno che di notte? Sono disperata…». Comincia con questa testimonianza la presentazione di «Viaggio nella depressione», il libro a firma del professor Claudio Mencacci, psichiatra, direttore del Dipartimento Salute mentale e Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano e della giornalista Paola Scaccabarozzi. Un volume voluto da Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

«Viaggio nella depressione», come spiega il sottotitolo «Esplorarne i confini per riconoscerla e affrontarla», è una guida utile per capire se si soffre di questa penosa malattia, tanto misconosciuta e negata da molti (che non ne soffrono!). E per capire anche che non se ne può uscire da soli «sforzandosi»: non si avrebbe questa pretesa nei confronti di una polmonite o di un braccio rotto, no? Quel che Mencacci cerca di far capire fino in fondo è che si tratta di una malattia anche se i sintomi con cui si esprime non sono per lo più fisici, ma emozioni e sentimenti. Di angoscia, di incapacità, di nessuna autostima… fino a desiderare in certi casi il suicidio come unica via di uscita. «Chi vive accanto a una persona depressa fa un’enorme fatica a comprendere le ragioni di questa malattia “immateriale”», si scrive nel libro, continuando: «La depressione trasforma una famiglia, modifica in maniera sostanziale la vita di coppia e i suoi equilibri».

Che cosa si può fare per aiutare la persona sofferente? Il libro, che è anche un’utile guida su sintomi della depressione, tempi e terapie del «male oscuro», risponde con un decalogo al cui centro sta il convincere il depresso a farsi curare, impresa spesso difficile perché il malato non si ritiene malato o perché ritiene che il suo caso sia incurabile. Importanti anche gli altri consigli su come trattare la persona fino alla remissione dei sintomi, un modo di agire che contrasta, in tanti punti, rispetto a quanto verrebbe spontaneo dire e fare. Proibito dire: «sforzati».

Ma le terapie sono efficaci? Nella grande maggioranza dei casi sì, sono numerose le opzioni in mano al medico, gli antidepressivi vengono elencati in sette tipi, tra cui il più recente è multimodale, cioè indirizzato ad agire su più neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, noradrenalina, acetilcolina). Il che non significa che sia il più efficace, ma certo copre un tipo particolare di sintomi, soprattutto cognitivi.

Curare si può (e si deve), ma anche guarire per sempre? Questa è la domanda che tanti pongono al medico. Il professor Claudio Mencacci risponde: «Solo il 40 per cento guarisce. Il 30 per cento sperimenterà 2-3 ricadute nella vita (episodi ricorrenti) e i restanti 30 sviluppano una forma che tende alla cronicità». Cronicità significa per molti il bisogno di cure per tutta la vita? Anche. Questa eventualità scandalizza e spaventa molti: per tutta la vita?! Ma anche le terapie per il diabete o per la pressione alta sono per tutta la vita e c’è forse chi trova da obiettare? La differenza di percezione rispetto ai diversi farmaci viene dal pregiudizio che ancora e sempre inficia il giudizio sulla depressione e la malattia mentale in genere. D’altra parte, ovvio che per tutte le patologie ci si augura di potere staccarsi dalle cure. «Per la depressione la speranza per diminuire i casi cronici riposa oggi sugli sviluppi della farmacogenomica, che appare come il futuro per una psichiatria che mira a diventare una branca della “medicina di precisione”», spiega il professore del Fatebenefratelli. Vale a dire: a ogni malato la sua specifica terapia. Cammino su cui si è avviata a grandi passi l’oncologia.

E la prevenzione? Tra gli strumenti il volume elenca l’attività fisica (raccomandabili 5 ore alla settimana) e il giusto sonno. Oggi si tende a dormire sempre meno, specie le ultime generazione e questo porta a rompere equilibri profondi inscritti dentro di noi dalla natura. Ai saluti, il professor Claudio Mencacci sorride, tra l’ironico e il comprensivo: «Del resto, se non ci fosse un po’ di depressione, ci sarebbe meno solidarietà». L’atroce sofferenza della depressione predispone infatti a capire, poi, le difficoltà altrui. Almeno questo, è un dono.

Claudio Mencacci, Paola Scaccabarozzi

VIAGGIO NELLA DEPRESSIONE - ESPLORARNE I CONFINI PER RICONOSCERLA E AFFRONTARLA 

Franco Angeli Editore, 127 pagine, 17 euro 



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