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Quanti interessi attorno alla salute

Nella sanità sono molti gli interessi in gioco. Un libro svela come riconoscerli per ridurre i rischi

Quanti interessi attorno alla salute

Centottantanove pagine, scritte con un unico obiettivo: creare consapevolezza. Il conflitto di interessi in ambito medico esiste più o meno da quando si parla di diagnosi e terapie, se già 2.400 anni fa Ippocrate avvertì l'esigenza di un giuramento che ancora oggi viene prestato dai medici, all'alba della nuova carriera. «Conflitti di interesse e salute», il libro scritto da Nerina Dirindin, Chiara Rivoiro e Luca De Fiore, non vuole essere un saggio di denuncia, quanto piuttosto uno strumento per portare questo rischio a conoscenza di chi legge. Il bisogno è di tutti: medici, accademici, giornalisti, semplici cittadini. Il maggior numero possibile di persone dovrebbe conoscere quella che è una condizione (non un comportamento) potenzialmente in grado di inquinare la formazione e l'informazione, l'educazione alla salute e (finanche) una strategia terapeutica. Il conflitto di interessi è talmente eterogeneo da risultare di fatto inevitabile. Meglio dunque attrezzarsi, in modo da poter elaborare una personale strategia di attenuazione dei rischi.


Sulla base di un'attenta analisi della letteratura scientifica, i tre autori descrivono le strategie messe in atto dall'industria (del farmaco, alimentare, dei dispositivi sanitari) per influenzare le scelte dei professionisti della salute. E, di conseguenza, dei cittadini, «vittime» dell'ampio divario informativo che spesso li separa dai propri interlocutori. Il loro libro ha questo scopo: ridurre la forbice tra chi muove le leve e chi ne subisce l'azione, partendo dalla convinzione che un approccio orientato all'educazione e alla prevenzione sia più efficace rispetto a quello repressivo. Il problema, più che il conflitto di interesse in quanto tale, è la scarsa percezione dei rischi che può determinare. «Se non ci attrezziamo per conoscere e capire, la fiducia delle persone verso la medicina e le istituzioni sanitarie è destinata a venire progressivamente meno», è il pensiero conclusivo degli autori, convinti che l'alfabetizzazione debba riguarda i clinici, oltre che i pazienti


Il conflitto di interesse può concretizzarsi a tutti i livelli: nella ricerca scientifica, in ambito accademico, nell'aggiornamento dei medici, nell'informazione e nella comunicazione scientifica. Gli «anticorpi», dunque, sono necessari a tutti i livelli. Arricchendo il testo di una serie di esempi tratti dalle cronache degli ultimi anni, gli autori riflettono sull'opportunità di poter comunque mantenere la barra dritta, a fronte di rapporti inevitabili con l'industria. Ma se manca l'etica, oltre che l'informazione, ci si può imbattere anche in professionisti in grado di compromettersi per ritorni insignificanti. 

 

CONFLITTI DI INTERESSE E SALUTE

Nerina Dirindin, Chiara Rivoiro e Luca De Fiore

Il Mulino, 189 pagine, 19 euro

 

Fabio Di Todaro



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