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Se la sperimentazione animale serve...agli animali

In laboratorio si mettono a punto anche i farmaci utilizzati nella medicina veterinaria. Molte malattie infettive sono già un ricordo, mentre la nuova sfida si gioca contro obesità, diabete e tumori

Se la sperimentazione animale serve...agli animali

Cosa hanno in comune il tetano, la salmonella e la rabbia? A parte l'essere malattie infettive, apparentemente nulla. In realtà, si tratta di tre esempi, pur esistendone molti altri, di malattie che colpiscono sia l'uomo che gli animali. Quando mio malgrado mi trovo a dover leggere i commenti di persone che si dichiarano contro la sperimentazione animale, mi rendo conto di come la stragrande maggioranza di esse crede che questo insieme di pratiche serva solo a sviluppare farmaci per l'uomo. Il fatto che con molte probabilità chi si muove su queste opinioni abbia una scarsa conoscenza dell'argomento non è una novità, ne abbiamo già parlato in un altro post.

Nella realtà, la sperimentazione animale si usa per moltissime applicazioni e gli studi tossicologici per lo sviluppo di nuovi farmaci sono solo una minima percentuale di esse (il 5% circa). In moltissimi studi gli animali vengono utilizzati per creare modelli di malattie, come abbiamo già visto, o per studiare funzioni fisiologiche di base. Esiste poi tutta una serie di studi che, attraverso gli animali, si propongono di trovare cure per le loro malattie. Eh già, perché in pochi ci pensano, ma la medicina veterinaria non è, come spesso erroneamente si considera, un semplice banco di prova per la medicina umana, ma una vera e propria scienza a sé stante, con le sue regole e i suoi obiettivi. In questa ottica, la medicina umana e la medicina veterinaria sono ormai considerate prive di divisioni e confini, e si è arrivati al punto di creare, negli Stati Uniti, la "One Health Initiative", una piattaforma multidisciplinare che si propone di studiare la maniera migliore per integrare queste due branche della medicina, migliorando l'interazione tra le facoltà universitarie di medicina e di medicina veterinaria, promuovendo la ricerca sia nel campo delle malattie infettive che possono diffondersi dall'animale all'uomo (e viceversa) sia nel campo delle malattie che, pur non essendo infettive, possono colpire entrambi: come l'obesità, il cancro, il diabete o vari tipi di malattie autoimmuni.

Negli Stati Uniti sono specialisti nell'approccio multidisciplinare a un problema, soprattutto quando si parla di scienza. Nella loro filosofia la maniera migliore per raggiungere un obiettivo è attaccarlo da più punti contemporaneamente, e per questo “One Health Initiative” riunisce scienziati che provengono da percorsi abbastanza diversi, ma tutti impegnati a risolvere il medesimo problema. Chiunque abbia un animale domestico a casa ha dovuto, con buona probabilità, far ricorso ai consigli di un veterinario almeno una volta nella vita della propria mascotte. I dati e le statistiche riguardanti gli animali domestici in Europa li potete trovare nel sito della FEDIAF. Ecco cosa salta all'occhio: 72 milioni di europei hanno in casa un totale di 271 milioni di animali domestici, dei quali il 60% circa sono cani e gatti (30% ciascuno, a occhio e croce) e, considerando anche altri piccoli mammiferi come conigli, porcellini d'india e ratti, si arriva al 71% del totale. Il resto sono uccelli (19%), pesci  (5%) e rettili (2%).

Tutti questi animali hanno bisogno di farmaci, vaccini, antibiotici, come anche dello sviluppo di competenze tecniche da parte dei veterinari per quello che riguarda interventi chirurgici e manipolazioni. Tutte queste cure vanno sviluppate con l'ausilio della ricerca scientifica, applicata alla medicina veterinaria. Stiamo parlando di "appena" 271 milioni di animali domestici ma non dimentichiamo che un numero maggiore di animali è impiegato quotidianamente nell'industria: bovini, ovini, suini, pollame, pesci e altre categorie minori vengono quotidianamente allevati in tutto il mondo per la produzione di carne, uova, latte e altri generi alimentari, per l'industria tessile e numerose altre applicazioni industriali. Anche questi animali si ammalano, anche questi animali hanno bisogno di un veterinario che possa dar loro la giusta assistenza, in questo caso guidata da un principio morale ma anche da una necessità economica. Per le statistiche di produzione della carne, se davvero possono interessarvi, rimando al sito della Fao ma non credo che servano ulteriori argomentazioni per capire che la medicina veterinaria è fondamentale per la vita degli esseri umani ogni giorno.

Per la vicinanza evolutiva tra Homo Sapiens Sapiens (noi) e il resto della classe Mammalia (i mammiferi animali), la quasi totalità dei farmaci destinati a uso umano viene sviluppata in organismi modello mammiferi. La spiegazione è banale: noi e gli altri mammiferi animali possiamo, in molti casi, ammalarci delle stesse malattie. Analogamente, se dobbiamo sviluppare un vaccino per evitare infezioni alle vie respiratorie dei maiali, l'idea migliore è proprio svilupparlo usando i maiali come animali da sperimentazione. Il processo segue le stesse regole dei farmaci destinati a uso umano e si prefigge gli stessi obiettivi: garantire che il prodotto sia il più possibile sicuro, sia per chi lo amministra che per chi lo riceve, uomo o animale che sia. Essendo uguali gli obiettivi, anche la strada per raggiungerli non cambia. Si inizia per una fase di studio in cellule e simulazioni computerizzate prima di arrivare alla sperimentazione animale, la quale, e per le stesse ragioni che per la medicina umana, è imprescindibile anche nella medicina veterinaria: lo studio nell'animale (come già detto, possibilmente lo stesso o il più simile possibile all'animale a cui il farmaco è destinato) serve a studiare la malattia, modellizzarla, studiare la tossicità del potenziale farmaco.

I risultati raggiunti in questo senso sono sorprendenti solo per chi nutre ancora scetticismi nei confronti della sperimentazione con animali. Dopo aver sviluppato vaccini per controllare, per citarne alcune, epatite infettiva, peste bovina, leptospirosi, leucemia felina, infezioni da parvovirus; dopo aver sviluppato trattamenti per rabbia, carbonchio, tubercolosi, diversi tipi di cancro (come il melanoma nei cani), asma (nei gatti); dopo aver sviluppato trattamenti contro i parassiti, soprattutto vermi intestinali, e infezioni batteriche che colpiscono diverse specie di bovini (negli allevamenti), cani e gatti (in casa) causandone polmoniti, malattie della pelle, e quant'altro; dopo aver evitato, come accadeva in passato, che una percentuale di circa il 10% dei vitelli morisse, in allevamento, per cause naturali; dopo aver sviluppato tecniche di trapianto di reni (nei gatti) e trasfusioni di sangue (in moltissime specie) e ci si sta finalmente avvicinando a studiare da vicino malattie come obesità, cancro e diabete. Ecco: dopo tutto questo troverete ancora qualcuno che vi dirà che la sperimentazione animale è inutile e fa del male agli animali.

 



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