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I macachi e la ricerca sotto scorta in Italia

Lo scarso peso del Ministero della Salute e la miopia animalista. A farne le spese Marco Tamietto

I macachi e la ricerca sotto scorta in Italia

L’ultimo aggiornamento riguarda una nuova manifestazione, indetta dal gruppo estremista anti-sperimentazione Fronte Animalista e prevista per sabato 14 settembre per chiedere «libertà» per i macachi, «con le buone o con le cattive». Ora, non è del tutto chiaro a cosa ci si riferisca con quest’ultima espressione - soprattutto le «cattive» mi incuriosiscono non poco - ma questo è il punto ultimo, per ora, di una vicenda che va avanti ormai da mesi. Forse è il caso di raccontarla nei suoi vari capitoli.

Tutto inizia nel 2018, quando le Università di Parma e Torino decidono di collaborare per un progetto chiamato «LIGHTUP – Turning the cortically blind brain to see» mirato a scoprire cure per pazienti rimasti ciechi dopo una lesione al cervello. Il progetto prevede, tra le altre cose, una ricerca dei meccanismi alla base di queste cecità in animali, nello specifico macachi. Oltre venti tra ricercatori e medici sono coinvolti in questo progetto e la fase di sperimentazione animale viene guidata dal neuroscienziato Marco Tamietto a Torino. Come spesso abbiamo accennato su questo blog, per poter lavorare con animali, le procedure non sono affatto semplici. Bisogna infatti presentare un procedimento specifico («Meccanismi anatomo-fisiologici soggiacenti il recupero della consapevolezza visiva nella scimmia con cecità corticale») in cui il responsabile, Tamietto in questo caso, spiega ogni singolo aspetto della procedura. Questo documento raccoglie tutto ciò di cui si ha bisogno per autorizzare, o meno, una procedura con animali. Questo documento è il libretto di istruzioni del procedimento che verrà poi eseguito e non va affatto preso alla leggera. Ogni aspetto della procedura è redatto in maniera precisissima. Se si scrive che servono dieci animali bisogna spiegare perché non meno di dieci e bisogna essere molto convincenti, apportando dati statistici e bibliografia. Va da sé che non si potrà superare il limite di dieci animali. Se si scrive che verrà somministrata una dose di 100 mg/kg di un certo farmaco analgesico, dovrà essere effettivamente somministrata quella quantità di quel farmaco, senza alcuna possibilità di deroga.

I comitati etici si occupano controllare dettagliatamente sia questo procedimento sia la sua applicazione pratica. Ciliegina sulla torta: quasi mai un procedimento passa per un solo comitato etico ma spesso ne affronta più di uno, ognuno dei quali con le sua lunga e dettagliata trafila di analisi e i suoi controlli. Nel caso del procedimento di Tamietto, il procedimento ha superato il vaglio del comitato etico dell’Unione Europea, dell’European Research Council, dell’Università di Torino e dell’Università di Parma. E, per concludere, del Ministero della Salute. Cinque diversi organi di controllo che, indipendentemente l’uno dall’altro, hanno autorizzato l’esperimento. 


Tutto ok, quindi? Ovviamente no. Noi in Italia abbiamo la Lega Anti Vivisezione (LAV), la quale a giugno lancia una petizione online immediatamente rimbalzata, senza alcun contraddittorio e in maniera totalmente distorta, anche da testate nazionali come Tg2 e Corriere della Sera. L’aspetto tragicomico di tutto questo è sentire la LAV lamentarsi della poca copertura mediatica, ma questo è un altro discorso. La petizione, che evito di linkare per non fare pubblicità inutile, è stracolma di inesattezze e appelli sensazionalistici e viene smontata punto per punto dalla stessa Università di Torino dopo pochi giorni. Per questa ragione non farò io il «fact-checking» e potrò dedicarmi a raccontare il prosieguo della storia.

Com’è facile immaginare, la LAV, coadiuvata da altre associazioni antiscientifiche minori, inizia a raccogliere firme utilizzando foto false e fuori contesto, appelli sballati («i macachi resteranno ciechi») e la situazione inizia a gonfiarsi. Vengono convocati i primi sit-in a cui partecipa la solita decina di persone, iniziano ad essere interpellati personaggi più o meno noti ma non certo per la specifica competenza in materia per rafforzare le tesi antiscientifiche della LAV, come Mirta Baiamonte, embriologa, quindi «espertissima» di neuroscienze. Il cerchio inizia a stringersi attorno a Tamietto, il quale riceve la ormai consueta e tristemente nota valanga di insulti e minacce. Tutto questo tam-tam è forse alla base di una ispezione a sorpresa che Tamietto riceve, e supera senza problemi, nel proprio laboratorio. È giusto farne menzione, per tutte le volte che LAV e compagnia cantante cercano di far passare gli stabulari come macelli senza controllo, pieni di sadici personaggi che si divertono a torturare animali per sfogo personale in stile Hostel di Eli Roth.

Niente, pare che nulla possa fermare la LAV, che fa leva sulle 130.000 firme (ora quasi 400.000) per chiedere al Ministro Grillo di bloccare la sperimentazione, dato che «l’Università di Torino approva e sostiene la vivisezione». Forse alla LAV sono convinti che le decisioni scientifiche si prendano, democraticamente, in base alla quantità di persone a favore, senza considerare ovviamente la preparazione di queste persone. Per citare Roberto Burioni, purtroppo per la LAV e per fortuna per il mondo civile, «la scienza non è democratica». Giulia Grillo prende tempo, glissa. Non condanna la petizione, forse perché c’è una discreta fetta del suo bacino elettorale che condivide queste posizioni antiscientifiche. Ma ovviamente non blocca la sperimentazione. Si limita a un generico «Voglio vederci chiaro». Ora, lasciando da parte la facile ironia sulla scelta delle parole riguardo un procedimento sulla cecità, esattamente cos’altro voleva vederci chiaro l'ex ministro dopo che cinque comitati etici, incluso quello del suo stesso Ministero, avevano già dato via libera? Mistero. Insomma, la butta nella solita caciara del «vedremo, miglioreremo, faremo», ma senza specificare esattamente i dettagli. Convoca un tavolo tecnico coi soliti esperti che scopriranno l’acqua calda: la sperimentazione con animali è necessaria. Punto. C’è una direttiva europea, che in Italia abbiamo recepito tardi e male rimettendoci anche soldi pubblici, ci sono comitati etici e comitati scientifici che stabiliscono quando è utile fare un esperimento e quando no. 

Intanto META Cuneo, altra associazione antisperimentazione, posta la foto di Tamietto con scritte denigratorie. Iniziano ad arrivare le prime minacce serie e, per fortuna, le prime difese a Tamietto da parte di gruppi e associazioni a favore della scienza. Open è una delle poche testate ad analizzare lucidamente la situazione e lanciare l’allarme di caccia all’uomo nei confronti di Tamietto, ma il primo abisso di follia viene raggiunto a fine giugno, quando lo scienziato viene intercettato, pedinato e minacciato da una fazione di esaltati del gruppo Fronte Animalista, i quali paiono essere davvero convinti che presentarsi con cartelli pieni di insulti sia il modo ideale per «intavolare un discorso». Le minacce non si placano, appaiono scritte sui muri dell’Università di Parma, opportunamente festeggiate da Fronte Animalista. Spunta una pagina Facebook chiamata VEGAB, ora introvabile, che si trastulla imbrattando foto di Tamietto, chiamandolo «Dr. Frankenstein», promettendogli «una overdose di piombo» e chiedendo di «bruciare le Università» come soluzione finale del problema, prima di passare alla proposta di «sterminare tutti i vivisettori» (tutti, così si risolve il problema alla radice, ecco!). Il 6 luglio, per manifestare contro il progetto LIGHTUP, si svolge a Parma una manifestazione con qualche centinaio di attivisti: in realtà ne mancava uno, rimasto a casa a curarsi il mal di schiena con Voltaren e Fastum, farmaci approvati dopo una sperimentazione su animali. L’Università di Torino pubblica un nuovo comunicato per denunciare le falsità della campagna LAV, ma è del tutto inutile. E anzi, quando le cose non sembrano poter andare peggio, accade qualcosa di inspiegabile. La LAV riesce a mettere le mani sulla documentazione del procedimento depositata nel Ministero presieduto da Giulia Grillo, documentazione contenente dati sensibili di Tamietto e di tutti i ricercatori coinvolti nel progetto, ora esposti alla gogna mediatica del web. Il caso arriva all’estero e viene denunciato dalla più autorevole rivista scientifica internazionale, Science (ennesima, pessima figura del nostro Paese). La LAV si vanta di aver preso visione di una documentazione a cui non avrebbe diritto di accesso e afferma di aver avuto tutte le conferme dell’inutilità dell’esperimento dopo aver visionato i documenti, senza però poterli pubblicare e rendendo quindi queste dichiarazioni prive di fonti. Ma il punto più basso di questa folle storia è stato raggiunto il 23 agosto, quando Tamietto ha ricevuto una busta con un proiettile e minacce: scatta automaticamente la scorta.

L’esperimento coi macachi inizierà ad ottobre e durerà cinque anni. Intanto, una nuova manifestazione si terrà il 14 settembre e alcune domande restano aperte. Com’è possibile che, nel 2019, si debba girare scortati a spese dei contribuenti per fare di mestiere lo scienziato e dedicarsi a salvare vite (non solo) umane? Chi ha passato quei documenti alla LAV? Cosa serve, oltre a cinque autorizzazioni di altrettanti comitati etici, per poter svolgere un esperimento in tranquillità, in Italia?



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