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Glossario

Leucemia linfatica cronica

Leucemia linfatica cronica

 

CHE COS’È

La leucemia linfatica (o linfocitica) cronica è una malattia neoplastica caratterizzata dall’accumulo di piccoli linfociti B maturi (le cellule che producono gli anticorpi) nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfoidi periferici (linfonodi e milza). È definita cronica perché ha quasi sempre un decorso molto lento, spesso senza sintomi  o con pochi disturbi per il paziente, che può continuare a svolgere una vita normale per molti anni, senza terapia. Nella leucemia linfatica cronica i linfociti, pur essendo apparentemente normali, non sono non in grado di debellare le infezioni e di difendere l'organismo come dovrebbero. Per questa ragione crescono in maniera eccessiva e finiscono per rigonfiare i tessuti in cui si accumulano.  La leucemia linfatica cronica può presentarsi in quattro differenti stadi, dalla cui individuazione dipende la scelta della strategia terapeutica. Nello stadio 0 si osserva un aumento del numero di linfociti nel sangue, senza alcun sintomo. Nello stadio 1 si osserva un primo aumento delle dimensioni dei linfonodi, della milza e del fegato. Identico, ma più accentuato, si presenta il quadro riferibile allo stadio 2, mentre lo stadio 3 è caratterizzato anche una riduzione dei globuli rossi (anemia). Nello stadio 4 la leucemia linfatica cronica si presenta con un forte aumento dei linfociti nel sangue, una riduzione dei globuli rossi e delle piastrine, con conseguenti problemi di coagulazione.

 

DIAGNOSI

Molto spesso al momento della diagnosi i pazienti non avvertono alcun disturbo dovuto alla leucemia. Questo spiega come mai, sempre più spesso, la malattie viene scoperta casualmente. L’indicazione è quella di recarsi dal medico di famiglia se si nota che i linfonodi, la milza o il fegato appaiono ingrossati o se si è vittima di una stanchezza persistente e si osserva un evidente calo del peso corporeo. Nelle fasi più avanzate possono comparire anche la febbre, infezioni ricorrenti ed emorragie cutanee e mucose. La prima indicazione che giunge dallo specialista è quella di effettuare delle analisi del sangue, con un emocromo completo. In caso di risultati alterati, possono essere richiesti altri accertamenti, tra cui la biopsia del midollo osseo.

 

FATTORI DI RISCHIO

Si sa poco di quali siano gli agenti o i comportamenti in grado di provocare l’insorgenza della malattia. La leucemia linfatica cronica non sembra condividere con altri tumori del sangue un aumento del rischio correlato all’esposizione alle radiazioni ionizzanti per terapia, motivi professionali o accidentali. La malattia potrebbe essere provocata dall’esposizione a fattori ambientali in grado di modificare il genoma di un individuo, ma gli stessi non sono stati ancora riconosciuti. Pur non trattandosi di una malattia genetica, si osserva una certa familiarità: i parenti di primo grado dei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica fanno registrare un’incidenza più alta della malattia rispetto alla normale popolazione.
 

 

COME SI CURA

La scelta della terapia (contro la leucemia linfatica cronica non si ricorre quasi mai alla chirurgia e alla radioterapia) dipende dalla dallo stadio del tumore, dall'età e dalle condizioni generali del paziente. La strategia terapeutica delle leucemie può comprendere più terapie in combinazione o in sequenza, al fine di ottenere una migliore qualità di vita e la guarigione.

Sorveglianza attiva

Trattandosi di una malattia a crescita lenta, la leucemia linfatica cronica potrebbe non richiedere un trattamento immediato, una volta completata la diagnosi. In alcuni casi si può scegliere di attendere il decorso della malattia, monitorandola con controlli periodici ed evitando il ricorso alle terapie.

Chemioterapia

Prevede la somministrazione di uno o più farmaci somministrati per bocca o per via endovenosa. I farmaci chemioterapici possono anche essere somministrati per mezzo di un catetere inserito attraverso due vertebre lombari. Negli ultimi anni la chemioterapia è stata abbinata con un successo anche ad alcuni anticorpi monoclonali, in grado di riconoscere determinate proteine (recettori) presenti sulla superficie di alcune cellule tumorali e stimolare il sistema immunitario dell'organismo ad aggredire le cellule neoplastiche. L'anticorpo monoclonale utilizzato per il trattamento della leucemia linfatica cronica è il rituximab.

Il trapianto di cellule staminali

La scoperta della presenza nel midollo osseo delle ormai note cellule staminali, in grado di dare origine a un nuovo midollo, ha dato un enorme contributo alla cura della leucemia linfatica cronica. Questo, nelle persone che non rispondono alla chemioterapia, si può fare tramite il trapianto di cellule staminali prelevate da un donatore esterno (trapianto allogenico). In questo caso si rimuove il clone cellulare malato e lo si sostituisce con uno sano. In questo modo si ottiene la remissione della malattia.

 

QUANTO È DIFFUSO

Stando ai dati riportati nel volume "I numeri del cancro in Italia", redatto dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e dall'Associazione Italiana Registro Tumori (Airtum), sono poco meno di tremila i nuovi casi annui di malattia nel nostro Paese. La leucemia linfatica cronica è la più comune nei Paesi occidentali ed è tipica della terza età. Viene diagnosticata generalmente in età media o avanzata (età mediana alla diagnosi: 65-70 anni). Solo il 15% dei pazienti ha un'età inferiore a cinquant’anni.

Consulenza: Sergio Siragusa, responsabile dell'unità di ematologia al policlinico Giaccone e professore ordinario di ematologia all'Università degli Studi di Palermo

NOTA BENE: le informazioni in questa pagina non possono sostituire il parere e le spiegazioni del tuo medico


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