Dal lato dell’impresa è ormai acclarato che la comunità imprenditoriale globale non si limita più ad affrontare solo la sfera finanziaria ed economica, ma supera questi confini includendo sempre di più le problematiche ambientali, sociali e di governance.

Finanza sostenibile: un’opportunità per il rilancio, se non ora quando?

di Francesco Perrini
Professore Ordinario di “Economia e Gestione delle Imprese” nel Dipartimento di Management e Tecnologia e delegato dal Rettore alla Presidenza del Sustainability Committee dell’Università Bocconi. Professore di “Finanza Aziendale e Immobiliare” alla SDA Bocconi School of Management, dove è direttore del Sustainability Lab.

 

Negli ultimi anni, il Global Risks Report, pubblicato ogni anno dal World Economic Forum, ha messo in evidenza la crescente predominanza dei rischi di natura ambientale. Nell’ultimo decennio, la comunità imprenditoriale internazionale ha percepito in modo sempre crescente la gravità dell’impatto negativo dei rischi ambientali e sociali sulle proprie attività. Le imprese ora si trovano ad affrontare oltre ai tradizionali rischi economici e finanziari anche i rischi ambientali, sociali e di governance, denominati ESG (Environmental, Social and Governance). Oggi sono comparsi nuovi rischi: disastri naturali e condizioni meteorologiche estreme, epidemie virali, volatilità dei prezzi e improvvisi shock della domanda sfociati in una crisi epocale. La crisi attuale richiede soluzioni innovative per contrastare inquinamento, distruzione delle risorse naturali, cambiamento climatico e deterioramento dei paesaggi urbani e rurali, iniquità, conflitti sociali, ecc.

Tra le tante cose che servono oggi è indispensabile ripensare l’impresa secondo un nuovo modello di fare impresa sostenibile.

Infatti, il dibattito sugli “scopi finali” dell’impresa è ritornato, non da ora, al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Non più tardi dell’agosto 2019 si analizzava, ad esempio, la dichiarazione della Business Roundtable – così si chiama il think tank dei 181 più importanti CEO nordamericani fondato nel 1972 dagli allora amministratori delegati di Alcoa e General Electric e che raccoglie le firme di personalità come Jeff Bezos di Amazon, Tim Cook di Apple, Mary Barra di General Motors e Doug McMillon di Walmart - secondo la quale, accanto al profitto per gli azionisti, le imprese devono perseguire “altri” interessi, come quelli di dipendenti, fornitori, consumatori. In una parola avere un purpose sostenibile per tutti gli stakeholder: l’ambiente e il benessere dei lavoratori devono venire prima del profitto! Riflessioni, peraltro, già di Adriano Olivetti negli anni cinquanta del secolo scorso (per fare solo un esempio di casa nostra), ma comunque oggi esclamiamo finalmente!

Però, da qui per rispondere a tali nuove istanze quali cambiamento climatico, giustizia sociale, riduzione della povertà, ecc. è necessario lo sviluppo di nuove eccellenze manageriali in grado di coniugare la crescita aziendale appunto con le preoccupazioni sociali e ambientali, integrando la sostenibilità nelle logiche di governance e nei processi di innovazione, nei business model e nelle filiere, favorendo lo sviluppo di imprese eccellenti sostenibili. La richiamata necessità di ripensare le modalità di fare impresa in maniera sostenibile trova riscontro nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, cioè il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile - Sustainable Development Goals (SDGs) - in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030.

I SDGs individuano la necessità di traguardare modalità socialmente responsabili di produrre e consumare, compatibili con la ricerca di un giusto profitto ma anche con la coesione sociale e il rispetto dell’ambiente.

Dal canto suo, Larry Fink, Ceo di BlackRock, afferma, da tempo, che una società non può ottenere profitti a lungo termine senza perseguire uno “scopo” e senza considerare le esigenze di una vasta gamma di stakeholder. Infatti, dal lato degli investitori, l'impegno di diversi fondi di investimento (tra cui BlackRock, State Street, e molti altri) di integrare le proprie strategie di investimento con i fattori di valutazione ESG è una chiara prova del cambiamento del profilo dei rischi delle imprese. Inoltre, la crescita degli investimenti socialmente responsabili (SRI) dimostra la trasformazione che sta vivendo l'economia globale: secondo l’ultimo report pubblicato nel 2019 dalla Global Sustainable Investment Alliance (GSIA), a livello globale nel 2018 gli investimenti ESG ammontavano a circa 31 trilioni di USD, in crescita del 34% rispetto alle rilevazioni condotte nel biennio precedente. Le ulteriori stime aggiornate al 2020 – che non sono ancora ufficiali - ne evidenziano una nuova forte crescita.

Analogamente, per esempio, il mercato delle obbligazioni verdi (Green Bond) ha acquisito sempre maggiore rilevanza e ha registrato un significativo aumento dei volumi di emissione negli ultimi cinque anni, passando dagli 11,3 miliardi di USD nel 2013 ai 258,9 miliardi di USD nel 2019. Anche Mediobanca – dopo le principali utilities italiane – ha appena lanciano la prima emissione obbligazionaria Green, destinata a investitori istituzionali, per un ammontare nominale pari a 500 milioni di Euro. L’anno scorso invece ENEL aveva addirittura lanciato il primo General purpose SDG linked bond sul mercato europeo, destinato a investitori istituzionali, per un totale di 2,5 miliardi di euro: si tratta di uno strumento di raccolta di debito finanziario legata al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs). Tali emissioni ricevono richieste dal mondo finanziario pari a circa 4 volte, il che significa ancora una volta che i capitali cercano la sostenibilità.

In aggiunta, alcuni dei maggiori investitori istituzionali a livello globale (fondi pensione e assicurazioni), supportati da UNEP-FI (United Nations Environment Programme Finance Initiative) e aderenti ai Principles for Responsible Investment – PRI si sono impegnati a trasformare i loro portafogli di investimento, con l’obiettivo di raggiungere emissioni nette di gas a effetto serra pari a zero entro il 2050, in linea con un aumento massimo della temperatura di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. L'Alleanza rappresenta oltre 2.400 miliardi di dollari di asset under management.

Allineare finanza e sostenibilità è una condizione necessaria per affrontare le sfide sociali e ambientali che l'umanità è chiamata a fronteggiare.

Il mondo della finanza ha, da tempo, elaborato strumenti (rating, indici, KPI, …) e iniziative suscettibili di integrare alcune considerazioni di natura ambientale, sociale e di corretta gestione d’impresa, nelle decisioni e valutazioni di investimento ESG, come detto. La crescita della finanza sostenibile è, tuttavia, ancora limitata forse da una generale mancanza di conoscenza di cosa sono gli investimenti sostenibili e dei benefici che questi possono apportare, sotto molteplici punti di vista, sia al mondo della finanza, che delle imprese. Una maggiore conoscenza dell’argomento può, dunque, aiutare non solo all’affermazione di pratiche sostenibili nel comparto finanziario, ma anche supportare la transizione verso modelli di produzione, consumo e investimento maggiormente compatibili con il raggiungimento dei SDGs dell’Agenda ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile, prima ricordati.

Peraltro verso, l’attenzione alla finanza sostenibile da parte dei leader di istituzioni, imprese e operatori finanziari è dunque enormemente cresciuta negli ultimi anni, a testimonianza del peso che queste tematiche hanno assunto ai più alti livelli decisionali aziendali e di governo. Valori, convinzioni personali e visione, comprensione delle dinamiche globali, capacità di coinvolgere tutta l’organizzazione e gli stakeholder non bastano però per introdurre un cambiamento radicale nei modelli economici. La possibilità di cogliere appieno le opportunità legate alla sostenibilità in termini di uscita dalla triplice crisi ambientale, sanitaria ed economica in corso è collegata alla capacità di sviluppare sinergie sulla sostenibilità tra istituzioni, imprese e operatori finanziari. Una sfida estremamente complessa e che richiede coraggio, perseveranza e pensiero originale, ma anche una risposta politica “integrata” alla crisi attuale. Certamente è il tempo da parte delle imprese e degli operatori finanziari di una reale e tangibile responsabilità sociale/sostenibilità.

A livello di istituzioni, invece, tantissimo si è detto sui finanziamenti nazionali e dell'UE che servono sicuramente per gestire la transizione graduale dalla attuale crisi. Ma è anche necessario pianificare strategicamente ora la ripresa, fase in cui l'economia dovrà accelerare e tornare su un percorso di sviluppo sostenibile. Ciò include anche velocizzare la doppia transizione verso una società più sostenibile e più digitale. Molte abitudini stanno cambiando –più smart working e meno viaggi o eventi di massa per fare degli esempi – o cambieranno come la modificazione delle abitudini digitali, che portano, da un lato, a usare di più gli strumenti digitali, e dall’altro a usarli meglio (una sorta di “digital detox” che va all’essenziale o al benessere). In ogni caso la digitalizzazione è un mezzo e non il fine. La Sustainability (e in parte il digital detox) saranno le tendenze da seguire alla riapertura definitiva e di uscita dalla crisi sanitaria.

Allora cosa fare per accelerare la ripresa e rimettersi sul percorso della crescita?

Accelerare gli investimenti nel 5G e nella rete fissa già pianificati, anticipare gli investimenti ambientali previsti, per esempio, dalla svolta Green europea del 2019 con l’insediamento della Presidenza di Ursula von der Leyen, concentrando il flusso dei finanziamenti disponibili a livello nazionale e comunitario su una sorta di Green New Deal nei prossimi anni. Nell’ambito del Green New Deal questi finanziamenti dovranno riguardare il benessere dei cittadini, la prosperità della società, la competitività dell’economia, l’ambiente, l’efficienza energetica, la sicurezza. E dovrebbe prevedere un incremento degli investimenti aggregati, da parte della Ue, pari a circa 250-300 miliardi di euro annui. A ciò si devono aggiungere i mezzi finanziari pubblici e gli incentivi fiscali per la promozione di consistenti iniziative private, allo scopo di rendere la Ue in grado di reggere con successo le sfide con le principali potenze mondiali, gli investimenti complessivi da destinare alle innovazioni e alla digitalizzazione, alla industria e alle infrastrutture, nonché alla ricerca e sviluppo. Poi, e sono altrettanto importanti, i fondi derivanti dall’utilizzo - il prima possibile - del NEXT GENERATION EU (“Supporting the green transition to a climate-neutral economy via funds from Next Generation EU”), lo strumento per la ripresa: per uscire dalla situazione di instabilità e insicurezza, è fondamentale puntare in modo ancora più forte sulla sostenibilità, sulla sussidiarietà e sulla responsabilità individuale e collettiva. Gli investimenti totali saranno di più di 1.000 miliardi di euro nei prossimi anni in quanto gli Stati potranno aggiungere a questo denaro i contributi provenienti dal fondo sociale europeo Plus, dal fondo europeo di sviluppo regionale e da eventuali risorse nazionali. Le imprese devono essere aiutate, ma allo stesso tempo devono aiutare il Paese a riprendersi in questo frangente inaspettato e cruciale.

In conclusione, la sostenibilità d’impresa è passata dall’essere una questione prevalentemente etica e volontaristica o di risposta alle pressioni esterne a un tema strategico. Questo approccio strategico alla sostenibilità significa innovazione per la competitività ed ha solo connessioni con le attività di compliance (es certificazioni ecc) mentre può essere strategica anche per la filantropia (es liberalità, supporto alla ricerca scientifica ecc.). Grazie alla finanza sostenibile deve innescarsi un nuovo circolo virtuoso della sostenibilità tra istituzioni governative, finanza, imprese e cittadini. La grande sfida per il rilancio dell’economia sostenibile è il successo della finanza sostenibile sia pubblica che privata. Se non ora quando?

  

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