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Alimentazione

Dieta vegana nei bambini: meglio rimandare la scelta

pubblicato il 26-06-2017
aggiornato il 11-09-2017

Troppo rischiosi i possibili deficit nutrizionali nei primi sei anni di vita. Nessun problema invece per la dieta vegetariana

Dieta vegana nei bambini: meglio rimandare la scelta

Vegetariani sì. Vegani (sarebbe) meglio di no. I bambini, almeno nei primi sei anni della loro vita, non dovrebbero mai fare a meno dei derivati di origine animale. Affrontare la fase di crescita senza la carne, ed eventualmente il pesce, è possibile: purché sotto stretto controllo medico. Ma rinunciando finanche a latte, uova e burro si corre il rischio di «provocare effetti devastanti sulla salute dei bambini»: parola degli esperti del Vecchio Continente, riunitisi nelle scorse settimane a Praga per il congresso della Società europea, di nutrizione, epatologia e gastroenterologia pediatrica (Espghan).

BAMBINI VEGANI PIU' PICCOLI E MAGRI

Pur senza presentare alcun nuovo studio, i ricercatori hanno fatto una sintesi delle evidenze presenti in letteratura sul tema dell’adozione di una dieta vegana da parte dei bambini. Gli oltre mille specialisti accorsi si sono ritro

vati d’accordo su un punto: l’adozione di una dieta vegana (a maggior ragione se seguita senza controllo medico) espone il piccolo consumatore a una carenza diffusa di nutrienti. Nello specifico: vitamina B12, calcio, zinco e proteine nobili (quelle in grado di apportare tutti gli amminoacidi essenziali). Deficit che espongono i bambini a problemi di salute mica di poco conto: si va dallo sviluppo di un apparato scheletrico a bassa densità al rischio di disordini neurologici irreversibili. Conclusione comune a molti studi è quella che vede «i bambini vegani più magri e più piccoli rispetto ai coetanei onnivori o comunque vegetariani», è il pensiero di Mary Fewtrell, docente di nutrizione pediatrica all’University College di Londra e presidente del Comitato che la società scientifica ha dedicato alla nutrizione.

DIETA VEGETARIANA E VEGANA: QUALI I POSSIBILI BENEFICI?

MENO PROBLEMI CON LA DIETA VEGETARIANA

La lacuna più rilevante rischia di essere quella della vitamina B12: essenziale per la creazione del Dna che deve essere contenuto nelle nuove cellule, oltre che per un regolare sviluppo del sistema nervoso centrale e delle cellule del sangue. «È difficile garantire una dieta vegana sana ed equilibrata a un bambino - prosegue la specialista -. In linea teorica, sarebbe opportuno rimandare questa scelta di qualche anno. Ma se proprio i genitori non ammettessero l’introduzione nella dieta di carne, pesce e altri derivati di origine animale, è necessario rivolgersi a uno specialista per avere un supporto nutrizionale. Il discorso riguarda anche le donne che allattano: se vegane pure loro, i figli possono sviluppare un deficit di vitamina B12 anche se i valori misurati nella mamma rientrano in un intervallo di normalità». Minori sono invece le conseguenze per chi opta per il vegetarianesimo,  con tutte le varianti annesse (latto-vegetarianesimo, ovo-vegetarianesimo, latto-ovo vegetarianesimo e pesco-vegetarianesimo). Risultati a lungo termine non ce ne sono. Ma a differenza di chi esclude la carne, il pesce, il latte, le uova e i formaggi, anche nei piccoli vegetariani si osservano un miglioramento del profilo lipidico, dello stato antiossidante e un maggiore introito di fibre alimentari. Tendenze che si traducono in una ridotta incidenza del sovrappeso e dell’obesità: indipendentemente dall’età della persona che segue la dieta vegetariana.

LE BEVANDE VEGETALI NON SONO UN VALIDO SOSTITUTO (PER IL CALCIO)

L’uso di integratori nei bambini che seguono la dieta vegana è inevitabile, per far fronte ai deficit di micronutrienti. Mentre secondo l'Espghan i cosiddetti latti di origine vegetale - riso, mandorla, soia - non sono analoghi nutrizionali del latte. La questione riguarda soprattutto l’apporto di calcio, cruciale per garantire un normale sviluppo dell’apparato scheletrico e prevenire il rachitismo, condizione riscontrata con maggiore frequenza nei bambini vegani. Dunque al di sotto dei sei anni un bambino deve per forza bere il latte vaccino? «Non necessariamente - chiosa Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e ricercatrice della Fondazione Umberto Veronesi -. Le bevande vegetali sono quasi sempre addizionate, oltre che in calcio, nelle vitamine B12 e D. Detto ciò è comunque necessario rendere più varia la dieta di un bimbo che non consuma latte vaccino: attraverso il consumo di verdure a foglia verde e di acque medio-minerali».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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Commenti (2)

Elena Dogliotti 04-08-2017
Gentile dottore, per fare chiarezza sulla nostra posizione possiamo dire che: - la Fondazione Umberto Veronesi ribadisce sempre l’importanza di un’alimentazione ben bilanciata in tutte le fasi della vita - la Fondazione Umberto Veronesi sottolinea che la malnutrizione può riguardare qualsiasi stile alimentare dall’onnivoro al vegano e che può riguardare sia l’eccesso che il difetto di determinati nutrienti - la Fondazione Umberto Veronesi riporta in varie occasioni quali siano le linee guida per una sana alimentazione per onnivori sottolineando quali sono gli alimenti (vegetali) il cui consumo nelle appropriate quantità è correlato con un minor rischio di alcune malattie croniche. Ma va anche detto che non è ancora stato dimostrato scientificamente che una dieta vegana o vegetariana equilibrate apportino maggiori benefici alla salute rispetto a una dieta onnivora sempre equilibrata che dia ampio spazio agli alimenti vegetali. Ciò che è stato è che le diete vegetariane (sia la latto-ovo che la vegana) possono essere adeguate se ben bilanciate in qualsiasi fase della vita - la Fondazione Umberto Veronesi ritiene in ogni caso che vi siano situazioni maggiormente delicate come l’infanzia e gli anziani in cui gli individui necessitano di ancora maggiore attenzione rispetto agli adulti e in cui la malnutrizione calorico proteica è una problematica da scongiurare ancor più che la malnutrizione per eccesso perché maggiormente correlata con la mortalità e con conseguenze sullo sviluppo. Per questo motivo, pur riconoscendo che la dieta vegana può essere seguita anche dai bambini se ben bilanciata, si vuole evitare che tale scelta venga fatta con leggerezza, limitandosi alla semplice esclusione dei prodotti animali. - Per quanto riguarda l’integrazione di B12 ci riferiamo alle linee guida della Società Italiana di Nutrizione Umana, in cui viene evidenziato che i livelli di carenza preclinica di B12 sono più frequenti nei soggetti vegani rispetto ai vegetariani, per cui nel primo caso è sempre indicata una supplementazione mentre nel caso dei vegetariani, l’utilizzo di alimenti fortificati potrebbe essere sufficiente per un apporto adeguato di questa vitamina. Cordiali saluti, Elena Dogliotti (biologa nutrizionista e ricercatrice della Fondazione Umberto Veronesi)
Mario Berveglieri04-08-2017
Sono un pediatra di base di Ferrara. Scrivo sia a titolo personale sia a nome di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Nell’articolo si sostiene che le diete vegane sono troppo rischiose per i possibili deficit nutrizionali nei primi sei anni di vita e che invece non vi sono problemi per la dieta vegetariana (da intendere, immagino, come dieta latto-ovo-vegetariana). Si tratta di un parere scientifico che già nel recente passato era stato espresso, perfino con maggior forza, dallo stesso professor Umberto Veronesi a cui avevo indirizzato alcuni rilievi critici motivati senza peraltro ricevere alcun riscontro. A mio modesto avviso l’articolo, affrontando il tema delle diete latto-ovo-vegetariane e vegane, propone un equivoco molto comune: quello di non chiarire in modo adeguato le caratteristiche della dieta di cui si sta effettivamente parlando. In pratica: si sta parlando di diete correttamente pianificate, e quindi salutari, o si sta parlando di diete non ben pianificate, e quindi non salutari? Perché qualsiasi dieta (sia essa latto-ovo-vegetariana sia vegana sia onnivora) può essere ben pianificata oppure condotta in modo non salutare. Quando una dieta vegana è ben pianificata? Quando è basata sul consumo quotidiano di un’ampia varietà di cibi appartenenti ai seguenti gruppi alimentari (verdura, frutta, cereali integrali, legumi e derivati, semi oleaginosi, frutta secca e olio extravergine di oliva) e quand'è integrata correttamente con vitamina B12, vitamina D (come per tutti i bambini, anche quelli onnivori) e, in alcuni stadi ed età della vita, con acido docosaesanoico (un omega 3). Una dieta con queste caratteristiche non costituisce alcun rischio per la salute come attestano le posizioni ultra decennali che riconoscono le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegane (!), salutari, fonte di ulteriori benefici in termini di salute e idonee per tutti gli stadi e età della vita (compresi gravidanza, allattamento e svezzamento!) oltreché, nelle ultime posizioni, anche vantaggiose per l’ambiente (un aspetto non secondario in pediatria). Inoltre parlare di diete vegane e latto-ovo-vegetariane come diete distinte è certamente utile sotto il profilo descrittivo, ma, almeno in parte, fornisce l’immagine di diete significativamente diverse. Ma davvero stanno così le cose? In realtà entrambe, se sono ben pianificate, sono basate sulla presenza giornaliera degli gruppi alimentari sopra ricordati e per entrambe sono previste le stesse integrazioni. L’unica modesta differenza è che nelle diete latto-ovo-vegetariane i legumi sono sostituiti (con ridotta frequenza!) da alimenti di origine animale indiretta (uova o latticini). Se si parla di dieta ben pianificata è quindi evidente che le differenze fra questi schemi alimentari sono davvero modeste, limitate ad pochissime porzioni settimanali di alcuni cibi proteici: davvero questo basta per classificare le diete vegane rischiose al contrario di quelle latto-ovo-vegetariane? Ove la dieta vegana non fosse ben pianificata non ci sarebbero dubbi: essa potrebbe costituire un possibile problema per la salute. Ma del pari anche una dieta latto-ovo-vegetariana non ben pianificata (per esempio perché prevede il consumo giornaliero di latticini) e del tutto analogamente anche una dieta onnivora non ben pianificata (per esempio perché prevede il consumo di carni giornaliero) potrebbero costituire un problema per la salute. Non per questo però dichiariamo genericamente che le diete latto-ovo-vegetariane o le diete onnivore sono rischiose nei primi sei anni: ci limitiamo a invitare a seguire queste diete in modo ben pianificato. Analogamente, sempre a mio parere, occorrerebbe fare con le diete vegane: sarebbe sufficiente raccomandare l'adozione di diete ben pianificate. I rischi della carenza di vitamina B12 propri delle diete totalmente o quasi totalmente vegetali sono acuti, potenzialmente gravissimi, ma anche facilmente prevenibili. Ma gli episodi carenziali, più o meno gravi, si verificano solo perché nei riguardi delle diete vegetariane, e ancor più delle diete vegane, ci sono posizioni, da parte dei medici, non basate sull’evidenza scientifica, ma su pregiudizi, una situazione che ha condotto molti colleghi a sconsigliare le diete vegane compromettendo, nella pratica, l’assistenza professionale alle persone vegane. Questa situazione è paradossale e causa il verificarsi di episodi di carenza di B12 nei bambini, facilmente evitabili. Invece i “casi mediatici” che hanno fatto tanto scalpore sui giornali in riferimento a bambini vegani, in realtà non riguardavano affatto bambini o famiglie vegane, ma scelte irresponsabili dei genitori non vegani e spesso nemmeno vegetariani. Credo che la questione vada affrontata in modo pragmatico, come ha recentemente fatto Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV che, senza clamore e con molta serietà, ha costituito una rete coordinata e preparata di professionisti - la Rete Famiglia Veg https://www.famigliaveg.it - che offrono adeguata consulenza alle famiglie vegetariane (siano esse latto-ovo-vegetariane oppure vegane). Grazie alla preparazione dei professionisti può risultare così meno “…difficile garantire una dieta vegana sana ed equilibrata a un bambino”. A mio personale e modesto parere, continuare a dichiarare genericamente che le diete vegane sono da evitare in età pediatrica, oltre a costituire un atteggiamento in disaccordo con l’evidenza scientifica (ancorché “condiviso da oltre 1000 specialisti”) è anche un fattore di grande e inutile confusione. Un’ultima nota sulle ricerche auxologiche: come probabilmente ben sapete gli studi sulla crescita dei bambini vegetariani sono ancora troppo limitati, forse per la complessità e i costi e i risultati non sono affatto univoci (molti, non ricordati nell’articolo, documentano vantaggi per le diete vegetariane o l’assenza di differenze significative), una situazione che rende del tutto auspicabili ulteriori studi di popolazione. In conclusione auspicherei una risposta chiara alle seguenti domande: - la vostra dichiarazione sulle diete vegane è riferita alle sole diete vegane non ben pianificate oppure, in contrasto con le posizioni dell’American Academy of Pediatrics e dell’Associazione Nazionale Dietisti, anche alle diete vegane ben pianificate? - Premesso che, per quanto a mia conoscenza, tutte le diete vegetariane (latto-ovo-vegetariane e vegane) richiedano, se ben pianificate, la supplementazione con vitamina B12 (oltre che di vitamina D, che va integrata per tutti i bambini, anche quelli onnivori e, in certe età e stadi della vita, di acido docosaesanoico) e tenuto conto che nell'articolo si paventa il rischio da carenza di vitamina B12, ritenete che la dieta latto-ovo-vegetariana ben pianificata non richieda questo tipo di supplementazione?

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