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Alimentazione

Grassi saturi, altro che assoluzione: chi ne assume troppi mette il cuore a rischio

Una ricerca conferma un maggior impatto delle malattie cardiovascolari nei forti consumatori di carni rosse, formaggi e prodotti trasformati

I nutrizionisti lo ripetono ogni qual volta possibile: a fare la differenza è la qualità complessiva della dieta, non il consumo di un singolo alimento. Detto ciò, con alcuni di questi è meglio però non esagerare: carni rosse, formaggi, burro, lardo e prodotti da forno realizzati con l’olio di palma. Un uso smisurato è infatti considerato un fattore di rischio per il cuore e i vasi. Colpa dei grassi saturi, che se assunti in eccesso rappresentano un’insidia per la circolazione sanguigna e dunque per i due organi che regolano la vita: il cervello e il cuore.


I GRASSI SATURI OSTRUISCONO LE ARTERIE

Nonostante il tentativo di riabilitazione condotto negli ultimi mesi, la capacità dei grassi saturi di sporcare i vasi e le arterie, fino a determinarne l’ostruzione, rimane rilevante. Al punto da caldeggiarne un introito quanto più possibile limitato. L’ultima conferma è giunta da uno studio pubblicato sul British Medical Journal, condotto dai ricercatori del dipartimento di sanità pubblica dell’Università di Harvard. Il primo ad aver valutato, in una corte di quasi centoventimila pazienti, l’effetto combinato determinato da un elevato consumo di quattro acidi grassi saturi: il laurico (12 atomi di carbonio), il miristico (14), lo stearico (16) e il palmitico (18). Risultato, dopo un follow-up durato 18 anni: un rischio sensibilmente più alto (18 per cento) di andar incontro a un problema cardiovascolare, di cui l’infarto del miocardio rappresenta la maggiore insidia. La ricerca ha anche svelato come una minima sostituzione dei grassi saturi con quelli polinsaturi, contenuti in cereali, legumi e frutta, determini invece una riduzione del rischio inferiore all’aumento (6-8 per cento), ma comunque significativa. Le maggiori insidie sono risultate connesse all’eccessivo introito di acido palmitico, molecola che costituisce quasi il 40 per cento dell’apporto lipidico dell’olio di palma, presente pure nelle carni rosse e nei formaggi.

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