Alimentazione

Questa la dieta che salva il cuore

pubblicato il 07-06-2013
aggiornato il 29-03-2019

Alimenti a basso contenuto calorico e di sale, cotture semplici e naturali. Niente fumo e attività fisica moderata anche dopo un evento cardiaco. Questi i consigli degli esperti per pervenire le malattie cardiovascolari

Questa la dieta che salva il cuore

L’Italia rischia di detenere un triste primato: quello del più alto indice di malattie cardiovascolari che, rappresentano la principale causa di morte con il 45% di tutti i decessi.

Sono le ultime stime diffuse dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, suffragate anche dal Progetto Cuore, condotto dall’Epidemiologia e prevenzione delle malattie cardiovascolari dell’Istituto Superiore di Sanità, che attesta un rischio globale medio assoluto di eventi cardiovascolare.

Ma una attenzione alla dieta e agli stili di vita può contribuire ad allontanare questa evenienza.

CAUSE

Non è solo questione di predisposizione. Età, sesso maschile e familiarità sono solo una parte di fattori (quella non modificabile) che possono influenzare l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, prime fra tutte l’infarto del miocardio, l’angina pectoris o l’ictus. Spesso però, dicono gli esperti, il cuore che fa le bizze è anche responsabilità personale: lipertensione arteriosa e il diabete mellito trascurati, i trigliceridi alti, il rapporto fra colesterolo ‘cattivo’ (LDL) e colesterolo 'buono' (HDL), e il fumo – che sono i peggiori nemici del cuore – dipendono anche da uno stile di vita scorretto e sregolato. Invece nelle malattie cardiovascolari, corrette abitudini alimentari e comportamentali rappresentano il caposaldo della prevenzione secondaria, che non solo previene l’evento cardiovascolare ma anche aiuta a tenere sotto controllo la probabilità di una seconda manifestazione importante.

ALIMENTAZIONE

Non c’è una dieta ad hoc in caso di convalescenza da malattia cardiaca, ma esistono invece delle buone regole alimentari, da mettere in pratica con regolarità e costanza, che aiutano a proteggere o a controllare il rischio di malattia. Specie per chi è reduce da una patologia cardiaca, gli esperti raccomandano di impostare una dieta che assicuri un corretto apporto di grassi, proteine, carboidrati e che elimini soprattutto le bevande alcoliche.

Per mantenere il cuore in salute è bene:

  • In caso di sovrappeso e/o obesità (circonferenza addominale superiore a 88 cm per le donne e 102 per gli uomini) impostare con il medico curante o con uno specialista nutrizionista una dieta a basso contenuto calorico.
  • Ridurre il consumo di sale. Questo significa fare attenzione non aggiungere sale alle pietanze (o limitarsi ad impiegarne al massimo 3-5 gr al giorno) già cotte e a quello già presente all’interno dei prodotti industriali, ma anche a tutte quelle sostanze che dietro altri nomi – glutammato di sodio (ingrediente principale dei dadi da brodo), benzoato di sodio (presente nelle salse, nei condimenti e nelle margarine), citrato di sodio (esaltante di sapore dei dolci, gelatine e bevande) - mascherano un ulteriore contenuto di sodio (sale).
  • Consumare con parsimonia pane e prodotti da forno (biscotti, crackers, merendine, cornetti e cereali da prima colazione) che sono una fonte importante di sale quotidianamente presente sulla tavola.
  • Evitare alimenti conservati sotto sale o sott’olio, precotti o preconfezionati e salse (come la maionese).
  • Abolire (o limitare al massimo) le bevande zuccherate, gli alcolici e superalcolici.
  • Prediligere condimenti semplici, come sughi di pomodoro o alle verdure per la pasta, e brodo vegetale per risotti, pasta o riso.
  • Preferire cotture al vapore, ai ferri, alla griglia e al cartoccio per carni e pesci; a lesso, al vapore o al forno per le verdure. Evitare in ogni modo le fritture.
  • Se si è in terapia con anticoagulanti potrebbe esservi consigliato di prestare attenzione agli alimenti ricchi di vitamina K (broccolo, cavolo, verza, crauti, cavolfiore, lattuga, insalate, cavolini di Bruxelles, soia, maionese, fegato bovino, tè verde, lenticchie, spinaci, prezzemolo). Questo perchè la vitamina K svolge una blanda azione anticoagulante che si potrebbe sommare a quella dei farmaci. In ogni caso è fortemente consigliato, prima di ridurre o eliminare degli alimenti dalla dieta, consultare il medico curante.

FREQUENZE SETTIMANALI DI ALCUNI ALIMENTI

Non solo qualità del cibo, ma anche quantità corrette: è la seconda regola per nutrire correttamente il cuore.

Ecco i consigli degli esperti:

  • Ridurre gli insaccati e carni lavorate (mortadella, salame, salsicce, wurstel, prosciutti, bresaola...) a non più di 1 volta alla settimana. 
  • Se si mangia carne, privilegiare le carni bianche (pollo, tacchino, coniglio) e limitare quelle rosse ad 1-2 porzioni da 100 g a settimana.
  • Incrementare il consumo di pesce a 3-4 volte la settimana, con preferenza di pesce azzurro ad alto contenuto di acidi grassi Omega3 che inibiscono l’aggregazione piastrinica.
  • prestare attenzione al consumo di uova, che in generale per una persona sana non dovrebbe superare le 4 uova a settimana (comprese quelle presenti in alimenti preparati)
  • Preferire i grassi di origine vegetale, quali l’olio extra vergine di oliva, evitando il più possibile quelli animali (burro, lardo, strutto, panna).
  • Scegliere latte e yogurt scremati o parzialmente scremati.

STILE DI VITA

Accanto alle regole di buona alimentazione, non va trascurato un corretto stile di vita che prevede:

  • attività fisica, da definire con il medico curate e/o lo specialista, facendo particolare attenzione a un programma graduale nelle 3-6 settimane successive alla dimissione dopo un episodio cardiaco, e alla presenza di concomitanti patologie. Resta fondamentale camminare almeno mezz'ora al giorno a passo moderato.
  • Eliminare il fumo.


Consulenza: Prof. Alessandro Capucci, Professore Ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare, Università Politecnica delle Marche, Ancona

AGGIORNAMENTO
Questo articolo è stato aggiornato il 29 marzo 2019 nei seguenti punti: 
- colesterolo LDL e HDL come fattori di rischio
- ruolo della vitamina K nella dieta di chi è in terapia anticoagulante
- frequenza dei consumi di carni lavorate e insaccati, di uova
- frequenza attività fisica


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