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Alimentazione

Sale in cucina: massimo 5 grammi, meglio se iodato

Non consumare più di 5 grammi di sale al giorno per evitare ipertensione, eventi cardiovascolari e danni renali. Consigli pratici per ridurne il consumo

Quanto sale mangi ogni giorno? Se stai pensando “giusto un pizzico”, potrebbe non essere la risposta corretta. Il cloruro di sodio –il sale che si usa in cucina– si nasconde in moltissimi alimenti trasformati che, senza rendercene conto, possono mettere a rischio la nostra salute. In occasione della Settimana Mondiale per la riduzione del consumo di sale, scopriamo come ridurre i danni provocati dal consumo eccessivo di questo ingrediente, così radicato nella nostra dieta ma, in realtà, superfluo.

SALE: DOVE SI TROVA?

Il sale contenuto naturalmente negli alimenti che assumiamo rappresenta una quota mediamente molto bassa, che non supera il grammo al giorno, vale a dire circa un quinto del limite a oggi consigliato per l’adulto (5 grammi). Tuttavia, è del tutto sufficiente per il benessere del nostro organismo. Frutta e verdura in particolare contengono pochissimo sodio, mentre la quota è leggermente più alta nei prodotti di origine animale, in particolare quelli ittici: molluschi, cozze e vongole sono tra i pochissimi alimenti ricchi di sale. Il sale si nasconde in tutti gli alimenti trasformati su base industriale e artigianale. «Le principali fonti di sodio – illustra il professor Pasquale Strazzullo, presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) –, sono sicuramente il pane, e con esso tutti i vari prodotti da forno, formaggi, salumi, condimenti e alimenti conservati sotto sale. Pensiamo, ad esempio, a prodotti come tonno, sgombro, salmone o ancora pistacchi, arachidi e lupini. In natura contengono pochissimo sodio, ma quando vengono inscatolati e conservati in varia maniera viene aggiunta una notevolissima quantità di sale; prodotti molto salutari al naturale, dunque, diventano un problema per la nostra salute».

I DANNI DEL TROPPO SALE

Un consumo eccessivo di sale può determinare un aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di insorgenza di malattie cardio-cerebrovascolari e non solo. «Parliamo di ictus cerebrale, infarto del miocardio, scompenso cardiaco e insufficienza renale. Altri effetti conseguenti all'abuso di sale sono rappresentati dal rischio di calcolosi renale e aumentato rischio di tumore allo stomaco», spiega Pasquale Strazzullo. «Infine, dato che l'eccesso di assunzione di sale comporta una maggiore perdita urinaria di calcio, anche il metabolismo dell'osso ne soffrirà, con maggiore tendenza all'osteoporosi».

QUANTO CONSUMARNE?

La prima delle cinque raccomandazioni fornite dall’OMS in occasione della Settimana Mondiale per la riduzione del consumo di sale, rappresenta l’invito a non assumere più di 5 grammi di sale al giorno, vale a dire circa 2 grammi di sodio. Per persone con problemi cardiovascolari e renali, e per gli anziani, il consumo di sale deve essere ridotto ulteriormente. I bambini dovrebbero assumere meno di 2 grammi di sale al giorno: l’aumento di pressione arteriosa, responsabile dei principali effetti negativi derivati da un consumo eccessivo di sale, infatti, conduce alla perdita di elasticità delle arterie, causandone irrigidimento, fin dalla tenera età. L'attuale consumo giornaliero di sale nei paesi europei varia tra 8 g e 19 g, ben al di sopra di questa raccomandazione. In Italia il consumo di sale nella popolazione adulta è in media circa doppio rispetto alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e maggiore nelle regioni del Sud (11 grammi al giorno), rispetto a quelle settentrionali e centrali. Inoltre, il consumo è più alto in persone che svolgono lavori manuali rispetto a coloro che sono impegnati in ruoli amministrativi e manageriali. Lo stesso vale anche per il grado di istruzione: gli italiani in possesso della licenza elementare consumano più sale rispetto ai diplomati e ai laureati.

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