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Alimentazione

Troppi grassi non fanno bene ai denti

pubblicato il 19-12-2012

I lipidi, secondo una ricerca francese, modificano la flora batterica intestinale che, a sua volta, aumenta il rischio di parodontite

Troppi grassi non fanno bene ai denti

I lipidi, secondo una ricerca francese, modificano la flora batterica intestinale che, a sua volta, aumenta il rischio di parodontite

Mangiare grasso aumenta il rischio di parodontite, cioè un’infezione  che infiamma i tessuti gengivali, con sanguinamenti e ascessi, e a lungo andare determina una perdita d’attacco dei denti rispetto all’alveolo, fino a scalzarli. Lavarsi i denti non serve, il fenomeno è interno. Ricercatori francesi dell’Inserm hanno scoperto che il meccanismo responsabile sarebbe la modificazione della flora batterica intestinale, che favorisce la comparsa di batteri pro-infiammatori, che sono implicati anche nel diabete.

FAVORISCE ANCHE IL DIABETE - Ecco perché diabete e parodontite sono spesso associati. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno sottoposto dei topi a una dieta ricca di grassi, e hanno trovato che questo regime aveva selezionato batteri patogeni, come il Fusobacterium nucleatum e la Prevotella intermedia, che generano un’infiammazione locale a livello dei denti. Gli stessi batteri sono stati identificati come fattori coinvolti nella comparsa del diabete di tipo 2.

Nell’approfondire i lavori, i ricercatori si sono accorti che l’infiammazione locale generata dai batteri a livello dei denti, o a livello dell’intestino nel caso del diabete, è in parte controllata dagli estrogeni. Il che fa pensare che «gli ormoni regolino probabilmente il sistema immunitario locale», hanno detto. E’ un concetto che apre la strada a tutto un campo di esplorazioni. Dice il dottor Remy Burcelin, coautore dello studio insieme con il dottor Vincent Blasco: «I nostri lavori confermano l’importanza della composizione della flora batterica nella regolazione del sistema immunitario nel corso dell’apparizione di malattie metaboliche. Per prevenire questi rischi, è necessario preservare una flora estremamente diversificata, che sia  a livello della pelle, della bocca o dell’intestino. Più questa flora batterica è varia, più l’immunomodulazione è ben indirizzata, più essa è efficace contro l’infiammazione e le malattie ad essa associate. Come riuscirci? Con un’alimentazione molto diversificata, un uso moderato degli antibiotici e una ragionevole igiene».

Antonella Cremonese


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