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Coronavirus: ecco perché non dobbiamo sottovalutarlo

pubblicato il 24-02-2020
aggiornato il 26-02-2020

Il coronavirus è differente dall'influenza. Per mancanza di vaccino e assenza di immunità nella popolazione occorre ridurre i contagi. Ecco il perché delle misure restrittive

Coronavirus: ecco perché non dobbiamo sottovalutarlo

Coronavirus: 325 casi in Italia ma un numero in costante aggiornamento. Per contenere i contagi LombardiaVeneto e Piemonte hanno messo in atto misure restrittive che variano dall'impossibilità di entrare ed uscire dalla "zona rossa" dei focolai alla chiusura delle scuole e l'annullamento di diverse attività come il carnevale di Venezia. Misure contenitive tutt'altro che esagerate che hanno un unico obiettivo: contenere e rallentare la circolazione del virus. 

 

 

IL CORONAVIRUS NON E' L'INFLUENZA

Perché tanta attenzione sul coronavirus? La risposta è nelle sue caratteristiche. A differenza dell'influenza stagionale, un virus noto che cambia di poco le sue caratteristiche di anno in anno, il coronavirus è completamente nuovo.

Questo significa due cose: nessun essere umano è immune; per questo virus non esiste ancora un vaccino e nemmeno un farmaco. Non solo, «a differenza dell'influenza stagionale, il coronavirus -se nell'80% dei casi si manifesta con sintomi blandi e gestibili- nel 20% delle persone causa seri problemi respiratori tali da richiedre il ricovero (il virus agisce sulle vie aeree più profonde). Nel 5% dei casi si arriva addirittura alla terapia intensiva», spiega Pierluigi Lopalco, professore di Igiene all'Università di Pisa. Percentuali dunque ben superiori se paragonati con l'influenza stagionale.

«Il coronavirus non è un virus influenzale e lo si vede. Produce casi più gravi, in maniera più frequente, su persone che non hanno nessuna condizione di debolezza di salute. Non va generato il panico ma neppure banalizzato il pericolo. Certo, non è la Sars che aveva un tasso di mortalità molto alto», aggiunge l'esperto.

 


I NUMERI AUMENTERANNO. E' NORMALE

Quanto ai numeri dei casi confermati, la situazione è in continuo aggiornamento. Il passaggio da 2 casi a 149 in soli due giorni significa che ci si è accorti della presenza del virus e che dunque sempre più persone vengono controllate e, in caso di positività, poste in quarantena. «La sfida ora - prosegue Lopalco - si gioca nei pronto soccorso, tra i medici di famiglia, gli infermieri che devono tutti dotarsi di strumenti per la protezione individuale. La vera frontiera sono le strutture ospedaliere, specie quelle piccole. L’Italia non ha una cultura di protezione in questo senso: ogni anno i sanitari finiscono a letto per l’influenza, bloccando anche interi reparti. Ecco, in questo caso non deve accadere», conclude Lopalco. 

 

LE MISURE SERVONO A RALLENTARE I CONTAGI

Sul fronte misure di contenimento l'obiettivo è chiaro: rallentare e circoscrivere il più possibile la circolazione del virus. Come spiega Ilaria Capua in un editoriale su La Stampa, «nell’ipotesi che si dovesse ammalare (o mettere in quarantena) il 20% della popolazione italiana, si bloccherebbero i servizi, si intaserebbero gli ospedali e si darebbe un grosso colpo alla produttività del Paese». Ecco dunque il senso delle misure restrittive. I risultati cominceremo a vederli tra 10-15 giorni.

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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