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Crohn e rettocolite ulcerosa: casi triplicati dall'inizio del secolo

pubblicato il 25-10-2019

Diagnosi più precise e farmaci efficaci: così sempre più persone convivono con una malattia infiammatoria intestinale. Preoccupa però l'aumento dei casi di tumore del colon-retto

Crohn e rettocolite ulcerosa: casi triplicati dall'inizio del secolo

Molti più pazienti rispetto a quelli precedentemente stimati. E con un rischio decisamente più elevato - rispetto a quello noto - di sviluppare un tumore del colon-retto. L'ultima istantanea riguardante le malattie infiammatorie croniche intestinali conferma quanto oneroso sia il carico del morbo di Crohn e della rettocolite ulcerosa, che in Italia riguardano almeno 250mila persone. Ma il dato è con ogni probabilità sottostimato, alla luce delle statistiche presentate al Congresso europeo di gastroenterologia da un gruppo di ricercatori dell'Università di Birmingham. Al di là della Manica, rispetto all'inizio del secolo, i malati sarebbero addirittura triplicati. E nessuno, al momento, è in grado di dire esattamente perché.  

COLITE ULCEROSA E MORBO DI CROHN AUMENTANO IL RISCHIO
DI AMMALARSI DI TUMORE DEL COLON? 

MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI: DI COSA SI TRATTA?

Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono due: il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa. La prima può colpire l'intero intestino e talvolta anche lo stomaco. La seconda, più diffusa, colpisce invece in modo specifico il colon e l'ultimo tratto del tubo digerente: ovvero il retto. A oggi si calcola che in Italia ne soffrano circa 250mila persone, in gran parte giovani tra i 20 e i 40 anni. Ma è fondato il sospetto che i malati siano di più. Il conto si rifà infatti al numero di esenzioni, ma potrebbe non essere realistico. In questo modo rimangono infatti fuori sia i pazienti non ancora in possesso di una diagnosi sia coloro che hanno un'altra esenzione. I sintomi più frequenti del morbo di Crohn e della rettocolite ulcerosa sono la diarrea (spesso sanguinolenta), il dolore addominale e il dimagrimento. Alla base, in entrambi i casi, vi è un aumento della risposta infiammatoria.


Il dialogo tra medico e paziente migliora le cure per il Crohn


CASI IN AUMENTO DAL 2000 A OGGI

Presentando uno studio che ha visto coinvolte oltre nove milioni di cittadini inglesi per 17 anni, i ricercatori britannici sono riusciti a documentare il significativo incremento del numero totale dei pazienti (prevalenza) tra il 2000 e il 2017. Il numero delle persone alle prese con una malattia infiammatoria intestinale è cresciuto rispettivamente del 55 (colite ulcerosa) e dell'83 (Crohn) per cento. Un dato che può essere spiegato in maniera duplice: da un parte con il perfezionamento delle tecniche diagnostiche e dall'altro con l'arrivo negli anni di nuovi farmaci biologici che hanno cambiato il modo di trattare le due condizioni. Sulla base di questo trend, i ricercatori hanno stimato un aumento dei casi pari a un quarto entro il 2025. Ciò vuol dire che se due anni fa i malati in Europa erano all'incirca tre milioni, tra poco più di cinque anni se ne potrebbero contare quasi un milione in più. Tutto ciò considerando costante l'incidenza, ovvero il numero delle nuove diagnosi.  

CROHN, COLITE ULCEROSA E CANCRO DEL COLON

Avere una malattia infiammatoria intestinale fa crescere il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto. Non si tratta di una novità. Ma dai risultati del lavoro presentato a Barcellona è emerso che questa probabilità è più concreta - più 23 (Crohn) e 43 per cento (rettocolite ulcerosa) - di quanto ritenuto finora. Tradotto: la maggiore prevalenza delle due condizioni sta determinando un aumento dei casi di cancro. «Verificheremo se anche in Italia si stia verificando un aumento dell'incidenza di questa neoplasia tra i pazienti affetti dal morbo di Crohn o dalla rettocolite ulcerosa», afferma Elisabetta Buscarini, direttore dell'unità operativa di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell'ospedale Maggiore di Crema. Il tumore del colon, come documenta uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Gastroenterology & Hepatology, è in realtà già più frequente rispetto al passato. E in diversi Paesi - ma non nel nostro - il numero delle diagnosi è in crescita anche tra i giovani adulti. Da considerare è inoltre la più alta mortalità osservato nei pazienti con una malattia infiammatoria intestinale. A determinarla potrebbero le complicanze infettive delle due malattie. O, per l'appunto, l'aumentata incidenza di tumori. Soltanto ipotesi, per adesso.


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PREVENZIONE E CORRETTI STILI DI VITA

La curva di crescita delle malattie infiammatorie intestinali riguarda tutti: anche i bambini. Vista la complessità dei meccanismi alla base delle due condizioni, nessuno è in grado di indicare la causa di questo trend. Tra le ipotesi, diversi studi hanno evidenziato le potenziali conseguenze di un eccessivo utilizzo di antibiotici in età pediatrica. Ma l'aumentata incidenza tra i giovani adulti è sicuramente da ricondurre anche «allo stile di vita che ha contraddistinto molti di loro negli ultimi anni: una dieta squilibrata, un eccessivo consumo di bevande alcoliche, la sedentarietà e il sovrappeso sono fattori di rischio per il morbo di Crohn e per la rettocolite ulcerosa», secondo Buscarini, che presiede la Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente (Fismad). Condizione, la prima, che in giovane età compare in maniera più aggressiva. Mentre, guardando alla totalità dei pazienti, è la colite ulcerosa a manifestarsi più spesso in maniera violenta e a necessitare, nei casi più gravi, del trattamento chirurgico.   

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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