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Ebola si riaffaccia in Liberia: ecco come intervenire

pubblicato il 23-11-2015
aggiornato il 23-02-2017

Evidenziando gli errori commessi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nella gestione dell'epidemia, un gruppo di 19 scienziati sottolinea la necessità di interventi più tempestivi a sostegno della popolazione

Ebola si riaffaccia in Liberia: ecco come intervenire

«L’allarme ebola è stato lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con un clamoroso ritardo». Quasi due anni dopo i primi casi di malattia in Guinea e Liberia, è durissimo l’attacco che giunge contro quella che viene considerata la «coscienza della sanità mondiale». A firmarlo, e diffonderlo attraverso le colonne di The Lancet, un gruppo di 19 esperti internazionali. «Il mancato controllo dell’epidemia ha causato paura, confusione e un’immensa sofferenza umana».

LA POLEMICA - L’ebola, il virus che in un anno e mezzo è stato capace di colpire cinque Paesi (Guinea, Liberia, Sierra Leone, Nigeria e Senegal), infettare più di ventottomila persone e ucciderne undicimila, continua a far parlare di sé. Quattro giorni fa, nemmeno sei mesi dopo essere stato dichiarata “virus free”, la Liberia s’è riscoperta vulnerabile di fronte al virus, dopo aver scoperto un nuovo caso di infezione riguardante un adolescente di dieci anni. E così, sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità si sforzi di sottolineare l’efficacia del proprio operato (guarda il video), dalla comunità scientifica internazionale giunge una sonora strigliata all’operato del sistema di sorveglianza. «Già nella primavera del 2014 si era a conoscenza di una situazione che rischiava di non essere più controllabile, ma l’emergenza di sanità pubblica è stata dichiarata soltanto ad agosto», afferma Ashish Jha, direttore dell’istituto di salute pubblica di Harvard. Costo economico del ritardo stimato: duecento milioni di dollari. Secondo Peter Piot, direttore della scuola di igiene e medicina tropicale dell’Università di Londra e scopritore del virus ebola, «occorre una grande riforma dei sistemi sanitari nazionali e globali per evitare che le prossime epidemie provochino le medesime conseguenze».

COME REAGIRE ALLE PROSSIME EPIDEMIE? - Di fronte a future epidemie di simili proporzioni, avvertono gli esperti, «servirà una risposta più umana, competente e tempestiva per assistere le popolazioni colpite». Come si occorrerà reagire, allora? Di seguito le indicazioni inserite nel rapporto: rafforzando le capacità di prevenzione e reazione all’interno dei Paesi colpiti, mobilitando con maggiore celerità il sostegno dall’esterno nel caso in cui gli Stati colpiti non dovessero essere in grado di far fronte al dilagare di un virus, mettendo a disposizione nel più breve tempo possibile strumenti diagnostici e vaccini e definendo - all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità - una leadership in grado di definire le priorità nel percorso assistenziale. 

DIECI COSE DA SAPERE SULL’EBOLA - LE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA SALUTE

  • In Italia non sono stati registrati casi di trasmissione del virus ebola.
  • In generale, in Europa il rischio di un'epidemia è improbabile.
  • Le autorità sanitarie pubbliche dell'Unione europea possono rilevare e confermare in modo efficiente i casi di ebola e quindi prevenire la sua diffusione. Casi isolati secondari si sono verificati negli Usa e in Spagna tra gli operatori sanitari.
  • Il virus Ebola non è contagioso come, per esempio, quello dell'influenza, poiché non è trasmissibile per via aerea. Si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei o oggetti contaminati da fluidi corporei di persone malate. Anche il rischio di trasmissione secondaria in contatti stretti e personale sanitario è molto bassa se sono rispettate le procedure di sicurezza.
  • Chi rischia di più sono gli operatori sanitari e il personale delle organizzazioni umanitarie non governative, che forniscono assistenza e cure mediche nelle zone colpite da Ebola.
  • Chiunque rientri da un viaggio compiuto negli ultimi 21 giorni in un’area epidemica o sia stato a contatto con un caso di Ebola negli ultimi 21 giorni, in caso di comparsa di sintomi riconducibili alla malattia (febbre superiore a 38,6 gradi), deve subito contattare telefonicamente il proprio medico curante o la struttura ospedaliera più vicina.
  • La persona che ha avuto un contatto con un caso di ebola deve comunicarlo immediatamente al proprio medico curante o alla propria Asl per la profilassi adeguata.
  • I medici, gli infermieri e i volontari delle organizzazioni non governative al rientro dai Paesi epidemici seguono un protocollo di sicurezza prestabilito. Il responsabile della missione deve certificare l'assenza di esposizione al rischio del volontario oppure che abbia completato il periodo di sorveglianza sanitaria prima di mettersi in viaggio. Il rientro in Italia è tracciato. Un nuovo controllo sanitario è previsto all'arrivo nell'aeroporto italiano.
  • La rete sanitaria delle emergenze ha in atto protocolli per la gestione e il trasporto in sicurezza del caso sospetto in strutture ad alto isolamento.
  • La diagnosi e il trattamento precoci aumentano la sopravvivenza.



@fabioditodaro

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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