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Epatite C e Hiv: due milioni di persone colpite dai virus

pubblicato il 29-03-2016
aggiornato il 12-07-2017

La presenza delle due infezioni è tra le prima cause dell’evoluzione dell’epatite in cirrosi e tumore del fegato. Oggi contro l’epatite C farmaci efficaci in tre mesi

Epatite C e Hiv: due milioni di persone colpite dai virus

Epatite C e Aids, il binomio è sempre più stretto. Nel mondo sono 2,3 milioni le persone «co-infette» dai virus responsabili delle due infezioni (Hcv e Hiv). Che i due patogeni viaggino a braccetto non è una novità, ma l’analisi epidemiologica punta a considerare l’opportunità di estendere a tutti i pazienti venuti a contatto con l’Hiv le procedure per la diagnosi dell’infezione da Hcv, contro cui oggi esistono nuovi farmaci in grado di eradicare l’infezione in tre mesi in oltre il novanta per cento dei casi. Soltanto in questo modo, è la convinzione degli esperti, si potranno trattare in maniera efficace entrambe le infezioni.

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LE DROGHE INIETTIVE

La fotografia, su richiesta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stata scattata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bristol e della scuola di igiene e medicina tropicale dell’Università di Londra in una metanalisi - poco meno di ottocento gli studi passati in rassegna - pubblicata su The Lancet Infectious Diseases. Dallo studio si evince come le persone già venute a contatto con l’Hiv abbiano un rischio sei volte più alto di ammalarsi anche di epatite C.

Più della metà di questi pazienti ha fatto uso di droghe per via iniettiva, principale via di contatto con i due patogeni. I dati inseriti nello studio fanno riferimento a 45 Paesi nel mondo, anche se l’associazione è risultata particolarmente marcata per gli Stati dell’Europa e dell’Asia. Ma in realtà a preoccupare di più è la situazione dei Paesi dell’Africa subsahariana, «dove l’onere della co-infezione è rilevante a causa dell’elevata diffusione dell’Hiv», precisa Lucy Platt, ricercatore in sanità pubblica alla scuola di igiene e medicina tropicale di Londra.

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COSA SI INTENDE PER INFEZIONE CRONICA?

La «sovrapposizione» tra i due virus fa sì che oggi le infezioni da Hiv e Hcv, rispettivamente responsabili dell’Aids e dell’epatite C, rappresentino una seria minaccia per la salute globale. Parlano i numeri: se al mondo ci sono 37 milioni di persone affette da Hiv, quasi il quadruplo (115 milioni) sono le persone vittime di un’infezione cronica provocata dall’Hcv. Cosa si intende per infezione cronica? L’epatite C, da cui in Italia sono colpite almeno 250mila persone, quasi mai si manifesta con episodi acuti, ma è accompagnata da una sintomatologia aspecifica: fatica, dolori muscolari, annebbiamento mentale.

Ciò vuol dire che spesso una persona si scopre malata dopo anni dal contatto col virus, pur avendo «questi pazienti un’alta probabilità di trasmettere il virus a persone siero-negative», afferma Massimo Andreoni, direttore dell’unità operativa complessa di malattie infettive del policlinico Tor Vergata di Roma. «Senza dimenticare che tra il dieci e il trenta per cento di loro rischia di sviluppare una cirrosi epatica nell’arco di trent’anni». Mentre sette diagnosi su dieci di tumore del fegato sono la conseguenza di una esposizione all’Hcv.

E se l’epatite C non fosse una malattia «esclusiva» del fegato?

 

I RISCHI

La co-infezione, ovvero la presenza contemporanea dei due virus in uno stesso individuo, a causa di una maggiore tossicità epatica dei farmaci anti-Hiv è tra le prime cause di progressione dell’epatite C verso la cirrosi epatica e forse anche verso l'epatocarcinoma. Ma il danno possono farlo anche i vecchi farmaci con interferone e ribavirina usati nella terapia dell’epatite C, incrementando l’effetto tossico provocato dagli antiretrovirali. Motivo per cui «questi pazienti, che in Italia oscillano tra i sessantamila e i centomila, necessitano di un monitoraggio molto attento», chiosa Andreoni.

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UN SILENZIO COLPEVOLE SULL’AIDS

L’Aids, grazie anche alle nuove terapie, tende a cronicizzare. Molti esperti - tra cui anche gli psicologi più spesso a contatto con gli adolescenti - segnalano una scarsa conoscenza della malattia da parte dei «millennials», nati dopo l’ondata di paura provocata dalla diffusione dell’infezione anche in Europa. A ciò occorre aggiungere il problema del «sommerso», ovvero di coloro che ignorano di essere infetti o che non considerano di esporsi a delle pratiche rischiose. «Un altro dei comportamenti più a rischio è rappresentato dai rapporti sessuali non protetti», precisa Adriano Lazzarin, primario della divisione di malattie infettive all’ospedale San Raffaele di Milano. Da non trascurare nemmeno le procedure estetiche (tatuaggi, piercing) effettuate in centri poco sicuri. Oggi l’infezione da Hiv si può diagnosticare con un rapido test salivare, offerto gratuitamente in anonimato e in grado di garantire un risultato attendibile in venti minuti. Ma l’opportunità risulta ai più ancora sconosciuta.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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