Sostieni Fondazione Veronesi, dona ora

Insieme per il nostro futuro. Sostieni la ricerca e la cura!

Dona ora
Altre News

Il big killer della salute

pubblicato il 05-04-2013

E’ l’assenza di attività sportiva che mette a rischio di molte malattie. Eppure l’Italia è all’avanguardia nella difesa della salute sia dei professionisti che dei dilettanti dello sport con l’obbligo della visita medica di idoneità

Il big killer della salute

E’ l’assenza di attività sportiva che mette a rischio di molte malattie. Eppure l’Italia è all’avanguardia nella difesa della salute sia dei professionisti che dei dilettanti dello sport con l’obbligo della visita medica di idoneità

Lo sport è dalla parte della prevenzione. La visita di idoneità medico sportiva è l'unico screening obbligatorio per legge che viene effettuato in Italia. Venute meno le visite di leva per i giovani ed eliminata di fatto la medicina scolastica, il controllo sanitario per chi svolge attività sportiva rappresenta oggi il mezzo più efficace di prevenzione e diagnosi precoce delle malattie. Ma non è il solo, perché il concetto di prevenzione si estende all’intero stile di vita. Ne sottolinea l’importanza il professor Enrico Arcelli, specialista in Scienza dell’Alimentazione e Medicina dello Sport e già Professore Associato dell’Università di Milano presso il Dipartimento Scienze dello Sport, Nutrizione e Salute.

Professor Arcelli, quanto è diffusa la cultura della prevenzione nel mondo sportivo?

Prendersi cura del proprio corpo, attraverso una regolare e costante attività fisica o prestando attenzione ai segnali di disagio che esso manda, è la prima forma di buona educazione verso la prevenzione di tutti quei fattori di rischio che possono incrinare l’equilibrio funzionale dell’organismo. La cura del corpo così intesa è una abitudine che, per essere realmente efficace, dovrebbe perdurare nell’arco di tutta la vita. Spesso accade invece che fra gli atleti, ma anche fra la gente comune, questa attenzione termini nel momento in cui cessa l’attività sportiva, disperdendo di fatto tutti i vantaggi. L’avere praticato sport in gioventù non mette al riparo dal rischio di poter sviluppare patologie. In questo senso, la mancanza di attività fisica può essere riconosciuta come uno dei big killer che minano la nostra salute.

Ci sono esami specifici a cui uno sportivo deve sottoporsi?

I nostri atleti sono fra i più fortunati al mondo, poiché l’Italia è stato il primo paese ad avere resa obbligatoria la visita di idoneità sportiva (gratuita in Lombardia fino ai 18 anni) che ha consentito la prevenzione e l’identificazione di certe patologie la cui diagnosi non sarebbe stata possibile se non tramite visite specialistiche. Le visite di idoneità sportiva hanno poi un valore aggiunto: aiutano ad indirizzare gli atleti verso la pratica sportiva più adeguata alle caratteristiche strutturali dell’organismo. Ad ogni atleta è poi raccomandata l’adesione agli screening dedicati a tutta la popolazione. 

Come sensibilizzerebbe le giovani donne alla prevenzione?

Punterei innanzitutto sulla buona informazione e l’assunzione di comportamenti corretti a partire dall’impostazione di un regime alimentare ‘sano’ che possa accompagnare per tutto l’arco della vita. Scegliere ogni giorno il giusto alimento ha infatti una valenza terapeutica: consente di dare al nostro organismo una ‘medicina’ che fa bene e lo preserva in salute. Da qui la mia raccomandazione a non farsi influenzare dai messaggi ingannevoli provenienti dalle pubblicità, come ad esempio che i cereali assunti al mattino sono un toccasana, e alle false credenze (che la banana sia ricca di potassio).

Francesca Morelli


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza