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L'inquinamento che dà le vertigini

pubblicato il 30-07-2012
aggiornato il 18-01-2017

Sembra dimostrato che in presenza di elevato tasso di smog si manifesti una crisi di vertigine parossistica. Le manovre per eliminare il disturbo

L'inquinamento che dà le vertigini

 Il paziente viene messo a sedere sul lettino con le gambe penzoloni. Poi lo specialista gli fa ruotare la testa verso la spalla, e nello stesso tempo dà una spinta rapida e decisa che fa inclinare il tronco del paziente da un lato, fino a toccare il lettino. Dopo 2-3 minuti, tocca all’altro lato del corpo. E’la manovra di Semont, che andrà forse ripetuta dopo qualche giorno, e che libera il paziente dalla vertigine parossistica benigna, detta «vertigine dei sassolini».

SASSOLINI - Ma perché si chiama così? Spiega il dottor Dario Alpini, responsabile del servizio di otorino-otoneurologia della Fondazione Don Gnocchi: «L’orecchio interno è un labirinto, è un insieme di cavità scavate nell’osso dietro il padiglione auricolare, e si divide in tre parti: quella anteriore, detta chiocciola, che è l’organo dell’udito; quella centrale, detta vestibolo, che è l’organo dell’equilibrio statico; e quella posteriore, coi tre canali semicircolari, che è l’organo dell’equilibrio dinamico. Le cavità sono piene di un liquido che si chiama endolinfa, e in esso si trovano microscopici cristalli di carbonato di calcio. Sono i sassolini, che normalmente si trovano fissati in una parte del vestibolo, da dove inviano continuamente informazioni al cervello sulla posizione della testa nello spazio. Se si distaccano e formano addensamenti nell’endolinfa, scatenano l’attacco di vertigine. Con la manovra di Alain Semont, descritta nel 1989, vengono sospinti verso il vestibolo, da cui poi saranno riassorbiti nel circolo linfatico».

BALLO DEI DERVISCI - Sembra un po’ uno scuotimento da ballo dei dervisci, ma toglie una vertigine che ha fatto paura. Spiega l’otoneurologo: «Spesso succede di notte, quando si cambia bruscamente posizione nel letto. La testa viene estesa e ruotata rapidamente e ci si sveglia sentendo il mondo sottosopra. Dura pochi secondi, ma il paziente si preoccupa di aver qualcosa di grave». Invece questo tipo di vertigine si risolve benissimo, anche applicando un giusto regime di idratazione e di controllo del metabolismo. Sì, perché il distacco e gli addensamenti dei «sassolini» hanno a che fare anche con il metabolismo. Alpini, che è un allievo del grande otoneurologo Aldo Dufour, scomparso nel 2000, spalanca una finestra sul mondo della ricerca: «La maggior parte dei pazienti sono donne intorno all’età della menopausa, quando ci possono essere disordini nel meccanismo del calcio, come dimostra la diffusione dell’osteoporosi e dell’osteopenia».

LE CAUSE PRINCIPALI - Ma anche l’endolinfa presente nelle cavità dell’orecchio interno ha un suo metabolismo, che può andare incontro ad alterazioni e favorire la vertigine. In una ricerca pubblicata nel dicembre del 2008 dall’International Tinnitus Journal, Paolo Mariani e Matteo Pelagatti del dipartimento di statistica dell’Università Bicocca di Milano, Ales Hahn dell’Università di Praga, e Dario Alpini, hanno mostrato una prevalenza di attacchi nei mesi invernali, e un legame con fattori climatici come la pressione atmosferica, l’irraggiamento solare e l’umidità. Audacemente, è stata fatta anche l’ipotesi di una correlazione con l’inquinamento dell’aria, studiando dal 2000 al 2004 i dati dell’inquinamento rilevati dalla Regione Lombardia e gli attacchi di vertigine di 576 pazienti. Dice Alpini: «Il grafico ottenuto dagli specialisti di statistica della Bicocca sembra già una dimostrazione: i picchi coincidono, mese per mese. Ma bisogna studiare ancora».

 


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