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Più facile obbligare che raccomandare

pubblicato il 02-04-2014
aggiornato il 23-06-2017

Già con il piano nazionale vaccini del Duemila si prevedeva di togliere l’obbligo alle vaccinazioni, ma l’adesione è stata colta soltanto dal Veneto. Passi in avanti di Piemonte e Lombardia. Caute le altre regioni

Più facile obbligare che raccomandare

Soltanto in Veneto non esiste l’obbligo per le vaccinazioni dei bambini contro le malattie infettive, perché gli amministratori regionali hanno deciso di superare i dubbi che nascevano nelle famiglie nei confronti dei figli, offrendo informazioni per scegliere al meglio che cosa fare. L’esempio non è stato seguito da altre regioni anche se in qualcuna si comincia a promuovere l’offerta delle vaccinazioni senza la spada di Damocle dell’obbligo e della eventuale sanzione. Ma vediamo come e quando è cominciata questa possibilità.

Con il Piano Nazionale per le vaccinazioni 1997-2000 veniva proposto di accantonare l’obbligo vaccinale sottolineando l’importanza dell’offerta facoltativa delle vaccinazioni, indipendentemente dal loro stato giuridico di obbligatorietà o raccomandazione. Il successivo Piano Nazionale Vaccini 2005-2007 aveva anche individuato alcuni indicatori e obiettivi dei quali la Regione doveva dotarsi per iniziare il percorso, in via sperimentale, di sospensione dell’obbligo vaccinale e precisamente: un sistema informativo efficace, il raggiungimento comunque di un’adeguata copertura vaccinale; un adeguato sistema di sorveglianza delle malattie trasmissibili; un buon sistema di monitoraggio degli eventi avversi al vaccino, in grado di assicurare anche il monitoraggio dei casi. A questo si doveva aggiungere, ovviamente, un’adeguata e continua formazione del personale dei servizi vaccinali e degli operatori, compresi i pediatri.

In Veneto la sospensione dell’obbligo vaccinale è stata sancita con una Legge regionale (Legge 7/2007) che è entrata in vigore a partire dai nati nel 2008. La decisione è stata presa in considerazione di una  situazione scientifica, culturale e sociale radicalmente mutata rispetto al momento storico dell’introduzione dell’obbligo. L’introduzione progressiva di nuove vaccinazioni facoltative ha ridotto il “peso specifico” dell’obbligo all’interno della profilassi vaccinale: rispetto al 1960, quando tutte le vaccinazioni disponibili per i neonati erano obbligatorie, sono arrivate le offerte  di vaccinazioni contro il morbillo, la parotite, la pertosse, la rosolia, l’Haemophilus influenzae, la varicella, l’influenza e le infezioni da pneumococco e meningococco.

In questi ultimi 40 anni la regione Veneto ha avuto modo di verificare che la struttura sanitaria pubblica era in grado di contrastare le malattie infettive dialogando con i cittadini e non imponendo. Da anni, infatti, si riescono a raggiungere con le vaccinazioni facoltative tassi di copertura paragonabili a quelli delle vaccinazioni obbligatorie. Questo tipo di risultato è stato raggiunto tramite una specifica programmazione iniziata nel 1990 e l’alleanza con i pediatri di libera scelta. Per esempio la copertura per le vaccinazioni “obbligatorie” raggiunge il 95%, un dato leggermente inferiore a quello aggiunto con l’obbligo delle vaccinazioni (97%).

                                                                             

LE ALTRE REGIONI

Altre realtà regionali hanno avviato percorsi per passare gradualmente dall’obbligatorietà alla  adesione consapevole, come la Regione Piemonte, che a partire dal 2000 ha avviato un ampio e articolato processo di riordino dei servizi vaccinali che ha portato ad un comprovato e significativo miglioramento dell’organizzazione e della qualità degli stessi secondo gli obiettivi e gli indicatori  sopra citati. Attualmente con Circolare Regionale del 2006 è stata prevista la sospensione delle  sanzioni amministrative nei casi di rifiuto delle vaccinazioni obbligatorie e introdotto un protocollo a gestione dei soggetti inadempienti.

Anche la Regione Lombardia ha avviato lo stesso percorso per passare dall’obbligo alla raccomandazione delle vaccinazioni. Spetterà al Ministero valutare la situazione delle altre Regioni, in particolare, il grado di maturità dei sistemi vaccinali e, solo dopo questa verifica, potrà concertare un percorso che porti ad un progressivo superamento dell’obbligo prevedendo anche con un iter legislativo ben preciso.

Altre regioni sono di parere opposto. Per esempio, la Toscana è tendenzialmente favorevole a mantenere l'obbligatorietà per i vaccini che attualmente sono obbligatori. Motivo? Già ora, con la campagna mediatica in atto contro i vaccini, si fa molta fatica  a raggiungere buoni risultati, soprattutto per quanto riguarda le vaccinazioni raccomandate. I livelli di copertura si sono molto abbassati, anche se vengono fatti aggiornamenti periodici ai medici.

In Campania, per esempio, lo stato della copertura vaccinale è in via di miglioramento e i progressi recenti sono significativi soprattutto facendo il confronto con il periodo problematico dell’epidemia di morbillo scoppiata cinque anni fa. Oggi la copertura è del 95% circa per le vaccinazioni obbligatorie e quella relativa al morbillo è dell’88%, dati cresciuti di più di 30 punti percentuali rispetto al 2002; non sembra quindi il momento giusto per mettere in discussione lo sforzo fatto finora. In questa fase non è il caso di rischiare: è opportuno toccare il meno possibile la normativa e di prendere una decisione come quella del Veneto.

Il piano nazionale 2012-2014 - La battaglia vaccinale sull’obbligo delle vaccinazioni resta comunque aperta ma, a livello ministeriale, si cerca di non dare molta importanza a questo aspetto, tanto che il piano nazionale vaccini, quello in corso è del 2012-2014, continua a fare proposte che vanno nella direzione dell’opportunità di sottoporre i bambini alle vaccinazioni, perché consentono una protezione dalle malattie molto più grande di quanto possano essere le eventuali complicanze.

Resta comunque, un fatto: ogni regione decide come comportarsi non soltanto in merito all’obbligatorietà delle vaccinazioni, ma anche all’offerta che può essere più o meno gratuita a seconda delle condizioni del bambino, della famiglia e della realtà territoriale. L’obiettivo principale è quello di armonizzare le strategie vaccinali presenti in Italia per poter superare le eventuali disuguaglianze nella prevenzione di queste patologie e nell’accesso ai servizi da parte di tutti i cittadini, garantendo un’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni prioritarie per la popolazione generale e per i gruppi a rischio.

 

NUOVE VACCINAZIONI

Le principali novità relative al calendario vaccinale 2012-2014 vedono l’introduzione ufficiale del vaccino contro l'Hpv all’interno del  Piano (che diventa gratuito per le ragazze tra gli 11 e i 12 anni), la calendarizzazione a livello nazionale dei vaccini antimeningococco e antipneumococco (già offerti in molte Regioni) e l’inserimento nel calendario della vaccinazione antinfluenzale per gli ultra 65enni (in aggiunta alla vaccinazione riservata all'età pediatrica).

Si posticipa al 2015, invece, l’introduzione della vaccinazione universale per la varicella in tutte le Regioni, quando saranno stati raggiunti tutti gli altri obiettivi e saranno disponibili i risultati delle valutazioni e i dati di monitoraggio provenienti dai programmi vaccinali pilota  cui partecipano Basilicata, Calabria, Provincia autonoma di Bolzano, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto.

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