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Scoperta una causa del dolore cronico

pubblicato il 08-02-2012

Individuato un importante meccanismo nella genesi del dolore. La ricerca dell’University at Buffalo, potrebbe avere grandi ripercussioni a livello terapeutico

Scoperta una causa del dolore cronico
La ricerca, pubblicata dalla prestigiosa rivista "Journal of Neuroscience", indica la strada possibile per combattere la sofferenza

 

La scoperta, pubblicata dalla prestigiosa rivista Journal of Neuroscience, è rilevante perché indica la strada per combattere il dolore cronico. Andando infatti ad agire a livello farmacologico sui canali ionici, responsabili della propagazione dell’impulso nervoso e quindi del dolore, sembrerebbe possibile trattare efficacemente il disturbo senza dover ricorrere ai classici antinfiammatori.

COME NASCE IL DOLORE- Il dolore è un meccanismo fondamentale per la salvaguardia del nostro corpo. Esso è infatti il campanello d’allarme che ci avvisa della presenza di qualche patologia. Dunque il dolore rappresenta una forma di difesa per il nostro corpo. Quando esso invece si automantiene anche in assenza di danni allora diventa patologico. In questo caso si parla di dolore cronico, vera e propria patologia che oltre ad avere effetti negativi sulla qualità di vita del malato incide notevolmente nel bilancio sanitario.

ANTINFIAMMATORI- Attualmente il controllo del dolore può essere efficacemente attuato attraverso la somministrazione di antinfiammatori. Purtroppo però gli effetti collaterali ne limitano il tempo di utilizzo complicando di fatto il trattamento nel paziente. Per questa ragione sono in corso sempre più numerose ricerche volte a sviluppare nuovi farmaci con minori effetti collaterali.

CANALI IONICI- Le cellule responsabili della sensazione dolorosa sono i nocicettori. Attraverso un segnale elettrico, di intensità e durata differente a seconda dell’entità del dolore, essi portano l’informazione dolorosa al sistema nervoso centrale. La capacità di generare degli impulsi elettrici è data dalla presenza dei canali ionici, veri e propri pori presenti nella cellula in grado di far fluire le cariche elettriche necessarie alla genesi dell’impulso. In presenza di un’infiammazione cronica è possibile che si verifichi il fenomeno dell’iperalgesia, ovvero un’eccessiva sensazione dolorosa causata da stimoli di lieve entità. La ricerca effettuata dall’Università di Buffalo ha dimostrato che i nocicettori responsabili del fenomeno dell’iperalgesia mancano di un particolare canale ionico legato al passaggio del potassio. Esso viene rimosso durante l’infiammazione cronica e ciò determina una maggior sensibilità al dolore.

PROSPETTIVE FUTURE- Attualmente gli autori dello studio stanno sperimentando il modo con cui inibire la rimozione dei canali ionici dalla superficie dei nocicettori. Come dichiara Arin Bhattacharjee, uno dei responsabili della ricerca, «ci aspettiamo che il mantenimento dei canali del potassio sulla superficie cellulare durante il processo infiammatorio possa realmente coincidere con una diminuzione della sensazione dolorosa». Lo studio statunitense dimostra dunque quanto sia importante investire risorse non solo nella ricerca applicata ma anche in quella di base. Comprendendo infatti i meccanismi fisiologici è possibile pensare allo sviluppo di nuove molecole utili a fini terapeutici.

OSPEDALE SENZA DOLORE- Nonostante lo studio sia promettente, la lotta al dolore oltre a passare per la ricerca medica richiede la partecipazione di tutti gli addetti ai lavori. Come ricorda Umberto Veronesi, «la battaglia contro il dolore è anche questione di organizzazione, ovvero significa che per portare il malato a una qualità di vita accettabile, bisogna dispiegare una vera e propria “rete” di competenze. Il percorso comincia in ospedale, dove l’équipe di medici e infermieri deve acquisire l’abitudine a rilevare – come dato importantissimo, e per nulla “secondario” - un qualsiasi dolore provato dal paziente, in qualunque situazione egli si trovi: ricoverato per una malattia anche non grave, oppure in fase post-operatoria con le relative possibili sofferenze, o infine per una patologia grave e in fase avanzata. Il punto di arrivo dell’attenzione dedicata obbligatoriamente al “come si sente” il malato (con annotazioni puntuali da segnare in cartella clinica più volte al giorno) deve essere quell’ospedale “senza dolore” che mi è sembrato necessario lanciare come obiettivo, e nel quale credo che tutti i medici e tutti gli infermieri possano e debbano ritrovarsi, perché il sollievo dal dolore è parte integrante della missione di cura».

Daniele Banfi


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