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Se lavori troppo al computer gli occhi si seccano

pubblicato il 01-03-2012

Oltre all’inquinamento e all’aria condizionata sono i videoterminali la causa della insufficiente lacrimazione che compromette la buona funzione visiva

Se lavori troppo al computer gli occhi si seccano

Oltre all’inquinamento e all’aria condizionata sono i videoterminali la causa della insufficiente lacrimazione che compromette la buona funzione visiva

Una sensazione di secchezza agli occhi,  di  punture. E’ colpa del riscaldamento, dell’inquinamento, dell’aria cattiva cui venivano attribuiti tanti mali anche all’epoca di Ippocrate?

“Le condizioni ambientali possono essere co-fattori, ma non sono le cause del disturbo” risponde il professor Silvio Savastano, che come direttore dell’unità operativa complessa di oculistica di Frosinone vede un sacco di “occhi secchi” in un grande bacino di utenza più di campagna che di città, e quindi non caratterizzato da particolari fenomeni di polluzione atmosferica. 

DISCOMFORT OCULARE - Spiega l’oculista: “La questione è che moltissime persone soffrono di una sindrome di discomfort oculare: l’occhio non è protetto sufficientemente dalle lacrime. O dal punto di vista quantitativo (l’occhio non ne produce abbastanza) o dal punto di vista qualitativo, nel senso che le lacrime stesse hanno una composizione poco efficace. In questa situazione, i pazienti sono più sensibili degli altri al microclima, cioè all’inquinamento, al riscaldamento eccessivo, all’aria condizionata, ai filtri sporchi dei condizionatori. Bisogna anche fare attenzione, in auto, a non dirigere verso gli occhi il getto d’aria condizionata delle bocchette.”

Ma questi casi sono in aumento?  Anche qui la risposta è negativa: “Fino a trenta-quarant’anni fa molti casi non venivano diagnosticati, semplicemente. Chi aveva il disturbo se lo teneva.”

Secondo quanto risulta dagli studi internazionali, c’è una certa predisposizione genetica, ma spesso la secchezza degli occhi s’instaura sulla base di una blefarite, infiammazione del margine libero della palpebra: “Con una blefarite, viene colpito da secchezza degli occhi un paziente su dieci. E’ una situazione a rischio, perché sul bordo palpebrale si possono annidare germi che producono tossine: il film lacrimale viene alterato da queste tossine, e si possono anche produrre lesioni della cornea. La blefarite è costituzionale come la forfora, ma si cura bene.” 

LACRIME ARTIFICIALI- Poi ci sono i casi della vera e propria diminuzione della quantità di lacrime, cui si rimedia con l’instillazione di lacrime artificiali. Dice Savastano: “Per evitare di dovervi ricorrere troppo frequentemente, il che è un disagio per il paziente, ci sono lacrime artificiali che contengono una frazione lipidica, cioè grassa.” Un caso particolare è costituito dai pazienti che sono stati sottoposti a un trapianto d’organo: “Avevo un paziente con un trapianto di pancreas. Era costretto ad instillarsi le lacrime ogni cinque minuti, una tortura. In questi casi si hanno buoni risultati con un collirio alla ciclosporina, che controlla le reazioni avverse.”

COLLIRI - Ma proprio sui colliri ci deve essere attenzione, ed è vietato il fai-da-te: “Bisogna sapere che le  nostre lacrime sono costituite da uno strato mucoso che è direttamente a contatto dell’occhio,  da nove decimi di  uno strato acquoso, e infine da una parte più esterna fatta di lipidi. Avete presente quando un tempo si versava un pochino d’olio in una bottiglia di vino? I lipidi della parte esterna delle lacrime le proteggono dall’evaporazione. Un uso eccessivo di colliri, che contengono sali di ammonio quaternario come conservanti, può danneggiare questo strato esterno, e accelerare l’evaporazione.”

Infine, un’utile osservazione, fatta su chi lavora molto al computer, e in particolare sui videoterminalisti: “A causa della grande attenzione richiesta dal lavoro, battono le palpebre molto meno degli altri. Il film lacrimale si spande di meno, e può crearsi secchezza oculare.”, conclude il professor Savastano. 

Antonella Cremonese


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