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Cardiologia

Come si misura la pressione

pubblicato il 17-05-2014
aggiornato il 13-11-2017

Come si misura la pressione? A che ora, con quali strumenti e quante volte?

Come si misura la pressione

In generale, si ritiene normale una pressione sistolica (la “massima”) inferiore ai 130 mm Hg e la diastolica (“minima”) inferiore a 85 mm Hg (millimetri di mercurio, l’unità di misura della pressione utilizzata in medicina).  Superate le soglie dei 140 e 90 mm Hg si parla invece di ipertensione e si ritiene necessario intervenire.

(Consulta la tabella dei valori pressori)

 

 

I VALORI

Il medico dovrebbe misurare la pressione dei suoi pazienti ma è bene abituarsi anche a misurarla a casa, raccomanda Gianfranco Parati, professore ordinario di Medicina Cardiovascolare dell’ Università degli Studi di Milano-Bicocca e direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Riabilitative ad indirizzo Cardio-Neuro-Metabolico dell’ Ospedale S.Luca, IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano.

«Questo perchè i valori della pressione arteriosa non sono un “numero magico”,  variano a seconda delle esigenze dell’organismo. Sarebbe normale se inferiore a 140-90 mm Hg, ma se faccio una corsa per prendere l’autobus e la pressione non sale almeno a 160, l’autobus lo perdo!

Nello studio del medico spesso i valori salgono per l’”effetto camice bianco”, a casa il riferimento dovrebbe essere 135-85. Non a caso, molte delle ipertensioni resistenti sono quelle misurate solo dal medico, che spesso coglie solo la punta dell’iceberg».

 

 

GLI STRUMENTI

Esistono tipi diversi di apparecchiature per misurare la pressione. Le linee guida della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa suggeriscono quelli automatici o semiautomatici da braccio.

Raccomanda Parati: «E’ importante che siano strumenti validati, si può fare una verifica sul modello sul sito DablEducational Trust». La misurazione, recitano le linee guida, va fatta quando si è tranquilli, a riposo da almeno 5 minuti, a mezz’ora dall’ultimo pasto abbondante, caffè, sigaretta o sforzi. Seduti, con la schiena su uno schienale e il braccio appoggiato su un piano all’altezza del cuore. Durante la rilevazione bisogna stare immobili e in silenzio.

 

 

UN PIANO DI AUTOMISURAZIONE

«Occorre anche evitare che diventi una nevrosi, non  serve esagerare con  le automisurazioni – prosegue il medico -. Un modo per farsi un’idea attendibile della propria pressione arteriosa è questo: per una settimana, effettuare due misurazioni al mattino, appena svegli, e due prima di cena.

Poi si scartano i dati del primo giorno e si fa una media dei 24 valori restanti: se si ottiene una media superiore a 135-85 mm Hg, si è in presenza di ipertensione. Poi, si porta tutto al proprio medico, che ripeterà le misurazioni ma avrà già uno strumento utilissimo per valutare se e come intervenire».

 

 

MONITORAGGIO PROLUNGATO

Spesso il medico consiglia un monitoraggio nelle 24 ore «Una metodica pensata negli anni ’60 dalla Nasa per gli astronauti, ma oggi utilissima anche a chi resta sul nostro pianeta». Consiste in un apparecchio portatile  (Holter) che effettua misurazioni automatiche a cadenza regolare, ad esempio ogni 15 o 20 minuti.

Dà l’idea di come varia la pressione nell’arco della giornata e a seconda delle attività ed è utile ogni volta che il medico sospetta una variabilità dei valori pressori che non riesce a rilevare nel suo ambulatorio. «Ricordo un autista di autobus che aveva 135-85 dal medico, ma poi quando guidava nel traffico la pressione gli saliva a 210-110 mm Hg. Era un’ipertensione “mascherata”, se non curata questa persona di lì a 15 anni avrebbe potuto avere un ictus.

Analogamente, la pressione sale molto nelle persone che russano quando hanno apnee notturne: cala l’ossigeno nel sangue e il sistema nervoso simpatico interviene con un aumento della pressione, come accade ad esempio in alta quota»


@donatellabarus

 

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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