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Cardiologia

Il terremoto mette a rischio il cuore e la mente

pubblicato il 25-08-2016
aggiornato il 01-03-2017

Lo stress da terremoto non curato porta a un picco di malattie cardiovascolari anche nelle persone sane. Disagi anche per l'apparato respiratorio

Il terremoto mette a rischio il cuore e la mente

Può sottrarre vite, ma non solo. Un terremoto - come quello che ieri ha colpito le province di Rieti e di Ascoli Piceno - ha infatti un impatto anche sulle condizioni di salute di chi è sopravvissuto. Disagio psicologico, ma non solo. Uno stress acuto trascurato può infatti avere conseguenze sul cuore e sui vasi sanguigni anche di quelle persone che fino al disastro naturale sono sempre state sane.

Da L'Aquila all'Emilia: le conseguenze del terremoto sui sopravvissuti

CUORE A RISCHIO PER COLPA DEL TROPPO STRESS

Ne sono convinti gli oltre 35.000 cardiologi che da domani al 31 agosto saranno riuniti a Roma per il congresso della Società Europea Cardiologia, durante il quale è prevista anche la visita di Papa Francesco. Riagganciandosi alla tragedia che la notte del 24 agosto ha colpito l’Italia centrale, gli specialisti hanno aperto i lavori affrontando le conseguenze (anche a lungo termine) sulla salute di una simile catastrofe. Fenomeni che, a livello cardiovascolare, «si verificano anche in persone precedentemente sane», afferma Leonardo Bolognese, direttore dell’unità di cardiologia dell’ospedale di Arezzo. Ma a quali complicanze si fa riferimento? «Uno stress acuto non adeguatamente trattato ha effetti sulla salute del cuore - prosegue lo specialista -. Lo stress comporta una maggiore secrezione di ormoni quali l’adrenalina, la noradrenalina e i glucocorticoidi che innesca l’aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca». Condizioni che, se protratte nel tempo, comportano un inevitabile affaticamento del cuore e dei vasi», che tendono a ispessirsi per resistere al flusso ad alta velocità del sangue e di conseguenza a ridurre il calibro di vene e arterie, fino in alcuni casi a ostruirle.


CONSEGUENZE ANCHE PER L’APPARATO RESPIRATORIO

Altro aspetto da non sottovalutare riguarda le insidie a cui risulta esposto l’apparato respiratorio. Come ricorda Michele Gulizia, direttore della divisione di cardiologia dell’ospedale Garibaldi-Nesima di Catania, «chi vive in un ambiente colpito da un terremoto può ritrovarsi esposto per poche ore o per diverse settimane a polveri e a particelle ultrafini, amianto, diossine, metalli pesanti e residui di lampadine e strumenti elettrici, che possono causare problemi respiratori, tosse, secchezza delle mucose». Fenomeni che, a seconda dell’ampiezza delle aree interessate dai crolli, possono essere sovrapponibili a quella che fu chiamata «la Sindrome di Ground Zero», che interessò centinaia di abitanti e soccorritori esposti alle macerie e ai fumi che nel 2001 pervasero New York. In quel caso si calcolò che nell’aria si accumularono residui di oltre 2.500 contaminanti tossici. Gli occhi e l’apparato respiratorio furono il loro primo bersaglio, ma negli anni a venire l’eccessivo contatto con questi composti fu collegato anche ad alcuni casi di tumore diagnosticati nelle persone che per mesi avevano lavorato alla rimozione delle macerie.

A Siena un osservatorio per curare i disturbi da stress post traumatico

ANSIA E PANICO: TUTELARE I BAMBINI

L’ultima ricaduta di un terremoto sulla salute riguarda la sfera psicologica. «Più del settanta per cento degli accessi spontanei in pronto soccorso che si registrano in queste ore sono dovuti a sindromi da stress: crisi d’ansia, attacco di panico, insonnia e disturbo post-traumatico le condizioni più spesso riscontrate», racconta Maria Pia Ruggieri, responsabile del pronto soccorso dell’azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma e presidente della Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza (Simeu).

Le morti di parenti e amici come il loro ferimento, la perdita di beni materiali e del senso di sicurezza pongono a rischio la tenuta mentale di una persona e rischiano di protrarsi nel tempo. «I primi a cui bisogna prestare attenzione sono i bambini - dichiara Cristiana Dentone, presidente della Società Italiana di Psicologia dell'Emergenza (Sipem) -. Sono i più deboli e bisogna cercare di lasciarli tranquirli, finché è possibile. Se si rende necessario il trasferimento in una tendopoli, occorre mettere a punto programmi di sostegno specifici per contenere la paura, l'ansia e il panico. Prima li si mette in atto, migliore sarà la risposta da parte dei pazienti. L'intervento precoce rimane la chiave per evitare la cristallizzazione di sintomi che nel tempo possono provocare anche disturbi cognitivi e somatici».

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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