Cardiologia

Ecco come il poco sonno mette a rischio il nostro cuore

pubblicato il 27-02-2019

Sonno e malattie cardiovascolari: il legame è ancora poco conosciuto. In chi dorme poco, la produzione di globuli bianchi aumenta. Sarebbero questi a causare la riduzione del calibro dei vasi sanguigni

Ecco come il poco sonno mette a rischio il nostro cuore

Dormire poco, mette a rischio il cuore: su questa correlazione ci sono pochi dubbi, ormai. Il legame, più volte evidenziato anche su queste colonne, è emerso da diversi studi epidemiologici che hanno evidenziato, nelle persone che dormono meno di 5-6 ore al giorno o che hanno un sonno molto disturbato, numeri più alti in termini di incidenza (nuovi casi) e mortalità (decessi) dovuti a eventi cardiovascolari. Cosa determini questa correlazione, a livello cellulare, finora è rimasto poco chiaro. A fare (parzialmente) luce sul tema, adesso, è una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Nature.

UN ASSE TRA CERVELLO, MIDOLLO OSSEO E VASI SANGUIGNI

Studiando dei topi già propensi (per un difetto genetico) ad andare incontro all'aterosclerosi, ovvero quel processo che provoca l'irrigidimento dei grandi vasi e la riduzione del loro calibro, i ricercatori hanno scoperto ciò che avviene a livello cerebrale, quando il sonno inizia a scarseggiare (o comunque è di scarsa qualità). Sembra esserci un filo rosso invisibile a collegare il cervello, il midollo osseo e i vasi sanguigni. A fare da «trait d'union» tra i tre distretti, sarebbero i globuli bianchi. La sintesi delle cellule normalmente deputate alla difesa del nostro organismo aumenterebbe - in seguito alla riduzione della sintesi di un ormone cerebrale, l'ipocretina, dovuta proprio alla carenza di sonno - infatti nelle persone che non riposano in maniera adeguata. Stando a quanto osservato nello studio, durante il quale alcuni topi sono stati indotti a interrompere il proprio riposo frequentemente durante la notte, le cellule sintetizzate in eccesso tenderebbero ad accumularsi nella parete dei vasi. Ciò determinerebbe un ispessimento delle loro pareti e causerebbe una restrizione del calibro: di fatto ciò che fa da prologo all'infarto, che quando si verifica a livello delle coronarie pone a repentaglio la salute del cuore.


Con poco sonno si «prepara» il cervello alla demenza

Con poco sonno si «prepara» il cervello alla demenza

17-07-2018
COSA ACCADE NEL MIDOLLO OSSEO?

La scoperta di questo percorso sottolinea l'importanza di dormire abbastanza: tra le sei e le otto ore a notte. Ma importante, per preservare la salute cardiovascolare (prima causa di morte tra gli adulti occidentali), è considerata anche la qualità del sonno. «Nelle persone che riposano adeguatamente, l'ipocretina tiene sotto controllo la sintesi di molecole proinfiammatorie da parte del midollo osseo - spiega Filip Swirski, responsabile del laboratorio di biologia dei sistemi all'Università di Harvard (Boston) e coordinatore della ricerca -. Questo meccanismo antinfiammatorio è regolato dal sonno e risulta smorzato tanto peggiore è la qualità o ridotta risulta la durata del sonno». Dalla ricerca è emerso che i topi abituati a vivere nottate più «movimentate», tendevano a sviluppare un aterosclerosi più accentuata rispetto agli altri che riposavano regolarmente. La «colpa»? Dell'aumentata produzione di globuli bianchi, che assieme ai depositi di grasso possono restringere il lume dei grandi vasi.

DORMIRE BENE PRESERVA DALLA DEPRESSIONE? 

ASSE NEUROIMMUNITARIO FUTURO TARGET TERAPEUTICO?

I ricercatori hanno inoltre dimostrato che, nei topi poco riposati, la somministrazione di ipocretina (l'ormone svolge un ruolo cruciale nella regolazione dei meccanismi di sonno-veglia) determinava una riduzione della sintesi di molecole proinfiammatorie. Un'evidenza che, a detta degli scienziati, è sufficiente a provare il ruolo che il deficit di ipocretina gioca nel determinare l'aumento dell'infiammazione e l'aterosclerosi. Il meccanismo, a ogni modo, potrebbe non essere l'unico alla base della correlazione tra la qualità del sonno e l'insorgenza dei disturbi cardiovascolari. Ma la comprensione delle interazioni che maturano lungo «l'asse neuro-immunitario», come l'hanno definito gli autori dello studio, «potrebbe essere una valida base per sviluppare nuovi trattamenti per il sonno e, di conseguenza, per ridurre l'impatto dei disturbi cardiovascolari e metabolici che risultano provocati da un riposo di scadente qualità». 

 

POCO SONNO FA MALE ALLA SALUTE

Tirare fino a tarda notte è una scelta che, oltre a intaccare la qualità delle nostre performance, per le ripercussioni sull'umore e sulla capacità di concentrarsi, mina a vari livelli la nostra salute. Molteplici sono le ricadute sull'organismo, che partono dal cervello (il sonno è fondamentale per permettere ai neuroni di immagazzinare le informazioni importanti acquisite durante il giorno e «spazzare» quelle superflue) e arrivano dritte al cuore. Come detto, dormire poco o male ci espone a un rischio più alto di insorgenza di infarti e ictus, oltre ad «avvicinare» condizioni croniche quali l'obesità (chi dorme di meno, mangia di più e fa fatica a bruciare le calorie in eccesso), il diabete di tipo 2 e la sindrome metabolica. La carenza di sonno è visibile anche sul nostro volto: la pelle di chi non riposa adeguatamente è meno elastica e aggrinzita. 

 

COME «CORREGGERE» IL PROPRIO SONNO? 

Un adulto dovrebbe dormire, mediamente, tra le 7 e le 9 ore a notte. Se questo non accade e si vuole correre ai ripari, sono diversi gli accorgimenti possibili. Il primo che viene in mente porta alla riduzione dei consumi di caffeina: meglio non consumare alimenti che ne sono ricchi (caffè, té, cioccolato, energy drink) oltre una certa ora. Altro consiglio utile è quello che porta a raccomandare di tenere a distanza smartphone, tablet e pc per almeno un'ora prima di andare a letto: la luce blu dei display è infatti nemica del riposo notturno. Utile può essere anche puntare la sveglia sempre allo stesso orario, almeno nei giorni lavorativi: in questo modo si regolarizzano i ritmi e, con il tempo, a trarre giovamento è anche la qualità del sonno. Meglio evitare, infine, le «abbuffate» di sonno del fine settimana. Per alcuni non c'è di meglio da fare durante il weekend. Ma il rischio è quello di illudersi di essere più riposati in vista della settimana successiva, per poi ritrovarsi il lunedì più stanchi di prima. 

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


Articoli correlati


Commenti (0)


In evidenza