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Cardiologia

Gli omega 3 aiutano a recuperare dopo un infarto

pubblicato il 20-10-2016
aggiornato il 03-03-2017

Uno studio americano mostra sensibili vantaggi da una terapia con Omega 3, nei sei mesi successivi all’infarto, sia in termini di funzionalità del muscolo sia di riduzione di esiti cicatriziali

Gli omega 3 aiutano a recuperare dopo un infarto

Non solo prevenzione. Gli acidi grassi Omega 3, oltre a proteggere il cuore dal rischio di infarto del miocardio, sarebbero efficaci anche nel post-evento. Aiuterebbero cioè, assunti quotidianamente, a ridurre gli esiti cicatriziali favorendo anche il miglior pompaggio del sangue. Sono i risultati di uno studio condotto dal Brigham and Women’s Hospital di Boston, negli Stati Uniti, pubblicati sulla rivista Circulation.

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LO STUDIO

È innovativo: il primo ad aver valutato l’azione degli acidi grassi Omega 3 sul cuore infartuato. Sono ormai noti i benefici protettivi e preventivi derivanti dall’assunzione dell’olio di pesce sulla salute del muscolo cardiaco, specie se predisposto per familiarità o altra causa a eventi cardiovascolari. Ma dopo un infarto del miocardio? Un punto interrogativo che trova risposta in uno studio americano che ha preso in considerazione 360 pazienti infartuati suddividendoli in due gruppi, di cui il primo sottoposto a terapia con un integratore a base di omega-3, quattro dosi da un grammo ciascuna assunte quotidianamente, ed il secondo a un placebo: terapie, in entrambi i casi, già iniziate dal primo mese successivo al ricovero e proseguite per un intero semestre. Tutti i pazienti, inoltre, sono stati valutati con risonanza magnetica all’inizio e al termine dello studio, informati sul corretto stile di vita e monitorati nel tempo da un gruppo di specialisti.


I RISULTATI

A sei mesi dall’inizio della terapia con Omega-3, è stato possibile osservare una sensibile riduzione degli esiti cicatriziali (fibrosi) nella regione del cuore infartuata e un miglior pompaggio del sangue da parte del muscolo cardiaco. «A seguito di un infarto - ha spiegato Raymond Kwong, direttore della risonanza magnetica cardiaca del Brigham and Women’s Hospital - una parte del muscolo muore e la restante è costretta a compiere un extra lavoro per pompare il sangue, con la diretta conseguenza, per via delle condizioni di fragilità in cui la pompa cardiaca opera, di sviluppare cicatrici a livello dei tessuti. Nel corso del tempo questi due processi possono portare a insufficienza cardiaca, un rischio piuttosto comune fra gli infartuati, sebbene la sopravvivenza a un infarto sia oggi notevolmente migliorata grazie all’efficacia e al perfezionamento delle terapie». Inoltre lo studio avrebbe messo in evidenza che i pazienti che riuscivano ad assorbire meglio l’olio di pesce, ovvero mostravano livelli di omega 3 più elevati nel sangue, beneficiavano di una riduzione del 13% del residuo di sangue nel ventricolo sinistro rispetto alla media del 6% dei restanti pazienti, comunque trattati con omega-3.

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MIGLIORA ANCHE IL RISCHIO DI RECIDIVE

L’assunzione di Omega-3 nel post infarto favorirebbe anche la riduzione del rischio di mortalità e di possibili recidive. Almeno stando ai risultati di uno studio pubblicato sull’American Journal of Cardiology. Sarebbe infatti emerso che l’assunzione di acidi grassi Omega-3 (PUFA n-3), integrati alla terapia di riferimento, può ridurre nell’arco dei 12 mesi successivi all’inizio della terapia le probabilità di un secondo evento cardiovascolare non letale, con una percentuale pari quasi al 35%, o di abbassare sensibilmente i decessi anche di oltre il 24%.


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