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Cardiologia
Donatella Barus

In quota con una cardiopatia? Si può, preparandosi

pubblicato il 10-09-2021

L'alta montagna e le attività in quota possono essere un rischio per chi ha una storia di cardiopatia. Un documento dell'American Heart Association raccoglie le raccomandazioni utili

In quota con una cardiopatia? Si può, preparandosi

Raggiungere località ad alta quota magari per godersi una gita in montagna può essere una preoccupazione per chi soffre di una cardiopatia. Ipertensione, insufficienza cardiaca, malattie coronariche, aritmie devono spingere alla prudenza. La regola aurea è sempre consultare il medico prima di organizzare una trasferta ad altitudini elevate, ma ci sono anche alcuni consigli utili raccolti dagli esperti dell’American Heart Association (AHA).

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PERCHÉ L’ALTITUDINE CREA PROBLEMI AL CUORE?

Gli autori del documento hanno confrontato varie ricerche recenti sul rischio delle attività in montagna per le persone cardiopatiche. Dai 3.000 ai 5.000 metri sul livello del mare, spiegano i ricercatori, i livelli di ossigeno sono minori e ci sono fluttuazioni nella pressione atmosferica, nella temperatura e nell’umidità che possono mettere sotto forte stress i vasi sanguigni. Il cuore, a quelle altezze, ha bisogno di sangue molto ricco di ossigeno, anche quando è a riposo. Spossatezza, svenimenti, mal di testa, nausea sono segnali ben noti del mal di montagna, ma chi parte da una storia di cardiopatia è importante – avvertono gli specialisti - essere consapevoli dell’impegno richiesto a cuore e polmoni in quota, in particolare per chi normalmente vive ad altitudini più basse e si reca in montagna solo occasionalmente per sport, lavoro o turismo. 

 

NECESSARIO PREPARARSI

Il documento vuole aiutare medici e pazienti a organizzarsi al meglio per viaggiare in sicurezza in altitudine e nelle regioni montane, ha spiegato William K. Cornwell III, coordinatore del gruppo di lavoro e professore di cardiologia alla University of Colorado School of Medicine di Aurora (città a oltre 1.600 metri d’altitudine). Attraverso una sintetica revisione della fisiologia in alta quota e in condizioni di ipossia per i soggetti cardiopatici, gli esperti hanno raccolto le evidenze scientifiche sulle migliori prassi per gestire il rischio. Ci saranno situazioni in cui lo specialista potrà sconsigliare di andare in montagna. Ma quando possibile come muoversi in sicurezza? La risposta è: prepararsi. 

 

LE RACCOMANDAZIONI

Quali sono i consigli utili per pianificare un soggiorno in quota per le persone con una storia di cardiopatia? In generale, ecco i punti principali che possono aiutare:

  • confrontarsi col medico, che potrà dare un parere in base al quadro clinico, al tipo di viaggio e di attività previste;
  • raggiungere gradualmente la quota prevista per dare al corpo il tempo di aggiustare i livelli di ossigeno; ad esempio dormire almeno una notte in quota prima di effettuare attività fisica
  • bere abbastanza da rimanere idratati a sufficienza
  • aggiustare la terapia farmacologica secondo i consigli del medico
  • sempre insieme al medico, considerare l’utilità di portare eventuali altri farmaci che potrebbero servire in caso di problemi e potrebbero essere difficili da reperire in loco
  • limitare o meglio evitare l’alcol
  • identificare i sintomi che devono allarmare e spingere a tornare indietro
  • pianificare un’ascesa graduale e stabilire un piano di discesa d’emergenza
  • verificare dove sono localizzati gli ospedali più vicini e chi chiamare in caso di bisogno.

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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