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Cardiologia

Ipertensione: l'avversario invisibile

pubblicato il 17-05-2014
aggiornato il 01-02-2017

Conoscere la propria pressione arteriosa e le possibili situazioni di rischio è il primo passo per tutelare la salute di cuore, mente e reni

Ipertensione: l'avversario invisibile

La “pressione alta”, come spesso la chiamiamo, è una condizione persistente in cui i valori della pressione del sangue risultano elevati rispetto ai parametri che la comunità scientifica ha definito come normali. Un aumento della pressione sanguigna,  data dalla forza con cui il sangue viene pompato dal cuore all’interno dei vasi, è una risposta fisiologica dell’organismo a certe situazioni (come stress o sforzi), ma se i valori pressori restano alti, allora aumentano i rischi di malattie anche gravi.

Lo spiega con chiarezza Gianfranco Parati, professore ordinario di Medicina Cardiovascolare dell’ Università degli Studi di Milano-Bicocca e direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Riabilitative ad indirizzo Cardio-Neuro-Metabolico dell’ Ospedale S.Luca, IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano: «L’ipertensione non è considerata una patologia, ma un fattore di rischio importante. Resta infatti fra le prime cause di morte al mondo, eppure è sottovalutata, perfino dopo una diagnosi certa perchè, a differenza delle malattie, non dà sintomi. I pochi che hanno mal di testa quando sale loro la pressione sono fortunati!». Perchè?  «Perchè se ne accorgono e corrono ai ripari».

 

CHI E QUANTI SONO GLI IPERTESI?

Sono tanti, dice Parati: «Si stima il 30-35% della popolazione generale, ma almeno il 50-60% se si considerano le persone oltre i 60 anni». Oltre a una predisposizione genetica, i fattori predisponenti sono l’età e l’obesità, l’abitudine al fumo e un consumo eccessivo di alcol. «Non dà sintomi ed è molto diffusa: va cercata senza aspettare che si manifesti da sè. Ecco perchè è buona regola che tutti conoscano i valori della propria pressione arteriosa; quando ci sono iniziative in cui invitiamo la popolazione a farsi misurare la pressione, resto esterrefatto da quanta gente non ha idea della propria pressione, e magari non se la fa misurare da anni. Il medico di famiglia dovrebbe ad ogni visita misurare la pressione del suo paziente. E’ fondamentale anche abituarsi a misurare la pressione a casa» (leggi qui i consigli per una automisurazione efficace).

 

CURE EFFICACI, MA DA NON PRENDERE SOTTOGAMBA

Da un lato, quindi, spesso chi è iperteso non lo sa e dall’altro, anche se lo sa, non si cura a dovere. «Senza una adeguata informazione – prosegue Parati - la persona ipertesa sottostima i rischi, si sente bene, spesso accetta di malavoglia una terapia di durata indefinita di cui v ede solo gli effetti negativi e dopo un po’ smette di prendere i farmaci. E’ per questo che l’ipertensione è sotto controllo solo nel 35% dei pazienti trattati. Una minoranza dei pazienti è davvero resistente alle terapie -  e per loro si stanno studiando soluzioni innovative – ma la maggior parte dei fallimenti terapeutici dipende dalla scarsa aderenza alle cure». 

Per questo motivo è fondamentale una corretta informazione affinchè una persona sana che ha la pressione alta resti sana anche a distanza di tempo. «Bisogna essere consapevoli del fatto che, se non curato, un iperteso nell’arco di 10 o 15 anni andrà incontro a complicanze gravi, come l’ictus, scompenso cardiaco, danno renale, danni cognitivi, aritmie, malattie ischemiche del cuore».


@donatellabarus

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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