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Cardiologia

Nelle donne l’arresto cardiaco è ancora trascurato

pubblicato il 08-03-2016
aggiornato il 27-02-2017

Permane l'errata convinzione che le malattie cardiovascolari siano una prerogativa maschile. Rianimazione cardiopolmonare e difibrillatore: ecco come un intervento precoce può salvare la vita

Nelle donne l’arresto cardiaco è ancora trascurato

Otto marzo, giornata internazionale della Donna. Ma nel campo medico le differenze tra i due sessi non sono ancora azzerate. Tra le condizioni che maggiormente «allontanano» i due sessi ci sono quelle cardiovascolari. Le marcate differenze nei sintomi portano le donne a essere più spesso trascurate dopo aver subìto un arresto cardiorespiratorio. Si tratta di una condizione che colpisce quattrocentomila persone ogni anno soltanto in Europa - sessantamila in Italia - e che quattro anni fa costò la vita al calciatore Piermario Morosini. Chi si trova al fianco di queste persone negli istanti cruciali spesso fatica a capire cosa stia accadendo.

 

ANCHE NELLE DONNE IL CUORE SI FERMA ALL’IMPROVVISO

È questo il messaggio che, nella giornata internazionale della Donna, emerge da una ricerca pubblicata sullo European Heart Journal e presentata nel corso dell’ultimo congresso della Società Europea di Cardiologia. Alla base c’è un equivoco di fondo: l’idea che le donne non possano avere problemi di cuore. Un aspetto che era già emerso per l’infarto del miocardio e che oggi viene associato alla comparsa di un arresto cardiorespiratorio: riscontrabile se la persona è priva di coscienza, non respira spontaneamente e se il polso non è rilevabile all’altezza dell’arteria carotide. «Occorre maggiore sensibilizzazione su questo tema», è l’appello che l’otto marzo ha voluto lanciare Nicole Karam, cardiologo interventista all’ospedale Georges Pompidou di Parigi e prima firma della pubblicazione. Dopo aver condotto uno studio su oltre undicimila pazienti colpiti da arresto cardiorespiratorio tra il 2011 e il 2014, gli specialisti hanno notato che quattro casi su dieci avevano riguardato le donne. Ma ciò nonostante, soltanto il sessanta per cento delle vittime, rispetto al settanta per cento registrato negli uomini, era stato trattato in maniera adeguata dalle persone che erano al loro fianco: attraverso la rianimazione cardiopolmonare e l’impiego di un defibrillatore automatico esterno. E questo anche se le donne erano più spesso in compagnia al momento dell’arresto cardiaco, rispetto agli uomini.

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LA RIANIMAZIONE PUO’ SALVARE UNA VITA

La conseguenza è stata abbastanza scontata: inferiore è stata la quota di donne, rispetto agli uomini, giunte vive in ospedale dopo essere state colpite da un arresto cardiorespiratorio. Tra queste, i medici hanno osservato che le vittime avevano spesso registrato alcune «spie» il giorno precedente: vertigini, palpitazioni, dolore al petto, respiro affannoso. Chi si trova vicino a una donna colpita da un arresto cardiorespiratorio, secondo gli specialisti, spesso non interviene per due ragioni: non ha ben chiara la gravità di quanto stia accadendo o considera la paziente troppo fragile per essere sottoposta alla rianimazione cardiopolmonare. È su questi due punti che occorre sensibilizzare la cittadinanza.

«Se i testimoni di un arresto cardiaco iniziano le manovre di rianimazione cardiopolmonare entro i primissimi minuti, prima dell’arrivo dell’ambulanza e del personale specializzato, le possibilità di sopravvivenza raddoppiano o triplicano», ricorda Giuseppe Ristagno, responsabile del laboratorio di fisiopatologia cardiovascolare dell’istituto Mario Negri di Milano. Ma in Italia ciò avviene soltanto nel quindici per cento dei casi, a fronte di percentuali intorno al cinquanta per cento che appartengono ai Paesi scandinavi.

 

INFORMARE I GIOVANI

Il target del messaggio, secondo Michele Gulizia, direttore della cardiologia dell’azienda ospedaliera “Garibaldi-Nesima” di Catania e presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco), devono essere i ragazzi. «Se capiscono che sono in grado di salvare una vita grazie a pochi semplici gesti, possono diventare “ambasciatori” delle manovre di rianimazione nelle loro famiglie». L’obiettivo ultimo è aumentare il numero di chi sa come affrontare un attacco cardiaco e contribuire alla riduzione del numero delle vittime. Si tratta di manovre elementari, che possono salvare una vita e che chiunque, anche senza una preparazione sanitaria professionale, può eseguire. Come comportarsi se ci si trova di fronte a una persona colpita da arresto cardiaco?

Di seguito le otto manovre da eseguire per affrontare l’arresto cardiaco (fonte Italian Resuscitation Council).

  1. Se trovi una persona priva di sensi, chiamala e scuotila leggermente
  2. Se non risponde, chiedi aiuto
  3. Piega la testa all’indietro e solleva il mento. Guarda il torace e controlla se respira
  4. Se non respira normalmente, fai chiamare il 118
  5. Manda qualcuno a prendere un defibrillatore
  6. Sovrapponi le mani sul centro del torace
  7. A braccia tese comprimi profondamente 2 volte al secondo (100-120 al minuto)
  8. Se hai un defibrillatore accendilo e ti dirà cosa fare 
     


@fabioditodaro 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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