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Cardiologia

Nelle donne l’arresto cardiaco è ancora trascurato

Le malattie cardiovascolari non sono una prerogativa maschile. Rianimazione cardiopolmonare e difibrillatore: ecco come un intervento precoce può salvare la vita

Otto marzo, giornata internazionale della Donna. Ma nel campo medico le differenze tra i due sessi non sono ancora azzerate. Tra le condizioni che maggiormente «allontanano» i due sessi ci sono quelle cardiovascolari. Le marcate differenze nei sintomi portano le donne a essere più spesso trascurate dopo aver subìto un arresto cardiorespiratorio. Si tratta di una condizione che colpisce quattrocentomila persone ogni anno soltanto in Europa - sessantamila in Italia - e che quattro anni fa costò la vita al calciatore Piermario Morosini. Chi si trova al fianco di queste persone negli istanti cruciali spesso fatica a capire cosa stia accadendo.

ANCHE NELLE DONNE IL CUORE SI FERMA ALL’IMPROVVISO

È questo il messaggio che, nella giornata internazionale della Donna, emerge da una ricerca pubblicata sullo European Heart Journal e presentata nel corso dell’ultimo congresso della Società Europea di Cardiologia. Alla base c’è un equivoco di fondo: l’idea che le donne non possano avere problemi di cuore. Un aspetto che era già emerso per l’infarto del miocardio e che oggi viene associato alla comparsa di un arresto cardiorespiratorio: riscontrabile se la persona è priva di coscienza, non respira spontaneamente e se il polso non è rilevabile all’altezza dell’arteria carotide. «Occorre maggiore sensibilizzazione su questo tema», è l’appello che l’otto marzo ha voluto lanciare Nicole Karam, cardiologo interventista all’ospedale Georges Pompidou di Parigi e prima firma della pubblicazione. Dopo aver condotto uno studio su oltre undicimila pazienti colpiti da arresto cardiorespiratorio tra il 2011 e il 2014, gli specialisti hanno notato che quattro casi su dieci avevano riguardato le donne. Ma ciò nonostante, soltanto il sessanta per cento delle vittime, rispetto al settanta per cento registrato negli uomini, era stato trattato in maniera adeguata dalle persone che erano al loro fianco: attraverso la rianimazione cardiopolmonare e l’impiego di un defibrillatore automatico esterno. E questo anche se le donne erano più spesso in compagnia al momento dell’arresto cardiaco, rispetto agli uomini.

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