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Neuroscienze

Ecco cosa succede al cervello in menopausa

Uno studio su 125mila donne mostra modifiche cerebrali durante la menopausa. La TOS non peggiora le funzioni cognitive, ma va letta alla luce del profilo delle pazienti che la ricevono

La menopausa modifica il cervello, con una riduzione del volume della sostanza grigia in alcune aree chiave e un aumento di sintomi come ansia, depressione e disturbi del sonno. Ma la terapia ormonale sostitutiva (TOS) non sembra peggiorare le funzioni cognitive e potrebbe avere un effetto selettivo su alcune capacità. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Psychological Medicine, condotto su dati della UK Biobank.

COS’È LA TOS

La TOS è un trattamento farmacologico che consiste nella sostituzione degli ormoni ovarici che il corpo smette di produrre naturalmente durante la menopausa.

Viene utilizzata per cercare di ridurre i cambiamenti fisici e psicologici legati a questo periodo, come le vampate di calore e i disturbi del sonno. Le linee guida suggeriscono inoltre il suo impiego anche per mitigare i sintomi depressiviche insorgono specificamente a causa della transizione menopausale. In Inghilterra, dove lo studio è stato condotto, circa il 15% delle donne ricorre a TOS, mentre in Italia è molto meno usata. Secondo i dati di un’indagine di Fondazione Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, del 2022, solo il 5% delle donne in menopausa ricorre alla terapia ormonale sostitutiva, principalmente per timore di un aumentato rischio di tumori ad essa associato.

Le ricerche degli ultimi anni hanno mostrato come la menopausa sia una transizione che coinvolge il cervello, modificandone la struttura, la connettività e il profilo metabolico. Qual è l’effetto della TOS su questo processo?

LO STUDIO

I ricercatori hanno analizzato i dati di quasi 125.000 donne dal database biomedico UK Biobank. Le partecipanti sono suddivise in tre gruppi: donne in pre-menopausa, donne in post-menopausa che non hanno mai usato la TOS e donne in post-menopausa che hanno utilizzato la TOS. L’età a cui la terapia veniva iniziata in media era di 49,03 anni.

La menopausa è risultata associata a un aumento dei livelli di ansia, depressione e difficoltà del sonno. E le donne in terapia con TOS presentavano un maggior numero di problemi di salute mentale rispetto alle donne in post-menopausa che non erano in terapia.

Questo dato, però, va interpretato con cautela: le donne che ricevono la TOS sono spesso proprio quelle che presentano già sintomi più marcati prima dell’inizio del trattamento. Un'analisi successiva ha infatti mostrato che queste pazienti avevano livelli più elevati di sintomi psichiatrici già prima della prescrizione. Il risultato è coerente con le linee guida, che raccomandano la TOS proprio nei casi in cui i sintomi della menopausa sono più intensi.

Non sono state riscontrate differenze significative nelle prestazioni della memoria tra i gruppi. Ma la TOS sembra associata a una riduzione del peggioramento dei tempi di reazione, quindi potrebbe preservare la velocità di elaborazione cognitiva (processing speed), misurata nello studio con test di confronto visivo tra coppie di carte.

RIDUZIONE DELLA MATERIA GRIGIA DURANTE LA MENOPAUSA

In entrambi i gruppi di donne post-menopausa, e in particolare tra coloro che erano in terapia, i ricercatori hanno riscontrato riduzioni significative nel volume di materia grigia, il tessuto cerebrale che contiene i corpi delle cellule nervose e aiuta a elaborare informazioni, controllare i movimenti e gestire memoria ed emozioni.

In particolare, queste differenze si verificarono nell'ippocampo (responsabile della formazione e dell'immagazzinamento dei ricordi); nella corteccia entorinale (che permette il passaggio delle informazioni tra l'ippocampo e il resto del cervello); e nella corteccia cingolata anteriore (la parte del cervello che aiuta a gestire le emozioni, prendere decisioni e concentrare l’attenzione).

«Le regioni cerebrali in cui abbiamo osservato queste differenze tendono ad essere influenzate dalla malattia di Alzheimer», commenta Barbara Sahakian, autrice senior dello studio nel comunicato stampa. «La menopausa potrebbe rendere queste donne più vulnerabili in futuro. L’effetto che esercita potrebbe aiutare a spiegare, almeno in parte, perché la demenza è molto più frequente (di circa il doppio) nelle donne rispetto agli uomini».

UN ASPETTO SANITARIO SOTTOFINANZIATO

Lo studio sottolinea la necessità di migliorare l'educazione, il supporto e le opzioni di trattamento per affrontare i problemi di salute mentale durante questa fase della vita. Anche perché, si legge in un editoriale di Nature di gennaio 2025, nonostante la menopausa sia associata anche a un rischio aumentato di malattie cardiovascolari, diabete, osteoporosi e perdita di memoria, i finanziamenti per la ricerca sono pochi.

In generale, la stragrande maggioranza degli studi nel campo dell'invecchiamento non considera questa fase della vita. Horizon Europe, il più grande programma multinazionale di finanziamento della ricerca al mondo, non prevede una voce di spesa specifica per la menopausa.

Il National Institute of Health ha istituito una categoria per la ricerca sulla menopausa nel 2023 e sta lavorando a un'agenda di ricerca ma le cifre coinvolte non sono particolarmente elevate (58 milioni di dollari nel 2024).

La menopausa non è una categoria definita per molti dei più grandi finanziatori filantropici al mondo e, interrogata da Nature, nessuna di queste agenzie è riuscita a comunicare l'entità precisa dei propri finanziamenti legati alla menopausa.

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