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Covid-19: il punto della situazione sul vaccino Pfizer

pubblicato il 09-11-2020

Il vaccino BNT162b2 sembrerebbe efficace nel 90% dei casi. Funzionamento, risultati e sfide future nella lotta a Covid-19

Covid-19: il punto della situazione sul vaccino Pfizer

Covid-19 e vaccino: siamo ad un punto di svolta? Secondo le prime notizie trapelate da una comunicazione dell'Associated Press e ora visibili sul sito di Pfizer, il vaccino BNT162b2 sviluppato dall'azienda sarebbe efficace nel 90% dei casi. Un risultato positivo e importante che non deve però generare facili entusiasmi. I dati non sono stati ancora pubblicati ufficialmente e rappresentano una prima parziale fotografia sull'utilità del vaccino. La strada però sembra tracciata e fa ben sperare.

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COME FUNZIONA IL VACCINO BNT162b2?

Ad oggi, secondo gli ultimi dati reperibili dal sito clinicaltrials.gov -il database americano che raggruppa tutte le sperimentazioni farmaceutiche attive nel globo-, sono 52 i candidati vaccini contro Sars-Cov-2 testati nell'uomo. Uno di essi, già nella fase III di sperimentazione, è BNT162b2 di Pfizer. A differenza della maggior parte dei vaccini, che prevedono la somministrazione di parti inattivate del virus, quello sviluppato dall'azienda statunitense in collaborazione con BioNTech si basa sulla tecnologia ad mRNA (messa a punto in passato grazie all'intuizione dell'italiano Rino Rappuoli, che sta lavorando ad un altro vaccino simile sempre per Covid-19). 

In particolare l'approccio consiste nell'iniettare all'interno del corpo degli mRNA in modo tale che una volta all'interno delle cellule sia il corpo stesso a produrre il vaccino. In questo caso è stato iniettato un mRNA capaci di generare una proteina virale di Sars-Cov-2.

I RISULTATI PRELIMINARI

Nei mesi scorsi il vaccino in questione ha superato le fasi I e II dove è stata valutata la sicurezza ed altri importanti parametri. Nella fase III invece, oltre a confermare quanto osservato nella I e II, si è passati a verificarne la reale efficacia. La fase III ha previsto il coinvolgimento di 44mila persone. Ad un gruppo è stato somministrato il vaccino, all'altro il placebo. Ovviamente nessuno partecipante sa cosa ha ricevuto. A distanza dalla seconda dose tutti i partecipanti sono stati monitorati e dai primi risultati preliminari sono emerse 94 positività, quasi tutte nel gruppo del placebo. Un risultato importante che sembrerebbe andare nella direzione sperata, ovvero l'efficacia del vaccino nel prevenire l'infezione da coronavirus. Il condizionale è comunque d'obbligo poiché solo attraverso la pubblicazione dei dati sarà possibile trarre delle conclusioni, soprattutto a riguardo della capacità del vaccino non solo di proteggere ma anche di evitare la trasmissione della malattia.

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NON SOLO PFIZER

Aspettando i dati pubblicati e un loro aggiornamento sul lungo periodo, è importante sottolineare che l'eventuale arrivo del vaccino non implica il fallimento di tutti gli altri. Anzi, potendo avere più vaccini a disposizione sarà possibile affrontare ancora meglio le infezioni da coronavirus. Non tutte le persone infatti rispondono in maniera identica alla vaccinazione. Ecco perché il senso di avere più armi a disposizione.

LA SFIDA DELLA DISTRIBUZIONE

Pur rappresentando un'ottima notizia, nella sfida al vaccino per Covid-19 occorre menzionare anche il problema della logistica. Avere un vaccino non è il punto di arrivo. Una volta ottenuto occorre che sia prodotto su larga scala e poi distribuito. Per l'approccio a mRNA usato da Pfizer la conservazione del prodotto prevede una temperatura di -80 gradi centigradi. Una sfida non indifferente dal punto di vista organizzativo. 


Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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