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Charlotte Matteini

Irregolari e homeless: gli invisibili del vaccino

pubblicato il 20-07-2021

Come accedere al vaccino contro il Covid-19 senza tessera sanitaria? Chi si preoccupa delle copertura vaccinale fra migranti irregolari e persone senza fissa dimora? La situazione in Italia: un puzzle di inclusione ed emarginazione

Irregolari e homeless: gli invisibili del vaccino

La campagna vaccinale nazionale contro il virus SARS-CoV-2 sta procedendo nel complesso speditamente. Le Regioni, a velocità più o meno differenti e nonostante l’attuale carenza di dosi dei vaccini a mRNA, stanno continuando a vaccinare i cittadini residenti che si stanno prenotando attraverso i portali messi a disposizione dalle amministrazioni pubbliche e da Poste Italiane. Sebbene si stia procedendo in velocità a vaccinare i cittadini in possesso di iscrizione al servizio sanitario, la stessa cosa può dirsi del programma dedicato ai soggetti in condizioni di fragilità sociale, in primo luogo gli immigrati irregolari e i senza fissa dimora.

 

COPERTURE VACCINALI PIÙ BASSE FRA I MIGRANTI

Secondo il report “Reducing COVID 19 transmission and strengthening vaccine uptake among migrant populations in the EU/EEA” prodotto dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e diffuso nel mese di giugno 2021, nei Paesi UE sono stati rilevati alcuni gruppi di migranti e minoranze etniche che presentano bassi tassi di copertura vaccinale e la loro alta esposizione al virus implica la necessità di realizzare un piano di vaccinazione mirato, dedicato in particolare alle categorie più fragili come i migranti che prestano opera nei campi, i presenti nei centri di accoglienza e detenzione, nei rifugi per senzatetto o in altre strutture di aggregazione.

 

I NUMERI IN ITALIA

Allo stato attuale, i soggetti in condizione di fragilità sanitaria e sociale presenti nel territorio nazionale sono circa 800.000: parliamo di circa 500/600.000 immigrati irregolari, circa 45.000 senza fissa dimora, secondo l'ultimo censimento, e circa 200.000 persone che hanno fatto domanda di regolarizzazione - e quindi hanno tutto il diritto di essere iscritti al servizio sanitario nazionale - ma sono sostanzialmente in un limbo burocratico che non permette loro di accedere al completamento della pratica perché le Questure non hanno analizzato le domande presentate e dunque sono in possesso di un codice fiscale temporaneo, che non in tutte le Regioni permette l'accesso al portale per la prenotazione della vaccinazione.

 

L’ACCESSO ALLA VACCINAZIONE: QUESTIONE DI CODICI

Come si accede alla prenotazione della vaccinazione? Attraverso i portali messi a disposizione dalle varie amministrazioni regionali: è necessario inserire il numero della tessera sanitaria e il codice fiscale. Gli immigrati irregolari, per esempio, non sono in possesso di questi dati e dunque sono impossibilitati a prenotare il vaccino a parità di condizioni con il cittadino italiano. Le casistiche sono molteplici e già nel febbraio 2021 AIFA aveva esplicitato che per procedere all’immunizzazione dei soggetti socialmente più fragili sarebbe stato necessario permettere l’accesso al vaccino anche agli immigrati irregolari in possesso del numero STP (“Straniero Temporaneamente Presente”, un codice rilasciato dalle Regioni che permette agli stranieri senza permesso di soggiorno di accedere a servizi sanitari essenziali e di emergenza). Lo stesso ai cittadini comunitari in condizioni di fragilità sociale in possesso di ENI – “Europeo Non Iscritto”, un codice che però non tutte le Regioni concedono –; oppure permettere l’accesso al sistema di prenotazione tramite il codice fiscale temporaneo in possesso di immigrati in attesa di regolarizzazione; oppure, ancora, ai migranti senza documenti o con documenti scaduti, tramite un’autodichiarazione completa di un riferimento che possa permettere di rintracciarli. Alcune Regioni hanno proceduto in questo senso, personalizzando i propri portali e permettendo l’accesso alla prenotazione per ogni persona presente sul territorio nazionale anche se privo di tessera sanitaria, in altre Regioni, però, al momento questo non è ancora possibile.

 

I VACCINI PER I SOGGETTI OUT OF REACH

In Italia, della campagna vaccinale dedicata ai soggetti cosiddetti "out of reach" si è iniziato a parlare nel febbraio 2021, quando l'Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato una comunicazione nella quale venivano specificate le categorie aventi diritto all’accesso alla vaccinazione e come procedere alla vaccinazione dei soggetti in condizione di fragilità difficilmente raggiungibili e particolarmente esposti al contagio: «Da una parte le istituzioni hanno dato un segnale di inclusione e non potrebbe essere altrimenti perché la Salute è un bene indivisibile» spiega il dottor Salvatore Geraci, responsabile del poliambulatorio dedicato agli immigrati della Caritas di Roma e Presidente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. «La prima struttura che ha dato un segnale molto puntuale è stata AIFA con una comunicazione del 3 febbraio 2021, pubblicata sul sito istituzionale, nella quale si specificava chi poteva accedere al vaccino. C’erano praticamente tutte le categorie e, alla domanda "come accedere", specificava che gli immigrati con STP, oppure ENI, oppure un codice fiscale temporaneo, avrebbero potuto accedere alla vaccinazione. Idem i soggetti privi di documenti o con documenti scaduti, in questo caso sarebbe bastata un'autodichiarazione con un riferimento utile a rintracciarli».

 

SERVONO INDICAZIONI UNIVOCHE E NAZIONALI

«Il 4 febbraio, come associazioni del settore su base nazionale, ci siamo riuniti in un tavolo “immigrazione e salute” e abbiamo scritto una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza chiedendo indicazioni puntuali sulla base delle specifiche di AIFA per poter procedere con il piano di vaccinazione» prosegue il dottor Geraci. «Non ci sono state però grandi indicazioni e ogni Regione si è organizzata da sé, anche in maniera un po' ambigua all'inizio, c'era molta confusione. In linea di principio ci si è mossi in maniera perfetta, molto inclusiva, ma dal punto di vista operativo c'è stato qualche problema in più. A un certo punto è stata però pubblicata una nota del commissario straordinario all'emergenza Covid-19 Francesco Paolo Figliuolo che si intitola "Come vaccinare chi non ha la tessera sanitaria". Sembrava un passaggio importante ma in realtà si riferiva al target diplomatico e simili e come associazioni abbiamo chiesto di esplicitare le indicazioni per la vaccinazione dei soggetti in condizioni di fragilità visto che in quel momento si stava parlando di vaccinare i turisti in vacanza ed era abbastanza assurdo che non si procedesse a parlare di questa questione».

 

LA SITUAZIONE ATTUALE

Al momento, il percorso per la vaccinazione di immigrati irregolari, senza fissa dimora e immigrati in attesa di regolarizzazione è avviato, con velocità diverse a seconda delle diverse Regioni e con numerosi ritardi e incertezze, che si innestano in una situazione già di generale incertezza a livello nazionale: «È chiaro che questo non favorisce delle politiche proattive rispetto alla vaccinazione di questo tipo di popolazione. La campagna non è in stallo, qualcosa si muove, ma si viaggia a vista», commenta il dottor Geraci.

 

LE RICHIESTE DELLE ASSOCIAZIONI

Per poter operare in maniera più efficiente e incisiva, le associazioni del privato sociale come Caritas, Emergency e Comunità di Sant’Egidio, che si stanno occupando di collaborare e supportare le autorità sanitarie in questa fase, chiedono tre importanti modifiche procedurali:

• inserire nella piattaforma istituzionale (messa a disposizione da Poste Italiane e poi personalizzata da ogni Regione) la possibilità di prenotare la vaccinazione anche se non in possesso della tessera sanitaria, a parità di condizioni con il cittadino italiano; in Campania, Lombardia, ed Emilia-Romagna, per esempio, questo è possibile ma in altre Regioni ancora no

attivare le Asl locali per procedere alla vaccinazione dei soggetti che vivono nei centri di accoglienza, ma anche intervenire per raggiungere le persone senza fissa dimora e difficilmente rintracciabili. Anche in questo caso, le Regioni si sono mosse in ordine sparso delegando al privato sociale, come la Lombardia in particolare, oppure con collaborazioni, come l'Emilia-Romagna o il Lazio

• Valutare il tipo di vaccino da utilizzare. Spiega il dottor Geraci: «Perché è vero che fin dall'inizio tutti abbiamo detto che il vaccino più utile, in particolare per i senza fissa dimora, sarebbe stato il Janssen (o Johnson&Johnson), monodose, perché rende l'operazione più semplice. Però poi è successo che il monodose Janssen è stato sconsigliato agli under 60 e si è creata una certa confusione. Il Cts (Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute, ndr) ha diramato un documento nel quale veniva specificato che per somministrare questo tipo di vaccino si sarebbe potuto derogare alla linea operativa e dunque somministrarlo anche agli under 60, chiedendo però il parere dei comitati etici locali.

 

VACCINI MONODOSE ANCHE AI GIOVANI?

È un'ulteriore variabile che complica la gestione del piano vaccinale per questa specifica popolazione, visto che non solo dobbiamo fare riferimento a 21 sistemi sanitari su base regionale, all'interno dei quali ci sono un certo numero di Asl che a livello locale organizzano le procedure, ora si aggiungono anche a questi comitati che sono su base provinciale. Tra l'altro non sappiamo quello che sta succedendo a livello di questi comitati etici, in Lombardia si sono espressi all'unanimità per tutto il territorio regionale, con un'operazione intelligente che ha evitato il moltiplicarsi dei pareri. Poi però è subentrato il problema delle dosi mancanti di vaccini a mRNA, a fronte di un esubero di dosi Astrazeneca e Janssen ma, mentre su Astrazeneca c'è l’indicazione esplicita di evitare la somministrazione agli under 60, per Janssen c'è invece una raccomandazione a non utilizzarlo prima dei 60 anni, considerandone però in quanto vaccino monodose per persone difficilmente raggiungibili. Dunque in questo momento, per esempio nel Lazio, gli immigrati irregolari o in attesa di regolarizzazione sono stati equiparati ai senza fissa dimora; a loro viene somministrato il vaccino Janssen, ma se le indicazioni e la comunicazione non sono chiare diventa anche più difficile convincere le persone in condizioni di fragilità sociale e, in alcuni casi, di povertà educativa a vaccinarsi».

Charlotte Matteini
Charlotte Matteini

Laureata in scienze della comunicazione presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è giornalista dal 2016 e negli anni ha lavorato per numerose testate nazionali, specializzandosi in politica interna, debunking e fact-checking.


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