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Fumo

Fumo e polmoniti: se l’untore è la sigaretta

pubblicato il 25-02-2014
aggiornato il 27-01-2017

Speciale polmonite. Chi fuma è più esposto a infezioni e complicanze, ma diversi studi indicano che le sigarette sono anche veicolo di agenti patogeni

Fumo e polmoniti: se l’untore è la sigaretta

Speciale polmoniti: forme resistenti ai farmaci, prevenzione, vaccini

Il fumo di tabacco è fonte di molte malattie respiratorie. Nel caso delle polmoniti gioca un ruolo complesso, compromette le difese immunitarie, rende bronchi e polmoni più vulnerabili alle infezioni e complica il percorso di guarigione. Ma c’è di più: le stesse sigarette possono veicolare gli agenti patogeni responsabili della malattia.

«Ormai ci sono prove convincenti che la sigaretta è un terreno di coltura per microbi, batteri e funghi» spiega Roberto Boffi, pneumologo responsabile della Fisiopatologia respiratoria e del Centro antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Anche le marche più note contengono germi spesso resistenti alle comuni classi di antibiotici».

 

GLI STUDI

Il sospetto parte da lontano. Come ripercorso da una bella revisione di studi apparsa sul Journal of Clinical Oncology nel 2011, già negli anni ’50 si identificarono diversi funghi e batteri nel tabacco da fiuto, compresa la Pseudomonas aeruginosa, e le stesse aziende produttrici nel corso degli anni ’70 analizzarono i propri prodotti e quelli concorrenti ritrovando, fra gli altri, lo Staffilococco aureo, Enterococchi, Pseudomonas e Clostridium. Negli anni seguenti si brevettarono metodi per ridurre la carica batterica delle foglie di tabacco e limitare la contaminazione durante la lavorazione. Le ricerche si sono moltiplicate e si conta anche un’indagine dell’esercito americano che durante le operazioni militari in Iraq, a fronte di gravi casi di polmonite fra i soldati, volle fugare il sospetto che proprio le sigarette fossero state intenzionalmente contaminate. I risultati smentirono l’ipotesi dell’attentato biologico, ma nelle sigarette si ritrovarono diverse specie di microbi, alcuni connessi a patologie respiratorie.

 

CONTAMINATI ANCHE I PRODOTTI PIU' DIFFUSI

Nel 2010 un team di ricercatori statunitensi e francesi pubblicò su Environmental Health Perspective il primo studio che dimostra che le sigarette stesse possono essere fonte diretta di esposizione ad agenti infettivi, per chi fuma e chi sta intorno. I ricercatori comprarono 20 pacchetti di 4 delle più comuni marche, in 5 tabaccherie di Lione scelte a caso. Da ciascun pacchetto furono estratte e analizzate 5 sigarette e il risultato fu sorprendente: 15 classi diverse di batteri, oltre a una gamma di altri potenziali patogeni furono trovati in tutte le sigarette. Acinetobacter, Bacillus, Burkholderia, Clostridium, Klebsiella, Pseudomonas aeruginosa e Serratia in oltre il 90% dei campioni. Fra gli altri, Campylobacter, Enterococco, Proteus e Staffilococchi.

 

LE CURE

Il tabagismo fa la differenza anche per chi deve curarsi per una polmonite.  «Il fumo agisce da immunosoppressore, “addormenta “ i macrofagi (cellule fondamentali per le difese immunitarie, ndr), favorisce le infezioni, specie in presenza di altre patologie, come diabete o cancro» spiega Boffi. «La gestione delle terapie anti-polmonite diventa più complessa in presenza di un paziente fumatore, poichè possono esserci patologie concomitanti legate al fumo, ad esempio la BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) o un enfisema. L’antibiotico può avere più difficoltà a raggiungere il suo obiettivo, poichè il fumatore ha spesso un tessuto polmonare fibrotico, ispessito, e a volte si deve prolungare la terapia. Dato che sempre più di frequente si hanno broncopolmoniti, può essere utile facilitare la respirazione con broncodilatatori per via inalatoria o mucolitici».

 

IL RECUPERO

«Una volta terminate le terapie, è fondamentale continuare a tenersi lontano dalle sigarette – prosegue Roberto Boffi -. Il fumo inibisce la capacità di reazione del sistema immunitario. Inoltre spesso l’infezione che dà luogo alla polmonite non è dovuta a un unico germe, ma soprattutto nel fumatore si riscontra una flora batterica mista. Uno dei rischi è quello che a fronte di riacutizzazione dei sintomi bronchiali si usino più antibiotici, con la tendenza a aumentare la resistenza ai farmaci e favorire gli organismi opportunisti come come certi funghi». Se la malattia è un’occasione per smettere di fumare, la convalescenza dà ottime ragioni per perseverare.


@donatellabarus

 

 

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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