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Fumo

Fumo: i paesi proibizionisti godono migliore salute

pubblicato il 15-04-2014
aggiornato il 01-02-2017

Dove è vietato sono diminuite le nascite di prematuri e i casi di asma. Questo dimostra un poderoso studio su milioni di bambini in età perinatale. Da noi si continua a fumare in casa e in auto

Fumo: i paesi proibizionisti godono migliore salute

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Nei Paesi dove «non fumare è la regola, fumare è l’eccezione» si sono ridotte le nascite premature e il ricovero dei bambini per asma e difficoltà respiratorie. E’ il risultato di un’amplissima ricerca internazionale, che dopo aver esaminato le evidenze emerse da studi raccolti da 14 banche dati dal 1975 al 2013,  ha preso in considerazione 11 grandi studi pubblicati  relativi a 2, 5 milioni di  nascite  e a 250mila visite pediatriche ospedaliere per asma.  Grazie alle legislazioni antifumo, si valuta che le nascite premature siano calate del 10 per cento, e altrettanto lo sono stati i casi di asma. Ma c’è di più, perché gli effetti del fumo passivo durano per anni, e proteggere il bambino significa dotarlo di basi di salute più salde.

 

LA PROVA SCIENTIFICA

La ricerca, pubblicata su Lancet, ha visto la collaborazione di esperti delle Università di Maastricht in Olanda, di Hasselt in Belgio, di Edimburgo in Scozia, e della Harvard Medical School di Boston, negli Stati Uniti. E’ stata sponsorizzata da grandi Fondazioni internazionali, tra cui la International Paediatric Research Foundation.

Hanno dichiarato gli autori: «Il nostro studio fornisce la prova che i divieti di fumare hanno dei considerevoli benefici sulla salute in età perinatale e nell’infanzia. E fornisce un forte sostegno alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Salute affinché in ogni Paese si creino spazi pubblici dove il fumo è bandito.»  Purtroppo, la strada è ancora lunga. Sempre secondo i dati dell’Oms, soltanto il 16 per cento della popolazione mondiale vive in Paesi che hanno adottato una legislazione anti-fumo, e il 40 per cento dei bambini sono regolarmente esposti al fumo passivo.

 

IL CASO ITALIA

In Italia, dove l’anno scorso c’è stato il decennale della legge antifumo, ancora non c’è sufficiente consapevolezza dei danni che il fumo provoca al feto e al bambino. Per esempio, si continua a fumare in casa, o in auto. Un recente documento dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ricorda che l’esposizione dei bambini  al fumo passivo «aumenta il rischio d’infezioni delle basse vie respiratorie, quali polmoniti e bronchiti, causa tosse e affanno, è associata con l’otite media acuta e cronica ed è un fattore di rischio per nuovi casi di asma.»

L’Iss lancia anche un altro ammonimento:  in gravidanza «il fumo attivo della madre è uno dei maggiori fattori di rischio per un ridotto peso alla nascita, inferiore a 2 chili e mezzo, il che a sua volta rappresenta un importante fattore di rischio». E c’è in agguato un pericolo serio: «Il fumo della madre durante e dopo la gravidanza è stato identificato tra i fattori di rischio più rilevanti per la sindrome della morte improvvisa del lattante, che colpisce nel primo anno di vita lattanti apparentemente sani.»


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