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Fumo

Un mondo senza fumo? «E’ possibile»

pubblicato il 16-03-2015
aggiornato il 17-02-2017

L’appello degli esperti su Lancet, alla vigilia della Conferenza mondiale sul tabacco: potremmo ridurre al 5% il numero dei fumatori, a patto di applicare davvero norme ferree sul commercio dei prodotti da fumo

Un mondo senza fumo? «E’ possibile»

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Non sono in pochi a scommettere su quella che fino a poco tempo fa sembrava una mera utopia: ridurre la percentuale dei fumatori a meno del 5% degli adulti nel mondo. A dire che si può fare, a patto che le istituzioni internazionali si rimbocchino le maniche e prendano decisioni drastiche, è un gruppo di esperti che ha affidato alla rivista The Lancet un appello rivolto alle Nazioni Unite.  Se non si farà nulla, rimarcano i ricercatori, l’”epidemia” globale di tabacco nel corso di questo secolo farà un miliardo di vittime, l’80% delle quali nei paesi in via di sviluppo, con conseguenze sociali ed economiche disastrose. La chiave di volta per evitare un’ecatombe annunciata è “mettere il turbo” alle politiche antifumo e porre un freno alle vendite e al consumo dei prodotti da fumo entro il 2040.

 

UN BILANCIO DELLE MISURE ANTIFUMO

Il testo dell’appello appare in uno speciale che la rivista dedica alla Conferenza mondiale su Tabacco o Salute 2015 che si terrà ad Abu Dhabi dal 17 al 21 marzo. L’evento sarà anche l’occasione per fare il punto sulle politiche di controllo del tabagismo a dieci anni dal più importante accordo internazionale sul tema, la Framework Convention on Tobacco Control (Fctc) stilata sotto la guida dell’Organizzazione Mondiale della Salute e sottoscritta da 180 paesi (l’equivalente del 90% della popolazione mondiale). Fra le misure previste, l’adozione di politiche di prezzi e tassazione dei prodotti del tabacco, il divieto di pubblicità e di promozione, immagini e scritte dissuasive sui pacchetti di sigarette, spazi liberi dal fumo sul lavoro e nei luoghi pubblici.

 

L'OBIETTIVO

La proposta lanciata su Lancet non prevede un divieto della vendita del tabacco. A chi teme istanze ultraproibizioniste, Robert Beaglehol, professore all’università di Auckland, Nuova Zelanda, ha chiarito così l’intento del gruppo: «E’ ora che il mondo riconosca che è inaccettabile il danno arrecato dall’industria del tabacco e che si lavori  per un mondo libero dalla vendita legale e illegale di prodotti del tabacco. Un mondo dove il tabacco sia lontano dalla vista, dai pensieri e fuori moda – ma non proibito – è realizzabile in meno di trent’anni da adesso, ma solo con il pieno impegno dei governi, delle agenzie internazionali, come l’Onu e l’Oms e della società civile».

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COSA HA FUNZIONATO

Come raggiungere l’obiettivo? Puntando là dove finora si è stati carenti. Le misure previste dalla convenzione quadro (Fctc) hanno dato risultati soddisfacenti in alcuni Paesi («Australia, Nuova Zelanda, Finlandia, Gran Bretagna, Irlanda, Scozia e le Isole del Pacifico»), meno in altri. Secondo l’Oms, la convenzione ha portato buoni frutti: l’80% dei paesi aderenti ha dato una stretta alle normative sul fumo, i prezzi delle sigarette sono aumentati, così come gli avvisi dissuasivi sui pacchetti, con o senza immagini, e le iniziative per il “plain packaging”, ovvero i pacchetti di sigarette no logo, già clamorosamente inaugurati in Australia, seguita dall’Irlanda, in via di introduzione in Gran Bretragna e Nuova Zelanda, e discussione in Francia, Norvegia e Finlandia. Se pienamente messo in pratica, sottolinea l’Oms, l’accordo può ridurre di un quarto le morti premature entro il 2025.

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COSA BISOGNEREBBE FARE

Intanto però qualcosa non ha funzionato, sottolineano gli estensori dello speciale di Lancet. A 10 anni dalla convenzione quadro, nonostante i grandi passi avanti, l’85% della popolazione mondiale non ha accesso a programmi per smettere di fumare, il 90% vive in luoghi dove la tassazione del tabacco è al di sotto delle soglie prefissate dall’accordo (e i precedenti lo dicono: l’aumento dei prezzi è la misura più efficace per ridurre il consumo), e in 10 anni 50 milioni di persone sono morte a causa del fumo. Il problema, insistono, è che ci si è focalizzati troppo sulla domanda - i fumatori - e poco sull’offerta - i produttori. Occorrono regole più solide e una maggiore vigilanza sulle attività dell’industria del tabacco, concentrate a livello internazionale nelle mani di quattro grandi compagnie (Philip Morris International, British American Tobacco, Japan Tobacco, Imperial Tobacco) più la compagnia nazionale del mercato più grande del mondo, la Cina, che da sola conta 350 milioni di fumatori.


@donatellabarus

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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