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Fumo

«Una sigaretta ha conseguenze a cui non pensate»

pubblicato il 31-05-2016
aggiornato il 04-08-2017

Intervista a Rocco Rorandelli, autore del reportage fotografico "Dietro la cortina di fumo". Con la Fondazione Veronesi una mostra itinerante che scuote le coscienze

«Una sigaretta ha conseguenze a cui non pensate»

La prima foto nel novembre 2010, l’ultima nel 2015. Un lungo viaggio a tappe per conoscere, studiare e raccontare l’industria che produce “l’unico prodotto commerciale legale che uccide la metà delle persone che ne fanno uso”, ovvero il tabacco. La definizione è dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il viaggio invece è quello di Rocco Rorandelli, fotografo e documentarista, appassionato autore del reportage “Dietro la cortina di fumo”, condotto in nove Paesi del mondo: Slovenia, Bulgaria, Germania, Italia, Nigeria, India, Indonesia, Cina, USA. Dall’incontro con la Fondazione Umberto Veronesi è nata una mostra itinerante che sta scuotendo le coscienze.

Quando ha avuto inizio questo progetto?
«Dopo la morte di mio padre, che era un fumatore, per un tumore al polmone, mi sono messo a leggere molto, mi interessavano le analisi dell’industria del tabacco su scala globale; così sono andato a vedere di persona, per cercare di conoscere e capire».

Fumare “fa male alla salute”, questo lo sanno tutti. Perché tu sei andato a cercare aspetti meno noti del commercio di tabacco?
«Il problema ultimo, il più immediato e il più vicino, è quello della salute, ed è quello su cui si fa leva nelle campagne antifumo. Mi sono reso conto però che esistono problematiche molto poco conosciute, ancora avvolte nell'ombra, che però vanno considerate con molta attenzione. Il punto è che ciò che accade nella realtà, nelle piantagioni, nelle manifatture e negli ospedali delegittima le tipica asserzione del fumatore: “Lo so che fa male fumare, ma fa male solo a me, è una mia scelta».

La convinzione dei fumatori è quella di esercitare un sacrosanto diritto all’autodeterminazione. Non è così?
«No. Se apriamo gli occhi vediamo l’industria come a una struttura tentacolare che controlla e influenza le vite di milioni di persone nel mondo, scopriamo che non c’è nulla di libero nel tabagismo. Tutto ha delle conseguenze, anche accendersi una sigaretta. Il mercato del tabacco stravolge l'economia, l'agricoltura e i diritti delle persone in paesi in molti casi già poveri. Gli interessi finanziari sono giganteschi e ad opporsi troviamo soprattutto le organizzazioni sovranazionali o le ong che si occupano di salute e di diritti. E’ bene saperlo».

Ma la coltivazione di tabacco è anche una risorsa, no?
«In Italia alcune regioni, come la Puglia stanno favorendo il passaggio dalla produzione agricola del tabacco ad alte produzioni. Ridurre la produzione del tabaccoè uno dei primi passi per ridurne il consumo. Sono stato in Cina varie volte e là, in una delle province con la maggiore produzione di tabacco, si è iniziato a convertire molte aree in altre coltivazioni. E’ importante incentivare i contadini, dare i mezzi e il supporto necessario che permettano di sapere che la produzione di tabacco non è così vantaggiosa come si è sempre pensato. Anche se proprio in Cina, ad esempio, ora accade che la produzione semplicemente si sposti in aree rurali più povere».

Una tappa del tuo viaggio che ha lasciato il segno più di altre?
«Quella negli Stati Uniti è stata una delle più complesse. Certe situazioni uno se le aspetta in paesi poveri, non in North Carolina. Là ho visto da vicino l’industria che striscia nei quartieri più poveri e si insinua nelle maglie dell’immigrazione illegale; vive e investe sulle debolezze di una società. E’ sconvolgente vedere ragazzi che dovrebbero avere un futuro luminoso lavorare ad agosto sotto il sole, dalle otto di mattina alle otto di sera, per pochi dollari. Il tutto in un paese così ricco e pieno di possibilità».

Chi ha modo di visitare la mostra non può restare indifferente. Quali sono i commenti che ti hanno colpito di più?
«Spesso la reazione è di sorpresa, ma la cosa più interessante è quando la sorpresa arriva dai più giovani, dai ragazzi, i potenziali nuovi consumatori che andranno poi a rimpinguare le casse delle aziende. So che non ho cambiato la vita delle persone, ma credo di avere dato strumenti per fare riflettere, parlare e capire. E quindi compiere scelte. Sapere che la sigaretta non è questo innocuo cilindro bianco fatto di carta, filtro e foglie secche, questo è indispensabile: insegnare ai ragazzi ad essere critici». 

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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