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Ginecologia

Future mamme: un test per prevedere la gestosi

pubblicato il 19-09-2011

Il livello di acido urico nel sangue può segnalare l’insorgere della patologia, causa di complicazioni in gravidanza e nascite premature. Ecco i fattori di rischio e i segnali d’allarme

Future mamme: un test per prevedere la gestosi

Conosciuta anche con il nome di «gestosi», la preeclampsia resta una delle più diffuse complicazioni in gravidanza e una delle cause di parto prematuro.

Arrivare a una diagnosi tempestiva è cruciale e secondo uno studio italiano è possibile prevedere l’insorgere della patologia grazie a un dosaggio dell’acido urico nel sangue.

LA GESTOSI IN GRAVIDANZA, LO STUDIO

La preeclampsia si manifesta di solito nella seconda metà della gravidanza, con un aumento della pressione arteriosa e perdita di proteine con le urine.

Può causare complicazioni gravi per la madre e  per il feto, nella metà dei casi costringe a un parto prematuro, con tutti i rischi connessi per il neonato.

I ricercatori dell'ospedale San Giovanni Battista di Foligno (Perugia) hanno esaminato 206 donne alla prima gravidanza e affette da ipertensione gravidica, sottoponendole a vari esami, compresa la misurazione dell’uricemia, ovvero della presenza nel sangue di acido urico (che normalmente viene eliminato dai reni con le urine).

Come pubblicato sulla rivista Hypertension, confrontando i dati con gli esiti delle gravidanze, è emerso che l’uricemia avrebbe correttamente segnalato la patologia nell’87,7% delle donne che hanno poi avuto preeclampsia e la sua assenza nel 93,3% di donne che non l’hanno avuta.

Il test è risultato predittivo anche dei nascite di bimbi piccoli rispetto all’età gestazionale.

PREVENIRE LA GESTOSI E’ POSSIBILE

La gestosi colpisce fino al 3% delle donne in attesa di un figlio, nella maggior parte dei casi senza apparenti fattori di rischio: come si può prevenire?

«Alcune condizioni devono far scattare un’osservazione attenta» risponde Chiara Benedetto, direttore del dipartimento di discipline ginecologiche e ostetriche dell’Università degli Studi di Torino.

«Ad esempio – spiega -  l’aver sofferto di preeclampsia in una precedente gravidanza o se ne hanno sofferto madre e sorelle, l’ipertensione, malattie renali e autoimmuni, diabete, trombofilie, obesità, una gravidanza gemellare, una prima gravidanza dopo i 40 anni».

I CAMPANELLI D’ALLARME 

In tutti gli altri casi la patologia si può manifestare «a tradimento» in donne che non sospettavano di esserne esposte.

Ci sono dei segnali a cui prestare attenzione e che devono far immediatamente consultare un medico. «I principali indizi sono una pressione arteriosa superiore a 140/90 e la presenza di proteine nelle urine (uguali o superiori a 0.3 grammi nelle 24 ore) – spiega Chiara Benedetto -.

La malattia può annunciarsi con dolore alla bocca dello stomaco o all’altezza del fegato, cefalea intensa e persistente, crisi convulsive, alterazioni del campo visivo (macchie nere o scintillanti davanti agli occhi, visione offuscata o sdoppiata, cecità transitoria), una scarsa produzione di urina.

A volte, il primo segno è il rallentamento della crescita fetale. Inoltre se compare un gonfiore improvviso e generalizzato è bene chiamare il medico».

COME INTERVENIRE PER LA GESTOSI

«A volte è utile somministrare aspirina a basse dosi, mentre si studiano altri trattamenti preventivi, come l’eparina a basso peso molecolare ad azione anticoagulante. E’ essenziale un monitoraggio approfondito e frequente, proprio per diagnosticare tempestivamente l’eventuale insorgenza della malattia in modo da prevenirne le complicanze più gravi» raccomanda Chiara Benedetto.

I rischi per la mamma sono quelli tipici della pressione alta, mentre per il nascituro il prezzo della gestosi può essere un rallentamento della crescita e una nascita prematura.  «Per prevenire tutto ciò – conclude l‘esperta – è necessario rivolgersi a strutture ad alta specializzazione, dotate di unità di terapia intensiva materna e neonatale».

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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