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Ginecologia
Caterina Fazion

L’alcol influenza la fertilità, anche negli uomini

pubblicato il 24-02-2023


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L’assunzione di alcol nel periodo pre concezionale, anche da parte degli uomini, influenza il successo della gravidanza e la salute del feto. Uno stile di vita sano è un ottimo alleato per la fertilità

L’alcol influenza la fertilità, anche negli uomini

Anche la qualità del liquido seminale, e non solo degli ovociti, ha un peso sul concepimento. In particolare, il consumo di alcol, anche da parte del futuro padre, sembra influenzare negativamente il successo della gravidanza e la salute fetale. A rivelarlo è un recente studio pubblicato sulla rivista Molecular Human Reproduction che apre nuove strade di indagine sul tema della fertilità di coppia, fino ad ora visto solo dal punto di vista materno.

Quando si desidera una gravidanza, infatti, solitamente è la futura madre che cerca di fare attenzione ai fattori che potrebbero minare la fertilità: fumo, alcol, alimentazione scorretta e obesità. È senza dubbio vero che l’età della donna, e quindi la qualità degli ovociti, così come le sue abitudini, sono in grado di influenzare pesantemente la possibilità di concepimento spontaneo così come le percentuali di successo dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA). Anche gli uomini, tuttavia, possono influenzare la fertilità di coppia.

 

 

LO STUDIO

L'assunzione cronica di alcol da parte del padre prima del concepimento influisce negativamente sul successo della gravidanza e sulla crescita dei feti durante la gestazione? Per testare questa ipotesi, i ricercatori statunitensi hanno utilizzato un modello animale. Esemplari maschi di topo sessualmente attivi sono stati divisi in gruppi ed esposti, per sei settimane, a dosi differenti di etanolo. Sono stati individuati 3 gruppi di studio: il primo gruppo, quello di controllo, di soggetti non esposti ad alcol, il secondo gruppo con esposizione ad una concentrazione di etanolo 6% e il terzo 10%. Successivamente sono stati prelevati e crioconservati gli spermatozoi poi usati per fecondare gli ovociti. Cosa è emerso? L'uso preconcezionale di alcol da parte del padre ha influito negativamente sulla qualità degli embrioni e si è associato a peggiori esiti in fecondazione in vitro in modo dose-dipendente. All’aumentare della percentuale di alcol, infatti, il tasso di gravidanza si riduceva progressivamente, scendendo alla metà nei topi trattati con il 10% di etanolo rispetto al gruppo di controllo. Non è tutto: l'esposizione paterna all'alcol prima del concepimento sembra determinare un aumentato rischio di alterazione dell'espressione genica embrionale, compromettendo il corretto sviluppo placentare e aumentando il rischio di malformazioni nel nascituro.

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UN BUON PUNTO DI PARTENZA

Questo studio rappresenta un importante punto di partenza per capire quanto il consumo di alcol, sia nella mamma sia nel papà, possa avere ripercussioni negative sulla fertilità e sullo sviluppo fetale.

«Il dato emerso dallo studio è molto interessante – spiega la dottoressa Gabriella Zito, ginecologa presso SCR Fisiopatologia della riproduzione Umana e PMA dell’IRCCS materno infantile Burlo Garofolo di Trieste – ,se verrà confermato mediante studi successivi sull’uomo ci permetterà di affermare ulteriormente come errati stili di vita, in particolare l’assunzione di alcol, sia da considerarsi un fattore dannoso sulla capacità riproduttiva, anche nell’uomo. Questi dati recenti su qualità del liquido seminale e qualità embrionaria possono costituire un possibile punto di partenza per valutare eventuali correlazioni tra assunzione di alcool nei padri, esiti dei trattamenti di PMA ed anche eventuali correlazioni con alterazioni dello sviluppo fetale, tutti aspetti fino ad ora poco indagati. Da sempre ci siamo molto dedicati allo studio della qualità ovocitaria e alle possibili correlazioni con gli esiti delle procedure di PMA, inquadrando l’ovocita come cellula più esposta ai danni del tempo e indotti dallo stile di vita. Sappiamo inoltre come in gravidanza sia controindicata l’assunzione di alcol per evitare l’insorgenza della sindrome feto-alcolica. Una migliore conoscenza sulle cause correlate con l’infertilità maschile potrebbero costituire un importante punto di partenza sullo studio di possibili correlazioni con lo sviluppo embrionario e fatale».

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TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

 

LA FERTILITÀ MASCHILE

«Già dal 1992 – prosegue la dottoressa Zito – un importante studio danese aveva realizzato una revisione della letteratura, osservando una riduzione della concentrazione spermatica nei soggetti in età fertile. Gli stessi autori nel 2017 hanno ampliato lo studio, analizzando dati provenienti da 53 Paesi in tutto il mondo. I dati mostrano un ulteriore significativo calo del numero totale di spermatozoi e della loro concentrazione, in particolare in Paesi quali il Sud America, l’ Asia e l’ Africa, aree che in particolare negli ultimi due decenni hanno registrato tassi di inquinamento ambientale. Questi dati confermano quanto già visto in anni recenti relativamente al ruolo dei cosiddetti “Endocrine disruptors” sulla qualità spermatica, intesi come tossici ambientali, con impatto negativo sulla produzione spermatica».

 

COME MODIFICARE LO STILE DI VITA?

Se escludiamo l’età e la genetica, molti dei fattori che influenzano la fertilità di coppia e dunque la qualità degli spermatozoi e degli ovociti sono modificabili.

«Serve potenziare l’informazione nella popolazione generale sui fattori di rischio dell’infertilità maschile, che possiamo definire “biologici” per cui modificabili, perché ormai sempre più studi ci confermano che possono avere impatto sulle probabilità di concepimento sia spontaneo sia dopo PMA», riflette Gabriella Zito. «Uno stile di vita sano, con una corretta alimentazione associata ad attività fisica ed eliminazione di sostanze voluttuarie sono degli ottimi alleati per la fertilità non solo nelle donne, ma anche per gli uomini. Evitare alcol e fumo, avere un buon controllo del proprio peso e quindi del BMI ed evitare, quando possibile, l’eccessiva esposizione a inquinanti ambientali sono oggi i messaggi che dobbiamo dare alla nostra popolazione spiegando come tutto ciò sia importante per la salute riproduttiva e per la salute dei futuri nascituri».

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Caterina Fazion
Caterina Fazion

Giornalista pubblicista, laureata in Biologia con specializzazione in Nutrizione Umana. Ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e il Master in Giornalismo al Corriere della Sera. Scrive di medicina e salute, specialmente in ambito materno-infantile


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