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Giovani sempre meno fertili

pubblicato il 30-07-2012
aggiornato il 06-09-2017

L’abolizione della visita di leva ha cancellato l’unico controllo medico dello sviluppo genitale maschile con pesanti ripercussioni sul calo della natalità italiana e di diverse patologie sessuali

Giovani sempre meno fertili

Infertilità maschile. Non si arresta il calo delle nascite in Italia. Stili di vita sregolati nell’età adolescenziale (alcool, droghe, abbigliamento stretto, obesità) e mancanza di controlli medici mettono a rischio la salute riproduttiva dei maschi italiani in età adulta. Il risultato è che le nascite si sono dimezzate dagli anni sessanta ad oggi (da 1.050.000 bambini nati nel 1965, oggi siamo a 500.000) con una differenza tra nascite e decessi che registra un saldo negativo nel decennio appena passato (meno 17.700 unità nel 2009, contro le 8.500 unità del 2008 e 6.900 unità del 2007) . 

LE CAUSE - «Sotto questo punto di vista – spiega Giovanni Maria Colpi, responsabile dell’Unità di andrologia e riproduzione assistita dell’ospedale San Paolo di Milano - l’abolizione della visita di leva ha cancellato l’unico controllo medico dell’apparato genitale maschile in un’età critica per il completamento dello sviluppo puberale; infatti, fino al 45% dei giovani visitati alla visita di leva mostrava una o più patologie interferenti negativamente con una normale attività sessuale e riproduttiva. Quindi potevano essere avviate tutte quelle procedure per arginare il fenomeno».

LA SUB-FERTILITA’ - D’altro canto, sul versante maschile, molte cause di sub-fertilità sono in realtà già identificabili in epoca adolescenziale, se non addirittura pediatrica, con possibilità di interventi terapeutici o chirurgici: la mancata o tardiva discesa testicolare (spontanea o per atto chirurgico), testicoli rimasti migranti (condizione che altera molto spesso il potenziale riproduttivo in età adulta),  varicocele (che tipicamente emerge in epoca puberale), infezioni delle vie seminali usualmente conseguenti a malattie sessualmente trasmesse mal trattate o più spesso asintomatiche e pertanto destinate a rimanere occulte, scorretti stili di vita, abuso di sostanze voluttuarie o dopanti.

 L’INDAGINE - E’ da queste considerazioni che è stata avviata nel 1998 dall’Ospedale San Paolo un’esperienza in collaborazione con la ASL-MilanoDue in alcune scuole superiori del territorio, su adolescenti di 16-18 anni di età e ripetuta in tutti gli anni successivi, per evidenziare la presenza di fattori di rischio per l’attività sessuale e riproduttiva dei giovani. Ne è emerso un quadro sconvolgente: nel 18,6% dei ragazzi che si sono presentati spontaneamente alla visita è stato riscontrato un  varicocele di 2° o 3° grado,  nel 4,1%  ipotrofia testicolare bilaterale,  nell’1% altre patologie scrotali, e nel 2% anomalie peniene maggiori (incurvamento congenito del pene, ipospadia, ecc.).  

LO SCREENING - «Lo screening degli adolescenti condotto oculatamente da personale andrologico qualificato - aggiunge Giovanni Maria Colpi, - permetterebbe di identificare queste patologie in tempo utile e di impedire l’evoluzione a livelli di sub-fertilità/infertilità di numerosissimi maschi nelle due decadi successive.  Ecco perchè si ritiene fortemente opportuno un programma di screening degli adolescenti in età scolare superiore da attuarsi su tutto il territorio nazionale da affidare alle ASL, con il ricorso a personale medico specialistico opportunamente addestrato (preferibilmente mediante appositi corsi di formazione) sui temi dell’infertilità di coppia e sulla prevenzione dell’infertilità, secondo quanto previsto dalle Linee Guida delle Società Scientifiche Internazionali. Questo, sia al fine di ottenere i massimi vantaggi nell’ambito della prevenzione dell’infertilità di coppia, della riduzione del ricorso futuro alla fecondazione in vitro e del contenimento della spesa sanitaria, sia al fine di meglio controllare le indicazioni alla chirurgia andrologica, evitando incrementi della spesa sanitaria per interventi chirurgici opportunistici».

Edoardo Stucchi


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