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Ginecologia

Pillola dei 5 giorni dopo, ecco cos'è e come funziona

pubblicato il 26-05-2012
aggiornato il 18-01-2017

E’ stata approvata dal Consiglio Superiore di Sanità, ora l'ultimo ostacolo da superare per la commercializzazione in Italia è il giudizio dell'AIFA. A differenza della RU-486, la pillola dei 5 giorni dopo, secondo la definizione dell'OMS, è un contraccettivo d'emergenza a tutti gli effetti

Pillola dei 5 giorni dopo, ecco cos'è e come funziona
E’ stata approvata dal Consiglio Superiore di Sanità, ora l'ultimo ostacolo da superare per la commercializzazione in Italia è il giudizio dell'AIFA. A differenza della RU-486, la pillola dei 5 giorni dopo, secondo la definizione dell'OMS, è un contraccettivo d'emergenza a tutti gli effetti

Il via libera è arrivato direttamente dal Consiglio Superiore di Sanità. Ora l'ultima parola spetta all'AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco. Stiamo parlando dell'approvazione alla commercializzazione della “pillola dei 5 giorni dopo”, il contraccettivo di emergenza. Già approvata dall' EMEA, l'Autorità Farmacologica Europea, attualmente è già in commercio in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. L'azienda che detiene il brevetto ha avanzato a gennaio 2010 anche all'AIFA la richiesta per la commercializzazione. Ma in che cosa si differenzia dalle altre pillole che hanno fatto discutere, la RU-486 e quella del giorno dopo?

5 GIORNI- Spesso quando si parla di contraccezione si tende a commettere l'errore di confondere la pillola abortiva, RU-486, con la categoria dei contraccettivi di emergenza. La pillola dei “5 giorni dopo” è un farmaco a base di ulipristal. La sua efficacia nel prevenire una gravidanza è stata ampiamente dimostrata in uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Obstetrics and Ginecologics. Dalle analisi è emerso che l'ulipristal ha una percentuale di successo prossima al 98%. Da un punto di vista farmacologico il principio attivo utilizzato appartiene alla categoria degli anti-progestinici, ovvero quelle molecole che contrastano l'effetto del progesterone, ormone fondamentale per creare le condizioni adatte alla fecondazione e all'annidamento. Se assunta entro 5 giorni dal rapporto la pillola ha la funzione di inteferire con i meccanismi dell'ovulazione. In particolare la molecola è in grado di ritardarla in modo tale da prevenire la fecondazione dell'ovulo. Vista la durata dell'effetto (120 ore), ben superiore alle 24 ore della “pillola del giorno dopo”, l'ulipristal potrebbe però anche impedire l'impianto in utero di un ovulo già fecondato.

1 GIORNO- Il discorso è leggermente differente per quanto riguarda invece la “pillola del giorno dopo”. Il farmaco ha come principio attivo il levonorgestrel, una molecola appartenente alla categoria dei progestinici. A differenza dell'ulipristal, quella del “giorno dopo” ha efficacia se assunta entro 72 ore dal rapporto. Da un punto di vista farmacologico è in grado di bloccare o ritardare il processo di ovulazione, ovvero il momento in cui l'ovocita viene espulso dalle ovaie per incominciare il suo viaggio attraverso le tube per raggiungere l'utero e, se fecondato, impiantarsi.

PILLOLA ABORTIVA- Quanto descritto non è invece comparabile all'effetto della RU-486, la pillola abortiva a base di mifepristone che tanto ha scatenato polemiche negli ultimi anni. Il principio attivo, come per l'ulipristal, appartiene alla categoria degli anti-progestinici. La sua azione però avviene principalmente a livello dell'utero, a gravidanza già iniziata. In particolare la RU-486 agisce inibendo lo sviluppo embrionale causando il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che accade durante le mestruazioni. Un vero e proprio aborto farmacologico.

ABORTO O CONTRACCETTIVO?-Ma questo nuovo ritrovato farmacologico è abortivo? Da un punto di vista tecnico l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che la gravidanza ha inizio quando l'ovulo fecondato si impianta nell'utero. Una nuova definizione che cancella di fatto quella vecchia in cui si affermava che la gravidanza aveva inizio al momento della fecondazione. Ed è proprio qui che si accende la polemica. Se infatti valesse la vecchia definizione l'utilizzo dell'ulipristal potrebbe essere considerato come un'interruzione volontaria della gravidanza in quanto la molecola, vista la durata dell'effetto, potrebbe anche impedire l'impianto in utero di un ovulo già fecondato. Ma in base alla definizione corrente, se si considera aborto la rimozione di un ovulo fecondato ed impiantato nell'utero, la “pillola dei 5 giorni dopo” è da considerarsi un contraccettivo di emergenza a tutti gli effetti.

 

Daniele Banfi
Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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