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Chiara Segré
pubblicato il 16-05-2016

Cosa succede al cervello se ci si astiene dalle sigarette?



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Mettere in relazione gli effetti comportamentali con le modificazione biochimiche cerebrali dopo l'astinenza da fumo o da sigaretta elettronica: è la ricerca della biologa ventinovenne Luisa Ponzoni

Cosa succede al cervello se ci si astiene dalle sigarette?

Il 31 maggio si celebra in tutto il mondo il World No Tobacco Day, la giornata mondiale della lotta contro il tabagismo. Per l’occasione la Fondazione Umberto Veronesi ha pubblicato il nuovo quaderno dal titolo «Il fumo: una dipendenza che mette a rischio la salute» (scaricabile gratuitamente dal sito previa iscrizione). Il fumo di sigaretta è una delle principali cause di morte al mondo. Ogni minuto, infatti, muoiono undici persone per malattie collegate al fumo, per un totale di 6,4 milioni di morti all’anno: più del totale dei decessi per droga, incidenti stradali, Aids, suicidi, omicidi, annegamenti e alcool. In Europa, Giappone e Nord America il fumo causa il venticinque per cento delle morti per malattie cardiache e il settantacinque per cento per malattie respiratorie. In più, oltre il novanta per cento delle neoplasie maligne del polmone e il 75% dei tumori femminili sono riconducibili al fumo da sigaretta. Ogni sigaretta contiene quattromila sostanze nocive, di cui ottanta sono anche noti cancerogeni. Inoltre, la nicotina, contenuta nelle foglie di tabacco, è responsabile della vera e propria dipendenza che incatena il fumatore al bisogno della “bionda”. Negli ultimi anni, si è acceso il dibattito scientifico intorno alle sigarette elettroniche, sia con che senza nicotina, come strumenti per aiutare la disassuefazione dal fumo di sigarette tradizionali. Restano ancora da chiarire gli eventuali danni che, seppure in misura minore rispetto alle sigarette tradizionali, la sigaretta elettronica può provocare. Recenti studi hanno dimostrato che la sigaretta elettronica non è innocua, dà una forte dipendenza e possiede un effetto ansiogeno rilevante. Le analisi effettuate indicano che l’esposizione alla sigaretta tradizionale e a quella elettronica induce simili cambiamenti biochimici a livello cerebrale; tuttavia il dispositivo elettronico causa sintomi da astinenza acuta di minore intensità ma un aumento del livello di ansia sul lungo periodo. Per comprendere meglio gli effetti della sigaretta elettronica a livello cognitivo e comportamentale, Luisa Ponzoni, biologa milanese sostenuta dalla Fondazione Umberto Veronesi nel 2016, sta svolgendo una ricerca presso l’Università degli Studi del capoluogo lombardo.

Luisa, ci racconti nei dettagli la tua ricerca?

«Il mio progetto ha l’obiettivo di indagare i cambiamenti comportamentali e neurochimici indotti dall’astinenza da fumo di sigaretta tradizionale ed elettronica. Utilizzerò un modello murino per studiare sia il profilo emozionale (eventuale presenza di sintomi depressivi) sia quello cognitivo (deficit mnemonici e di attenzione ) di topi precedentemente esposti ai due tipi di sigaretta durante un’astinenza prolungata. L’obiettivo è mettere in relazione eventuali alterazioni comportamentali con cambiamenti neurochimichi, analizzando ad esempio alcuni neurotrasmettitori e confrontare la sigaretta tradizionale a quella elettronica. Inoltre, dal momento che il fumo di sigaretta è spesso associato al consumo di mariujana, verificheremo se l’esposizione ai due tipi di sigaretta è in grado di alterare la sensibilità agli effetti rinforzanti del tetraidrocannabinolo (THC), principio attivo della marijuana».

Quale ricaduta pratica potranno avere i risultati della tua ricerca?

«La comprensione dei meccanismi biochimici e comportamentali indotti dall’esposizione sia al fumo della sigaretta convenzionale che al vapore del dispositivo elettronico apre nuove strade per lo sviluppo di nuove molecole per la terapia contro la dipendenza da nicotina. Inoltre questo nuovo modello di esposizione permette di studiare gli effetti indotti dai singoli componenti dei due tipi di sigaretta e questo potrebbe permettere la rimozione o sostituzione degli ingredienti più nocivi».

Qual è il momento della tua vita professionale che vorresti incorniciare?

«L’espressione soddisfatta dei miei genitori nel giorno del conseguimento del mio dottorato. Vedevano nei miei occhi la passione ed erano contenti del cammino che avevo intrapreso».

Come ti vedi fra dieci anni?

«Non avendo ancora una posizione stabile, il mio futuro è tutto un punto interrogativo. Tuttavia spero di avere la fortuna di continuare con la mia grande passione per la ricerca».

Cosa ti piace di più della ricerca?

«Ogni giorno è una continua scoperta, non ci si annoia mai».

E cosa invece eviteresti volentieri?

«La burocrazia».

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«L’emozione di sapere da dove si parte ma non sapere dove si arriverà».

Quale figura ha ispirato nella tua vita professionale?

«Marie Curie, la prima donna a vincere un premio Nobel».

Qual è per te il senso profondo che dà un significato alle tue giornate lavorative?

«Avere la possibilità, ogni giorno, di scoprire qualcosa che nessun’altro ha mai visto prima».

Con chi ti piacerebbe andare a cena una sera e cosa ti piacerebbe chiedergli?

«Avrei voluto cenare con Jérôme Jean Louis Marie Lejeune, il pediatra e genetista francese scopritore della sindrome di Down, e mi sarebbe piaciuto chiedergli da dove scaturiva la sua passione così fervente per la scienza e la medicina».

 

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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