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La proteina che richiama le cellule immunitarie a combattere il tumore

pubblicato il 29-06-2015
aggiornato il 22-02-2017

Andrea Casazza, biologo torinese sostenuto nel 2014 da Fondazione Veronesi con una borsa di ricerca, ha pubblicato i risultati del suo lavoro su una delle più importanti riviste scientifiche internazionali

La proteina che richiama le cellule immunitarie a combattere il tumore

Una proteina che stimola la proliferazione dei tumori è però anche in grado di richiamare le cellule del sistema immunitario che distruggono le cellule maligne: sono i risultati di una ricerca sviluppata da Andrea Casazza, biologo torinese che lavora in Belgio e sostenuto nel 2014 (qui un’intervista fatta ad Andrea nel 2014) da una borsa di ricerca Fondazione Veronesi, e pubblicata in giugno su Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche mondiali. Lo studio è a cavallo tra oncologia e immunologia, uno dei settori più promettenti dell’attuale ricerca biomedica; negli ultimi anni, infatti è diventato sempre più evidente che i tumori sono generati, oltre che dalle cellule maligne, anche dall’alterato equilibrio di azione di alcune cellule sane, in particolare quelle del sistema immunitario come i neutrofili.

I neutrofili sono principalmente deputati alla difesa dell’organismo da infezioni batteriche, ma possono avere anche altre funzioni a seconda del sottotipo: alcuni combattono il cancro, e sono chiamati neutrofili anti-tumorali, altri ne favoriscono lo sviluppo, e sono detti neutrofili pro-tumorali. Lo studio di Andrea ha identificato il ruolo della proteina c-Met nelle interazioni tra cellule tumorali e neutrofili. «c-Met è un recettore che si trova normalmente sulla superficie delle cellule epiteliali di molti organi. Riceve e trasmette i segnali di crescita e divisione che regolano il buon funzionamento dei tessuti» spiega Andrea «Il problema è che spesso, nelle cellule tumorali, avvengono mutazioni di c-Met che la attivano in maniera anomala conferendo alla cellule maligna capacità incontrollata di crescita, migrazione e metastatizzazione».

Ciò che Andrea e i colleghi hanno scoperto è che c-Met però è importante anche per richiamare nel microambiente tumorale i neutrofili citotossici, cioè quelli in grado di uccidere le cellule tumorali. «Questo è molto importante perché spesso man mano che il tumore progredisce i neutrofili pro-tumorali diventano più numerosi di quelli anti-tumorali» continua Andrea. L’importanza dello studio, che è valsa a Casazza la pubblicazione sulla rivista scientifica più selettiva al mondo, sta nel fatto che c-Met è mutata in numerosi tumori umani, come quello al polmone e al colon, ed è quindi un bersaglio prioritario nello sviluppo di farmaci anti-tumorali.

«C’è molto interesse farmacologico intorno alla proteina c-Met» spiega Andrea «e il nostro studio per la prima volta ha messo in luce un possibile tallone di Achille delle terapie anti c-Met. Bloccare la sua attività da un lato priva le cellule tumorali della loro “benzina” ma blocca anche l’azione delle “sentinelle” dell’organismo, i neutrofili, che le possono distruggere». In futuro, per migliorare la risposta alle terapie anti c-Met, sarà importante selezionare i pazienti tenendo conto non solo dello stato della proteina nelle cellule tumorali ma anche nelle cellule infiammatorie che si infiltrano nell’ambiente tumorale. Occorrerà quindi continuare a lavorare su questa linea di ricerca, ad esempio per sviluppare farmaci anti c-Met “intelligenti” che entrino solo nelle cellule maligne senza alterare il ruolo di sentinella dei neutrofili: il lavoro di Andrea e dei colleghi non è ancora finito.


@ChiaraSegre

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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