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Studio il Dna delle cellule immunitarie nel tumore del colon

pubblicato il 24-03-2016
aggiornato il 25-01-2017

Capire come alcune cellule responsabili della risposta infiammatoria (i macrofagi) contribuiscono alla progressione della malattia: su questo lavora la nostra ricercatrice Serena Ghisletti

Studio il Dna delle cellule immunitarie nel tumore del colon

Il carcinoma colon-retto è il terzo tumore più diffuso al mondo una delle principali cause di morte per cancro; la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 63%. Tra i diversi fattori di rischio, l’infiammazione cronica a livello intestinale può giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo di questa neoplasia. In particolare, molteplici studi hanno evidenziato che alcune cellule immunitarie coinvolte nella risposta infiammatoria, chiamate macrofagi, sono presenti in quantità massiccia nel tumore al colon e la loro presenza correla con la crescita tumorale.

L’immunologia dei tumori è un’area di ricerca promettente per comprendere meglio le complesse dinamiche tra il tumore e l’organismo sano nel quale si sviluppa. Per trovare soluzioni davvero efficaci per il trattamenti dei tumori, è necessario infatti conoscere i meccanismi di interazione fra il tumore e i tessuti sani con cui interagisce, per poterli colpire con approcci mirati. Su questo tema lavora Serena Ghisletti, ricercatrice senior all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, rientrata da alcuni anni in Italia dopo diverso tempo trascorso all’estero, in California.

Serena, spiegaci meglio in cosa consiste la tua ricerca.

«I macrofagi sono cellule altamente specializzate dell’infiammazione e sono in grado di fagocitare, ossia di mangiare, particelle esterne e microbi e sono presenti in tutto l’organismo. Tuttavia i macrofagi presenti nel tumore, chiamati anche TAM (Tumor Associated Macrophages) sembrano avere caratteristiche diverse dai macrofagi normalmente espressi nei tessuti. Il mio lavoro di ricerca vuole identificare e studiare i macrofagi associati al tumore con approcci particolarmente innovativi. In primo luogo queste cellule non verranno analizzate in vitro, come finora è stato fatto, ma verranno prelevate in vivo direttamente da tumori umani in modo tale da non alterarne le caratteristiche biologiche. In secondo luogo, verranno analizzati il DNA e l’RNA delle cellule prelevate con tecniche di sequenziamento massivo parallelo (New Generation Sequencing)».

Quali sono gli obiettivi della ricerca?

«I risultati permetteranno di caratterizzare a livello molecolare i macrofagi presenti nel tumore del colon-retto e meglio comprenderne  l’evoluzione di questo tumore. L’obiettivo finale è, naturalmente, quello di ampliare la conoscenza per mettere a punto modalità di intervento e trattamento più efficaci e mirate».

Ricordi il momento in cui hai capito che la tua strada era quella della scienza?

«Al liceo, era affascinata quando il mio insegnate di scienze naturali, Padre Covi, ci spiegava come è fatta una cellula».

Un momento della tua vita professionale da incorniciare e uno invece da dimenticare…

Momenti da incorniciare: tutti. Da dimenticare: quando svolgevo la tesi di laurea e di dottorato, ho avuto dei supervisori non all’altezza che hanno trasformato la bellezza della scienza in momenti di tensione. È comunque stata una scuola di vita: oggi tento di non comportarmi mai in quel modo con i miei giovani studenti».

Cosa ti piace di più della ricerca?

«Tutto: dalla parte concettuale a quella più operativa».

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Il mio lavoro e la mia vita

Cosa avresti fatto se non avessi fatto il ricercatore?

«Non avrei potuto fare niente altro».

Qual è per te il senso profondo che ti spinge a fare ricerca ogni giorno?

Il fatto di avere un lavoro che possa dare risultati concreti e aiutare a migliorare la vita di noi tutti».

Cosa ne pensi di coloro che negano importanti conquiste della scienza, come gli antivaccinisti?

Mi fanno molto arrabbiare, soprattutto sapendo quanta fatica e sacrifici personali fanno i ricercatori ogni giorno per permettere il progresso della scienza. Dico solo che se oggi tutti noi possiamo usare farmaci salvavita, è grazie a tutto quello che ha fatto in passato la ricerca che alcuni disprezzano. E se in futuro avremo cure e soluzioni sempre migliori sarà sempre e solo grazie alla ricerca».

A proposito di futuro: quale credi che sarà il filone di ricerca che nei prossimi anni avrà prodotto un’innovazione per la salute?

«Sicuramente le metodologie di sequenziamento massiccio del DNA porteranno a diagnosi e terapie ad personam; nutro inoltre grande fiducia nelle nuove tecnologie di “editing del genoma”, basati sul sistema Cas-Crisp, soprattutto per il trattamento delle malattie genetiche».

@ChiaraSegre

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Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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