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Studio le cellule staminali nel tumore del pancreas

pubblicato il 20-06-2016
aggiornato il 05-09-2017

Sono una piccola parte della neoplasia, ma vengono considerate responsabili di ricadute e resistenza alla terapia. Ilaria Dando le studia nel tumore del pancreas, che colpisce dodicimila persone l'anno in Italia

Studio le cellule staminali nel tumore del pancreas

L’adenocarcinoma pancreatico rappresenta una delle neoplasie umane più aggressive e resistenti alle terapie, tra le più difficili da curare in via definitiva, soprattutto perché rimane asintomatico fino a fasi molto avanzate. Resistenza e aggressività sono in buona parte fenomeni associati alla presenza di cellule staminali tumorali, considerate responsabili di formazione del tumore, metastasi, resistenza alla terapia e recidiva, non solo per il tumore del pancreas ma per la maggior parte delle neoplasie umane. Il filone di ricerca sulle cellule staminali tumorali, fiorito negli ultimi dieci anni, è molto vivo e dinamico e coinvolge migliaia di ricercatori in tutto il mondo: tra di loro c’è anche Ilaria Dando (nella foto), biotecnologa veneta che lavora all’Università di Verona, con il sostegno di una borsa di ricerca della Fondazione Umberto Veronesi.


Ilaria, parlaci nei dettagli della tua ricerca.

«Il mio campo di studio e di ricerca è il metabolismo delle cellule staminali tumorali ottenuti da tessuti di pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico. Le cellule staminali tumorali, responsabili della resistenza ai farmaci e delle recidive della malattia, possiedono un metabolismo diverso da quello delle altre cellule tumorali più specializzate e che costituiscono la maggior parte della massa neoplastica. Il mio obiettivo è quello di caratterizzare meglio le differenze nel metabolismo: analizzare gli intermedi metabolici, l’espressione e l’attività dei principali enzimi, proteine e oncogeni che regolano il metabolismo delle cellule staminali tumorali e delle corrispondenti cellule differenziate tumorali isolate dal medesimo paziente, per una vera analisi comparativa. Ciò consentirà di individuare specifici bersagli metabolici delle cellule staminali tumorali, il cui ruolo biologico sarà saggiato prima in vitro e poi in vivo in modelli animali».


Trovare marcatori specifici delle cellule staminali tumorali potrebbe essere risolutivo per avere nuove terapie, giusto?

«Esattamente. Il grosso problema di molte terapie anticancro odierne è che colpiscono la maggior parte delle cellule tumorali ma non quelle staminali. Eliminare il novantanove per cento delle cellule maligne senza colpire quella piccola frazione che può dare origine a ricadute (le staminali tumorali, appunto) può non essere sufficiente a garantire al paziente la guarigione, poiché è probabile che si ripresenti la malattia. Per tale motivo, l’analisi dei meccanismi che regolano il metabolismo delle cellule staminali tumorali, e di come possa essere usato per distinguerle dal resto della massa, permetterà di identificare nuovi bersagli per la messa a punto di terapie efficaci per il trattamento dell’adenocarcinoma del pancreas».


Come ti vedi fra dieci anni?

«Spero di continuare a fare ricerca, perché sento che è la strada su cui voglio proseguire».


Cosa ti piace di più della ricerca?

«Quando si ottiene un risultato inaspettato, magari apparentemente in contraddizione con l’idea di partenza ma che poi apre la strada a nuove indagini. C’è ancora così tanto da scoprire».


Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Molti giovani che, come me, hanno la voglia e la passione di fare ricerca e di sperimentare per trovare una soluzione a molte patologie che affliggono troppe persone, ma che fanno fatica ad avere i finanziamenti per proseguire i progetti di ricerca».


Cosa avresti fatto se non avessi fatto il ricercatore?

«Non saprei.. forse la pasticcera!».

Hai una bambina piccola: se da grande ti dicesse che vuole fare la ricercatrice, come reagiresti?

«Partendo dal presupposto che spero che il futuro per la scienza sia migliore e che la politica abbia capito l’importanza di questo lavoro, sarei felice perché vorrebbe dire che io sono stata un esempio positivo per lei».

 

Chiara Segré
Chiara Segré

Chiara Segré è biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza. Ha lavorato otto anni nella ricerca sul cancro e dal 2010 si occupa di divulgazione scientifica. Attualmente è Responsabile della Supervisione Scientifica della Fondazione Umberto Veronesi, oltre che scrittrice di libri per bambini e ragazzi.


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